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Una passione grande quanto il cielo, Luigi Cino: “Agrigento mia mi manchi, sono dovuto andare via”

Sei un imprenditore, uno studente, un pizzaiolo o anche un “cervello” in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Se un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie. 

Gli aerei come un sogno, da inseguire e non fare diventare un’ossessione. Lasciare la propria città, gli affetti e le quotidianità per provare a realizzare quel sogno che fin da bambino ti culla. E’ quello che ha fatto Luigi, il nostro volto di questa nuova settimana. La sua storia non parla di fuga, ma ha come comune denominatore la voglia di realizzarsi. Per questo a denti stretti e senza mai voltarsi ha scelto di lasciare Agrigento. Ad accogliere il giovane Luigi Cino è stata Londra. Lui è un affermato assistente di volo, ed ha deciso di raccontarsi, fissando una meta finale: Agrigento.

– Raccontaci la tua storia. Perché hai scelto di lasciare Agrigento?

“Innanzitutto ci tengo a precisare che per quanto mi riguarda non si è trattato di una “fuga”, non si è trattato di un disperato bisogno di lasciare la mia terra per trovare “fortuna” all’estero. Nel mio caso si è trattato di inseguire un sogno, ovvero quello di lavorare nel mondo dell’aviazione civile, un sogno che ho da quando ero un bambino e che ho portato alla realizzazione grazie alla mia determinazione nel seguire questa strada. Quando decisi di provare ad entrare nella compagnia aerea dove attualmente lavoro, sapevo che molto probabilmente avrei lasciato l’Italia, idea che un pò mi amareggiava ma nello stesso tempo mi eccitava, perché mi è sempre piaciuta l’idea di conoscere culture, religioni ed usanze diverse dalle mie. Questo lavoro mi ha portato a Londra, dove vivo già da più di un anno, ma poteva benissimo portarmi in qualsiasi altra parte dell’Europa, devo essere sincero, non mi è mai dispiaciuta l’idea di vivere per un pò di tempo fuori dall’Italia, anche se, a parer mio l’Italia è il posto perfetto per vivere”.

– Ti manca la tua città?

“Ovviamente mi manca tantissimo la mia città, basti pensare alle abitudini che ho lasciato la famiglia, gli amici, il clima temperato, le passeggiate al mare, un semplice supermercato, gli odori intensi, il cibo, ma nello stesso tempo penso che bisogna anche allontanarsi dalla propria terra per conoscere anche posti nuovi ed imparare da questi. Viaggiare in generale penso che aiuti tantissimo a conoscere se stessi e soprattutto aiuta a porsi sempre nuovi obiettivi, viaggiare aiuta la vita, voglio citarEi una frase di Koudelka per esprimere meglio il mio pensiero: “Quando vivi in un luogo a lungo, diventi cieco perché non osservi più nulla. Io viaggio per non diventare cieco”.

– Cosa cambieresti di Agrigento?

“Io più che altro vorrei dirti cosa cambierei in generale del sud Italia, in particolare della Sicilia, partiamo dal presupposto che Agrigento è una terra ricca, basti pensare ai beni storici e archeologici che possediamo, il problema è che Agrigento, pur impegnandosi a diventare un luogo turistico non ci riesce al cento per cento a causa di alcuni aspetti. In primo luogo Agrigento è penalizzata dagli scarsi collegamenti alle città aeroportuali, quindi, un turista per arrivare ad Agrigento dovrebbe affittare un’automobile o partire con un viaggio organizzato che prevede come tappa anche Agrigento, io penso che solo incrementando il numero dei collegamenti e pubblicizzando in modo serio la nostra terra, ogni singolo cittadino potrebbe vivere solo di turismo, esattamente come in molte altre città che non hanno nemmeno un terzo del nostro patrimonio storico-culturale”.

– Hai un consiglio per i giovani agrigentini?

“Non mi sento una persona in grado di dispensare consigli, ho ventidue anni e devo fare ancora tante esperienze, quando un giorno sarò maturo abbastanza forse potrò iniziare a consigliare. L’unica cosa che direi adesso agli agrigentini è che forse ci dovremmo impegnare un po’ di più per migliorare la nostra terra, perché non è sempre colpa di chi “comanda”, ad esempio se Agrigento è una città sporca non è colpa solo di chi non la pulisce, ma soprattutto di chi la sporca. Penso che se ognuno di noi facesse una piccola parte, il 70% dei problemi di Agrigento non esisterebbe. Io consiglio a tutti di fare un’esperienza fuori, ma con l’obbiettivo di tornare e migliorare quello che abbiamo lasciato”.

– Sogni di tornare?

“Ovviamente sogno di tornare, ovviamente prima devo conoscere altri posti, ma alla fine spero che, la mia ultima meta sia Agrigento, ma sogno anche di trovare un posto diverso da quello che ho lasciato, un posto dove le stazioni dei treni sono affollate, un posto dove i treni passano ogni dieci minuti, un posto dove per spostarmi non devo per forza usare la macchina, un posto con persone che rispettano la propria terra, che fanno la raccolta differenziata e che non spargono i rifiuti per strada la notte, un posto dove non ci sono lamenti ma fatti”.

(Vuoi raccontare la tua storia? Scrivi a Federica.barbadoro@citynews.it)

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