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Trapianti polipi e nubi artificiali per salvare i coralli - Viaggi News
lunedì , novembre 19 2018
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Trapianti polipi e nubi artificiali per salvare i coralli

Trapianti polipi e nubi artificiali per salvare i coralli

SYDNEY – L’uso di tecniche industriali per la raccolta e il trapianto di polipi corallini che depongono uova, il possibile uso di strati sottili quanto una molecola sulla superficie dell’oceano per ridurre il calore che raggiunge i coralli, l’uso di vapore acqueo e di seminagione di nubi per creare nuvole che riparino i coralli, e poi la creazione di ‘serre’ di coralli in acquacoltura, oltre a maniere di controllare la diffusione di stelle marine ‘corona di spine’.

Sono alcune delle proposte che stanno emergendo dal Simposio Internazionale che vede riuniti a partire da oggi per tre giorni a Cairns, nel Nord Queensland, oltre 200 scienziati australiani e internazionali, biologi, esperti di scienze sociali e di statistica, ingegneri e studiosi di vita marina. Obiettivo: condividere le conoscenze sulle misure efficaci e non finora adottate o tentate, per proteggere la barriera corallina australiana.

Lo scienziato David Mead dell’Australian Institute of Marine Science, che ha convocato il simposio, ha detto che sarà condivisa una vasta gamma di idee e di possibili misure per proteggere e riparare i banchi corallini. “Manteniamo una mente aperta – ha detto Mead – su cosa sia possibile e su quali siano le opzioni. Questo simposio è uno dei primi in cui gli scienziati si concentrano sulle soluzioni per poter dimostrare che c’è speranza“. “Vi sono molte maniere diverse – ha continuato – con cui potremmo utilizzare l’abilità naturale dei coralli a resistere allo stress. Questo include l’identificazione di coralli naturalmente tolleranti e misure per facilitare la loro diffusione in aree della barriera ancora meno calde ma in via di riscaldamento”.

Ondate di caldo nel 2016 e 2017 hanno ucciso tratti estesi della Grande Barriera Corallina, massima attrazione naturale dell’Australia e perla del Patrimonio Mondiale Unesco, che si estende per 2300 km al largo della costa nordest del continente, aggiungendosi alle pressioni che già subisce la più grande struttura vivente al mondo: danni da una serie di cicloni, un’epidemia di stelle marine ‘corona di spine’ che spogliano i coralli e da inquinamento dell’acqua causato dagli scarichi agricoli.

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