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Tragedia on the road in Florida: due motociclisti torinesi muoiono insieme travolti da un tir

Born to run. Chicago, Route 66, New Messico.

Le strade infinite, i tramonti nei deserti, le Grandi Pianure. Sempre, insieme, in sella a una Harley-Davidson.

A respirare l’aria appiccicosa del west, sognando di rivivere un film. È il sogno del mito americano che aveva spinto Francesco Vitagliano e Bruno Di Cosimo, torinesi, a tornare di nuovo negli States.

Questa volta lungo la Florida, fino nel profondo sud. Di nuovo in moto, sulle ruote cromate di una Harley.

Più di una passione, un simbolo. Sono morti giovedì scorso in un incidente stradale vicino alla città di Ocala, diretti a Nord della Florida, sull’interstatale 75.

Con loro c’era un terzo amico inseparabile, compagno di altri viaggi. Li ha visti morire, travolti dal semirimorchio di un camion a sua volta tamponato da un Suv.

Francesco Vitagliano aveva 45 anni. Era titolare del negozio Iluminanti in corso Francia.

Bruno Di Cosimo, 55 anni, proprietario di un atelier di moda in via Bligny. Erano partiti sabato scorso, 8 giugno.

Come ogni anno avevano in programma una vacanza on the road. Con loro c’era Paolo Ercolin, 44 anni, proprietario di Danpol, nota boutique di abbigliamento in centro città, che ha festeggiato il suo compleanno in viaggio.

Stando alla ricostruzione della polizia stradale della Florida, Francesco ha perso il controllo della suo moto. Bruno, per evitarlo, ha sterzato.

Entrambi sono finiti sull’asfalto. «Viaggiavo sulla corsia di destra e me li sono trovati davanti – ha raccontato ai media americani l’autista del tir, un 66enne di Launderhill – Ho provato ad evitarli, ma non è stato possibile».

Francesco e Bruno sono morti sul colpo, il borsone della moto è rimasto arrotolato nella ruota del camion. Paolo si è salvato per miracolo.

«L’anno scorso erano stati in Canada e il prossimo anno chissà dove sarebbero andati – dicono gli amici – La moto era la loro passione. Avrebbe dovuto portarli ovunque, non lasciarli sull’asfalto».

Li chiamavano «quelli della Harley». Francesco ne aveva comperata una nuova da poco.

Arancione. Era il suo «terzo amore», oltre alla moglie e al figlio di dieci anni.

Interior designer, professionista apprezzato. Si era occupato di progettare l’illuminazione di abitazioni e locali di prestigio.

Come Edit e di alcune residenze del circuito Open House. E dell’illuminazione pubblica di piazza Bernini.

Una passione per l’eleganza. «Il suo look era particolare, raffinato – racconta chi lo conosce bene – Un dandy».

Si vestiva esclusivamente da Danpol, il negozio dell’amico. Il buon gusto era segno distintivo anche di Bruno, rappresentante di abbigliamento.

Una moglie e un figlio maggiorenne, testimonial di alcune delle più importanti griffe di moda. «Viaggiatore solitario», racconta di sé sul suo profilo Instagram.

Foto di viaggi, di moto. Foto che raccontano emozioni.

E poi ci sono le mappe dei viaggi. L’America era la meta prediletta.

«Viaggio in Usa 2017» è scritto sotto un post. Una cartina con i luoghi da scoprire: Montreal, Ottawa, Washington, Massachusetts.

Estate 2019: gli States. Domenica 9 giugno erano arrivati a Miami, per un viaggio che sarebbe dovuto durare sino alla fine del mese.

Il loro progetto era quello di attraversare gli stati dell’est, fino a New York. «La sua passione – dice, Antonella, moglie Francesco – era il sogno americano.

Era un grande esperto di moto e di Harley e un grande amante degli Stati Uniti. Per lui la moto era una parte di cuore, una parte di famiglia, una parte di vita.

Sino alla fine». Francesco e Bruno, amici vagabondi, nati per fuggire al sole.

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