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Ragusa e il turismo negato: il mistero del Donnafugata Resort

In attesa della “migliore offerta”, il Golf Resort Donnafugata si mette in letargo per fallimento. La prima asta pare sia andata deserta. Si confida adesso nella seconda, poi nella terza o quarta, fino a quando il prezzo d’affitto diventa abbordabile, appetibile, conveniente. Proprio come avviene nella procedura di vendita delle case all’asta giudiziaria. Quando un bene che vale 100 mila euro scende sotto il 50%, l’affare è aggiudicato.

La crisi economica non ha risparmiato neanche il Resort Donnafugata giunto quasi al decennale della sua esistenza? In pochi ci credono. Chi ha frequentato la struttura in questi anni, e fra questi dipendenti a tempo indeterminato e stagionali, afferma che il Resort non ha mai sofferto di crisi turistica. Tant’è che per il 2019 erano state già registrate prenotazioni per un milione e 600 mila euro. Altro che crisi. La nuova stagione estiva prevedeva prospettive rosee grazie anche alle disgrazie altrui. L’esondazione del fiume Verdura, avvenuta nell’Agrigentino nel novembre 2018, ha provocato ingenti danni al Resort Verdura di Sciacca tanto da renderlo in parte inagibile fino a comprometterne l’attività sportiva e turistica. Una calamità naturale che avrebbe favorito economicamente il Resort ibleo nel 2019.

Le prenotazioni del “Resort Verdura” si sarebbero dirottate tutte al centralino reception di contrada Piombo. Ma così non sarà, purtroppo. Perché? “Vi informiamo che il Resort Donnafugata è chiuso per la consueta pausa invernale” si legge cliccando sul sito internet per simulare un contatto o prenotare un evento turistico 2019. In verità l’attività si è fermata per fallimento numero 21 del 2018. In questa pausa obbligata il giudice delegato Claudio Maggioni ha autorizzato l’avvocato Giovanni Gurrieri, nella qualità di curatore fallimentare, a pubblicare avviso per sollecitare la presentazione di offerte per la stipula di un contratto d’affitto del complesso aziendale appartenente a società dichiarata fallita con sentenza del Tribunale di Ragusa del 30 maggio 2018 e in esercizio provvisorio fino al 30 novembre 2018.

Il curatore fallimentare ha messo all’asta la struttura per un contratto d’affitto biennale partendo da 32 mila euro mensili con fidejussione bancaria di 5 milioni di euro. Male la prima, come detto, perché non s’è presentato alcun offerente. L’obiettivo, dopo l’affitto biennale, è quello di vendere a un nuovo acquirente quest’angolo di paradiso ibleo che dal 2010 rappresenta per la provincia di Ragusa (che si fregia, grazie a Ibla, Modica e Scicli, del titolo di patrimonio dell’Umanità dell’Unesco) una vera attrazione di nicchia per influenti, facoltosi personaggi e magnati di mezzo mondo, non solo amanti del golf ma desiderosi di trascorrere una breve o media vacanza in un lembo di terra ricco di storia, arte, cultura, gastronomia, mare, sole, clima e ospitalità che sono l’unicum per eccellenza del turismo internazionale ragusano.

Se andrà a Tizio o a Caio la nuova gestione del Resort, poco importa. L’auspicio sociale è che finisca in mani esperte, trasparenti, competenti e non faccia la misera fine di altre grandi opere esistenti in questo territorio ibleo, ottenute con immensi sacrifici e costrette a chiudere anche per l’insipienza della classe politica. Il Consorzio universitario ibleo, che vanto e lustro aveva dato ai ragusani, è stato quasi del tutto smantellato. Il porto di Pozzallo naviga a vista e in condizioni precarie. L’aeroporto di Comiso per sbarcare il lunario è costretto a ridurre le rotte anziché cercarne di nuove senza entrare in concorrenza con lo scalo etneo. Se è vero che il comparto turistico è l’unico con il segno positivo in provincia di Ragusa, non si spiega come possa fallire il Resort Donnafugata se a detta del personale attualmente “sospeso” il flusso turistico è stato sempre in aumento?

E’ preoccupato l’indotto turistico, ma stanno in ansia 45 famiglie perché non conoscono il futuro che l’attende in questi primi mesi del 2019. Sono i dipendenti che l’altro ieri hanno chiesto aiuto al sindaco Peppe Cassì perché interceda presso il giudice delegato, il magistrato Claudio Maggioni, per chiedere chiarezza e garanzie sul loro futuro occupazionale. Attualmente sono tutti sospesi e senza ammortizzatori sociali. La curatela al termine dell’esercizio provvisorio del 30 novembre propose la sospensione consensuale. La proposta spaccò il personale, tant’è che solo la metà dei dipendenti firmò. L’altra metà ha rigettato l’accordo. Oltre a essere nel “limbo”, i 45 dipendenti vantano ancora la 13’ e 14’ mensilità del 2018 più il trattamento di fine rapporto per il rateo 30 maggio/30 novembre 2018.

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