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Sensori laser, microspie e prove atletiche. A New York il museo che ... - Viaggi News
giovedì , dicembre 13 2018
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Sensori laser, microspie e prove atletiche. A New York il museo che ...

Sensori laser, microspie e prove atletiche. A New York il museo che …

è un viaggio nella dimensione parallela dello spionaggio in tutte le sue declinazioni: la storia, le tecniche e i personaggi, ma anche l’addestramento, basato su attività create e messe a punto da 007 realmente esistiti, spie reali che hanno segnato il corso della storia e le relazioni tra Paesi

Un viaggio che permetterà di scoprire il James Bond che è in ognuno di noi, se mai ci dovesse essere. Tutto questo è racchiuso nello spazio chiamato «Spyscape», il nuovo museo interattivo dello spionaggio che ha aperto i battenti due giorni fa a Midtown Manhattan. 

 

«Ci auguriamo che questa esperienza sia giusta per chi vuole vedere se stesso in maniera differente, perchè possa prendere coscienza delle proprie capacità e scoprire una certa affinità col mondo dello spionaggio», spiega Shelby Prichard, il capo del personale del nuovo singolare museo

Insomma, l’obiettivo non è solo quello di far meglio conoscere l’universo degli 007, ma mettere il mondo delle spie al servizio del pubblico stesso, per far prendere coscienza delle proprie capacità, anche quelle recondite. Non è un caso che Spyscape sia stato pensato e realizzato da ex «spie», 007 di alto livello che hanno guidato agenzie di informazione sia negli Stati Uniti che in Gran Bretagna. Così come hanno collaborato «hacker istituzionali», che hanno in passato lavorato con governi e grandi aziende per garantire la sicurezza dei sistemi informativi. Un’iniziativa di grande attualità visto l’intensificarsi negli ultimi anni delle attività di sorveglianza e influenza che avvengono proprio attraverso la rete, come dimostrerebbero del resto le ultime novità provenienti dal Russiagate, l’indagine sulle interferenze di Mosca nelle elezioni presidenziali vinte da Donald Trump

 

Ognuno dei sette ambienti del museo è caratterizzato dalla storia di una particolare spia. C’è Jake Davis, il giovanissimo hacker che dalla lontana Scozia è riuscito a penetrare nei sistemi della Cia. O Robert Hanssen, l’uomo al servizio del Kgb (servizi della Russia sovietica) che ha lavorato indisturbato all’interno dell’Fbi per 22 anni prima di essere catturato. Ma ci sono anche eroi di tutti i giorni come i giornalisti di Associated Press vincitori del Pulitzer, che hanno scoperto i traffici di esseri umani utilizzando strumentazioni e tecniche come quelle delle spie.  

L’elemento che rende senza dubbio unica l’esperienza Spyscape è il suo carattere interattivo. La stanza più gettonata di tutto il museo che si erge nel cuore della City è la Special Ops Training Room, ovvero la stanza sorvegliata da sensori laser, solo eludendo i quali è possibile raggiungere l’obiettivo. Una sorta di prova di abilità atletica sul modello di quella di Ocean’s Twelve. L’interattività la fa da padrona anche nella Debrief room, ma questa volta con un tocco di personalizzazione. Si tratta infatti della stanza che si visita al termine dell’esperienza da aspirante spia: si sosta davanti a uno specchio digitale che compila una serie di dati sulla base delle esperienze effettuate all’interno del museo, creando una sorta di profilo dal quale sarà possibile capire a quale degli 007 protagonisti di Spyscape si è più affini.  

 

Per chi vuole proseguire l’esperienza anche al di fuori del museo, c’è lo Spy store, non un normale negozio di gadget e souvenir, ma un vero emporio per la perfetta spia. Con un centinaio di oggetti creati dagli esperti di Spyscape, come la sciarpa con compartimenti a scomparsa e una sorta di carta di identità criptata. O la libreria con oltre 700 titoli selezionati da guru del settore. Nel caso in cui l’avventura al museo delle spie termini con incontri interessanti, come quelli che caratterizzano ogni capitolo della saga di James Bond, c’è anche lo Spybar, per un brindisi a tema (non compreso nei 39 dollari del biglietto di ingresso). Il drink più richiesto ovviamente è il Martini, rigorosamente shakerato, non mescolato.  

 

 


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