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"Viviamo in un mondo immaginato 60 anni fa": un libro svela perché ... - Viaggi News
lunedì , novembre 19 2018
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"Viviamo in un mondo immaginato 60 anni fa": un libro svela perché ...

“Viviamo in un mondo immaginato 60 anni fa”: un libro svela perché …

“Il futuro è sempre esistito”: alcune invenzioni memorabili del passato

Nelle previsioni del 1962 sul 2000 compaiono anche i giornali ricevuti via telefono. La profezia si basava su una tecnologia molto vecchia già negli anni 60. Nell’immagine un fax, che trasmetteva giornali non via cavo ma addirittura via etere, inventato da W.G.H. Finch nel 1938 (fonte: Smithsonian Institution)

Nel 1936, in Svezia, un robot rispondeva al telefono dando le previsioni del tempo nel corso del giorno. Grazie alla voce dell’attrice 29enne Signhild Maria Björkman (foto e notizia da Popular Mechanics, dicembre 1936).

Nel gennaio 1958 la rivista americana “Popular Science” aveva presentato ai suoi lettori un delizioso aggeggio portatile che suonava anche gli LP da 33 giri: eccolo nella foto del magazine statunitense, con tanto di borsetta

L’inserzione della Investor-Owned Electric Light and Power Companies apparsa il 20 maggio 1968 su Newsweek nella quale si prevedevano auto elettriche come mezzi di trasporto del futuro nelle e tra le città

Negli anni ’30 si chiedevano se un giorno, nel futuro, avrebbero potuto leggere i giornali attraverso uno schermo. L’immagine è attribuita a un ritaglio del magazine anglosassone Scoops

La notizia datata 1962 che “Nel 2000 i telefoni faranno tutti loro” è stata oggetto di numerose discussioni sui social e nel web. Nell’immagine la pagina intera, quella della cultura, nella quale è inserito in taglio basso l’articolo profetico

“Il futuro diventa presente”, così scriveva nel 1964 Bell Telephone nella didascalia a commento di questa immagine pubblicata sul proprio magazine per annunciare l’avvio del servizio commerciale tra New York, Washington e Chicago del “picturephone”, il videofono di cui aveva raccontato due anni prima in SiciliaTrapani Nuova” per profetizzare l’uso dei telefoni nel 2000

Vedere più programmi simultaneamente senza ricorrere allo zapping? Nel 1967 era già possibile. Nordmende lanciò lo Spectra Color Studio. Un televisore – a colori – con quattro schermi. Uno grande e tre monitor più piccoli, che permettevano di seguire quattro trasmissioni contemporaneamente

Il direttore Nino Montanti e il caporedattore Alberto Sinatra nella redazione di “Trapani Nuova”, il settimanale siciliano che il 26 giugno 1962 profetizzò che “Nel 2000 i telefoni faranno tutto loro”

Garage a scomparsa – 1938 (fonte: Retronaut)

Edoardo com’è possibile che quasi 60 anni fa un settimanale siciliano pubblicava questo articolo dal titolo: “Nel 2000 i telefoni faranno tutto loro”? Sembra davvero descrivere il mondo in cui viviamo adesso…
In effetti a leggerlo oggi sembra che quell’articolo sia profetico. Tutto quello che c’è scritto si è realizzato: usiamo il cellulare per fare qualsiasi cosa dalle operazioni di banca allo shopping online ecc. E tutto questo è descritto nell’articolo. Io stesso quando l’ho letto per la prima volta sono rimasto esterrefatto. Ho pensato fosse una fake news. E’ da lì che è partita la mia indagine. Pensavo di smascherare una bufala, invece…

Cosa hai scoperto?
Che non è una profezia, ma che è tutto vero. Lo smartphone non solo è stato “predetto” negli anni ’60 con il nome di “videofono“, ma in parte era stato già inventato. Anzi il videofono è contemporaneo al telefono, solo che non ha avuto successo. Nella mia ricerca ho scoperto che in realtà ci sono tantissimi oggetti che usiamo oggi, ma che sono stati progettati già anni e anni fa. E’ incredibile.

Per esempio?
Basti pensare che il primo Pc da tavolo è del ’65. Alla fine degli anni ’60 è stato progettato una sorta di antenato del tablet; il primo orologio multitasking, quello che noi chiamiamo smartwatch, è stato realizzato da un italiano che l’ha regalato al presidente degli Stati Uniti Truman. Dopo aver letto l’articolo su Trapani Nuova ho iniziato a indagare, ho fatto sostanzialmente un viaggio nel passato alla ricerca del futuro come lo immaginavano allora e che si è trasformato nel nostro presente. Quello che è interessante è che alla fine tutto torna, nel mio libro scienza e tecnologia si mischiano con la fantasia in un puzzle perfetto. Man mano che andavo avanti mi sembrava incredibile come tutti i pezzetti si incastrassero alla perfezione. Le invenzioni si rincorrono: magari in un libro si parla di un nuovo uso di un determinato apparecchio e poi come per magia lo ritroviamo in un esposizione dell’epoca. Un cerchio che ho ricostruito durante il mio viaggio

Dove ti ha portato questo viaggio?
Prima di tutto negli Stati Uniti: è qui che si inventa il futuro negli anni ’60. Infatti l’articolo pubblicato dal settimanale siciliano si basa su previsioni di tre studiosi. Tutti e tre sono dipendenti della Att, la più grande compagnia di comunicazione statunitense. All’epoca l’Att era una sorta di fabbrica del futuro, è stata dunque questa società a immaginare per prima il videofono. Ma il mio libro non è un libro sull’antenato dello smartphone, prende spunto da questa invenzione per indagare poi la storia dei tanti apparecchi e piattaforme che usiamo oggi, ma che sono state ideate nel passato: dalle ricerche vocali ai social network.

Quindi gli Stati Uniti sono un po’ la patria del futuro?
Decisamente sì, ma devo dire che gli italiani hanno dato un contributo importante. Per esempio il primo computer da tavolo è stato progettato da Olivetti e poi sviluppato negli Usa, ma sono tantissimi i precursori del futuro italiani.  Sicuramente negli Stati Uniti era più facile trovare aziende disposte a mettere in pratica idee all’avanguardia grazie a un clima generale favorevole. La cultura del futuro nasce negli anni ’30 come lenitivo alle difficoltà. Ed è un clima supportato dalle aziende. In America si tengono fiere ed esposizioni incentrate sulle tecnologie del domani. E’ nella fiera di New York del 1964 che viene presentato il videofono. Nel libro faccio proprio questo: ripercorro la storia del futuro, un viaggio che dagli Stati Uniti mi porta in Italia perché non è un caso che quell’articolo così dettagliato sia uscito proprio su Trapani Nuova. Anche su altri giornali italiani sono usciti dei pezzi che parlavano di futuro, ma nessuno in modo così specifico. 

Perché queste tecnologie, inventate così tanti anni fa, non hanno avuto successo all’epoca, ma sono state riscoperte da noi oggi?
Per tante ragioni, sicuramente erano oggetti troppo avanti per quei tempi e non sono stati capiti: la tecnologia ha i suoi tempi. Poi, i sistemi tecnologici per avere successo hanno bisogno di essere diffusi. Per esempio lo smartphone è diventato davvero un oggetto di massa quando le aziende come Apple hanno stipulato i contratti con le compagnie telefoniche. E’ solo allora che il telefonino intelligente è diventato un oggetto alla portata di tutti e ha cambiato la vita di tutti noi. 

Invece noi oggi come lo immaginiamo il futuro? Sarà possibile un domani fare un seguito del tuo libro?
Purtroppo no, oggi noi abbiamo perso la percezione del futuro, viviamo in uno stato di accelerazione permanente. Ciò che oggi è nuovo, domani è già vecchio. Negli anni ’60 il futuro era il 2000, non è un caso se l’articolo su Trapani Nuova si intitoli proprio: “Nel 2000 i telefoni faranno tutto loro”. Ma oggi noi non abbiamo un 2000. Questo ovviamente ha conseguenze dal punto di vista sociale. Negli articoli degli anni ’60, nelle fiere gigantesche che venivano allestite negli Stati Uniti, nei libri si parlava delle invenzioni del futuro come qualcosa di miracoloso, qualcosa che avrebbe cambiato decisamente in meglio le nostre vite. Ma oggi che viviamo nel futuro come l’avevano immaginato è giusto porsi una domanda: queste tecnologie ci fanno davvero stare in pace? 

 

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