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Vela, solitari, quei giri del mondo in barche bonsai

Vela, solitari, quei giri del mondo in barche bonsai

27 maggio 2018 – MilanoIn un momento segnato nella vela anche da eclatanti gigantismi come i 142 metri di A, disegnato da Philippe Stark per il magnate russo Andrey Melnichenko, c’è ancora (per fortuna) chi sostiene che piccolo è bello. Non solo, ma che più è piccolo, ancora meglio è.

E fin qui nulla di speciale. Il problema è che se al più piccolo si aggiunge il più grande sogno che per ogni velista è il giro del mondo, possibilmente in solitario, il risultato è un’impresa al limite dell’impossibile.

Che a volte riesce. Come quella, appena conclusa, del polacco Szymon Kuczynski che con il suo Atlantic Puffin, lungo appena 6,36 metri, ha completato lo scorso 18 maggio il suo giro del mondo in solitario.

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L’arrivo del polacco in Inghilterra

9 mesi —
Partito nell’agosto dell’anno scorso Kuczynski ha fatto ritorno in Inghilterra dopo 270 giorni di navigazione.

Ma per lui non era una novità. Già tra il novembre del 2014 e il marzo 2016, con la stessa barca, partendo e arrivando alle Canarie, aveva compiuto il giro del mondo ma a tappe.

Si era infatti risparmiato Capo Leeuwin, a Sud dell’Australia, facendo rotta a Nord del Continente, e anche Capo Horn preferendo il canale di Panama per andare dal Pacifico all’Atlantico. Questa volta invece ha segito la rotta classica attorno ai tre Capi: Buona Speranza, Leeuwin e Horn.

Ma Kuczynski non è il primo in questo genere di imprese. Nel 1984 Serge Testa, genitori italiani, nato in Francia, trasferito in Brasile e cresciuto in Australia, lascia appunto l’Australia con la sua barca lunga 3,55 metri.

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Serge Testa

355 centimetri —
L’ha costruita in alluminio con le sue mani e l’ha chiamata, tanto per essere chiari: Acroch Australis.

Un nome che va a pennello per una “cosa” dove non c’è spazio per stare in coperta e che quando va forte fa 5 nodi. Si ripresenta in Australia dopo 550 giorni, nel 1988, avendo girato due Capi ed evitato pure lui Capo Horn passando per Panama.

Più comodo, e in parte in compagnia della fidanzata, il giro del mondo, anche questo a tappe, di Shane Acton, inglese, che nel 1972 partì da casa con la sua barca di 5,55 metri. Shane se la prese comoda: impiegò otto anni.

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Il siciliano Alessandro Di Benedetto, francese d’adozione

di benedetto
Tornando ai giri del mondo senza scalo, un posto speciale è certo riservato ad Alessandro Di Benedetto, romano di nascita ma francese d’adozione, che partito nell’ottobre 2011 da Les Sables d’Olonne, in Francia (è il porto dal quale prende il via il Vendée Globe, la regata in solitaria attorno al mondo) ci ha fatto ritorno con il suo Mini di 6,50 metri dopo 268 giorni.

Ma per quelli che, a tappe o senza scalo ce l’hanno fatta, la storia del giro del mondo con una barchetta è segnata anche dai nomi di chi non è mai tornato. Come quello di uno dei pochi navigatori oceanici statunitensi.

Tale Bill Dunlop, di professione camionista, che lasciò Portland, nel Maine, nel 1983 a bordo della sua barchetta di 2,60 metri per affrontare le 27.000 miglia attorno alla Terra.

L’ultima notizia fu un suo messaggio dentro una bottiglia ritrovata più di un anno dopo sulla spiaggia di un’isola della Grande Barriera Corallina australiana.

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Bill Dunlop fa capolino dalla sua barca

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