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Polinesia low cost: il viaggio delle meraviglie - Vanity Fair - Viaggi News
domenica , dicembre 16 2018
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Polinesia low cost: il viaggio delle meraviglie - Vanity Fair

Polinesia low cost: il viaggio delle meraviglie – Vanity Fair

L’aeroporto di Tikehau è un patio in legno con il tetto di palme e un buffet di frutta e spuntini per chi arriva, un gruppo che suona hit polinesiane, due ballerine coperte di fiori che ballano la huva, e qualche turista che prova a imitarle. Fuori c’è una stradina di terra battuta, i bambini che guardano atterrare e decollare i piper a elica e – attraversata la strada – la spiaggia bianca e tranquilla dove una chiatta sospesa sul mare ci sta aspettando per portarci al nostro hotel. Al timone una donna solida, con lo sguardo mite e le grandi braccia piene di tatuaggi; su quello destro c’è tatuato un nome seguito da un piccolo cuoricino: «Esther ♥».

Esther è la cuoca della nostra isola-hotel e quando arriviamo ci sta aspettando sul molo. Siamo imbarcati in un viaggio che non avevo immaginato: verso luoghi eccezionali – molto, molto, molto di più di quello che ci si aspetta – ma «low cost», o almeno, molto più abbordabile rispetto ai classici viaggi verso queste mete. Nessun grande hotel con bungalow overwater e quella sensazione ovattata da perenne luna di miele, ma un viaggio di isola in isola, tra pensioni e piccoli hotel di charme gestiti da locali che danno la sensazione di essere in un posto tremendamente vero. Siamo in un viaggio dove faremo tutto, tranne stare in spiaggia a guardare il mare e prendere il sole. Tuffi con le mante, pranzi sull’acqua con le razze che vengono come cagnolini ai tuoi piedi sperando in un pezzo di gamberetto, trekking nella foresta, bagni in grotte magiche, esplorazioni a cavallo, giri in bicicletta tra le palme, passeggiate su isole abitate da centinaia di uccelli, lagune segrete. Un viaggio meraviglioso (seguitelo anche nella gallery sopra).

ALLE TUAMOTU
Prima tappa: il Relais Royal Tikehau. Per capire in che esatto, minuscolo, punto del mondo ci troviamo, bisogna fare alcuni passaggi. Siamo su uno del centinaio di isolotti di sabbia (motu) che compongono l’atollo di Tikehau, che è uno dei 70 atolli dell’arcipelago delle isole Tuamotu, che è uno dei 5 arcipelaghi della Polinesia Francese. Un posto di quelli che quando ci arrivi e capisci che sei a 4.200 chilometri a dalla Nuova Zelanda da una parte, altri 4.200 dall’isola di  Pasqua dall’altra, e altri 4.300 dalle Hawaii sopra, ti chiedi quel classico «Ma che ci faccio qui». Ma è solo un attimo.

L’isola-hotel di propietà di una coppia di polinesiani-francesi è la «repubblica delle donne». Tutto il personale è al femminile, con l’eccezione del fratello di Esther, che è ammesso ogni tanto per aiutare per la cena e viene relegato in cucina, per poi, appena servito il dolce, essere richiamato all’ordine per suonare l’ukulele con le altre donne per il concertino serale. Il concertino è fenomenale: all’inizio pensi che sia una cosa da turisti, poi ti accorgi dagli sguardi, dalla voce, dalla musica, dalla felicità che si libera nell’aria, che è un momento di gioia, è un messaggio all’universo e al cielo stellato da questo piccolissimo punto di sabbia in fondo al mondo.

Tikehau è un atollo di isolotti bassi e sabbiosi che disegnano un cerchio quasi perfetto nel profondo blu, protetto all’esterno dalla barriera corallina e affacciato all’interno sulla grande laguna. Il giorno dopo partiamo per esplorarlo su una barca di Tikehau Excursions, una piccola agenzia turistica di proprietà di una ragazza giovane e brillante. Mi dice: «Non voglio fare come tanti qui, stare seduta a lamentarmi che le cose non vanno. Io faccio, poi vedo. Mi sembra funzioni». Alla guida c’è un marinaio che sembra un pirata, magrissimo, con un’enorme aragosta tatuata su addome e petto. Come prima cosa ci porta alla secca dove le mante vanno al mattino per farsi pulire la pancia da piccoli pescetti di acqua bassa. Non sarei mai riuscita a incrociarne una se non mi avesse guidato il pirata e me l’avesse indicata. Ma quando la vedo arrivare è come l’apparizione di un essere magico, vola nell’acqua, muove lentamente le grandi ali, potente, come se parlasse con le onde, se possedesse il mare. Io torno in barca con la certezza che se in quel momento mi rimettessero sull’aereo per tornare a Milano in altre 23 ore di volo in economy sarei comunque contenta.

Per fortuna restiamo, e attraversiamo la laguna in lungo e in largo: passeggiamo su un’isola abitata da centinaia di uccelli bianchi molto seccati per la nostra presenza, ci tuffiamo per accompagnare il nostro capitano a caccia del nostro pranzo (che recupera nella forma di una ventina di pescioni in non più di 10 minuti), raggiungiamo un’isolotto privato di una cugino di una zia della guida (qui avere un isolotto è come avere un campo in campagna dove vai la domenica a pranzo) e prepariamo una grigliata. Nel pomeriggio torniamo al paese principale (su tutto l’atollo ci sono circa 500 abitanti), prendiamo le bici e andiamo verso il faro su una lunga strada di palme, fermandoci a fare il bagno di tanto in tanto. Poi la sera la nostra isoletta ci aspetta per un tramonto in un silenzio così perfetto che sembra di sentire il rumore del sole che sprofonda nel mare. C’è profumo di olio cocco, ci sono fiori, c’è l’aria tiepida della sera e la musica delle donne dell’isola che aggiunge la sua storia a quella del mondo.

 

A TAHITI ITI
«Iti», la piccola, ovvero un promontorio rotondo e verde che si sporge dall’isola di Tahiti. Lasci i palazzi di Papeete e i caffè e i negozi di perle e arrivi in un luogo selvaggio, fino a dove la strada costiera si interrompe: qualche anno fa gli abitanti di questo tratto di isola espressero la loro volontà di non avere una strada e continuare a raggiungere le loro ville e case sul mare solo in barca, così i bambini si fanno trovare pronti al mattino per andare a scuola sul molo e aspettano il battellino che li porta in paese e li riporta. Anche noi saliamo su una barca privata per esplorare questo tratto di costa selvaggio dove ogni anno succede un miracolo, osannato dall’intero mondo dei coraggiosi: l’apparizione di Teahupoo, l’onda perfetta. Un muro di 7 metri d’acqua che secondo il mito la regina Hinararure’a cavalcava in equilibrio su un pesce piatto. È l’onda che romba a fianco a noi con un rumore sordo e minaccioso, nonché l’onda più grande mai cavalcata al mondo (guardate cosa è riuscito a fare con la sua tavola da surf Laird Hamilton nel film Riding Giants).

Continuiamo sperando di vedere qualche balena (che non incontriamo) diretti verso un altro mito: lasciamo la costa per seguire un fiume che ci avvicina all’interno dell’isola, ancoriamo a un albero sulla riva e a piedi procediamo in un bosco di legni scuri e umidi, con fronde alte e intricate da cui cadono come gocce di pioggia hibiscus e altri grandi fiori effimeri e coloratissimi. Durano solo un giorno, cambiano colore mentre cadono, ci dice la guida. Siamo in cammino verso la parete dell’antico vulcano che sale verticale al centro dell’isola. Li sotto, nascosta da una cascata, c’è la grotta che protegge un lago dove si rifugiarono due amanti a cui fu impedito di amarsi. La grotta è buia e angusta, ma, dice la guida, è magica, abitata dagli spiriti dell’isola e concede la realizzazione di un desiderio a chi si immergerà e nuoterà fino a toccarne la sua ultima parete. Non è certo un’impresa impossibile ma è probabilmente una delle esperienze più indimenticabili io abbia vissuto. Nuotare nel buio senza sapere dove si stia andando, aspettare pian piano di intuire la forma della grotta da cui cadono goccie d’acqua che riempiono l’antro di suoni cristallini, raggiungere la parete e poi al ritorno farsi guidare dalla luce che arriva dal piccolo ingresso, fino a toccare di nuovo terra, è stato un «viaggio simbolico» pieno di promesse.

A MOOREA
Moorea è l’icona, con la laguna turchese da cui sale imperioso il corno verde e scheggiato disegnato dell’antico vulcano. La avvistiamo con un’emozione quasi atavica dal catamarano che la raggiunge in meno un’ora da Papeete. Un viaggio cavalcando le onde che passiamo insieme a tahitiani che sorseggiano birre e a un gruppo di ragazzi giovani che cantano una canzone di cui ci innamoriamo subito (sentitela qui). Moorea è senza dubbio la più turistica delle isole che visitiamo, ma dipende sempre da come si sceglie di viverla.

Dare da mangiare alla razze e nuotarci insieme è affascinante, così come visitarla con la jeep fino al punto più alto e panoramico, dove sono conservati i resti di antichi edifici. Ma niente a che vedere con l’incontro con un personaggio bizzarro come il propietario del ranch che si trova proprio sotto gli alti picchi verdi e fare con lui una passeggiata a cavallo tra piantagioni di canna da zucchero e foresta. Lui non parla inglese, quindi non vi dirà nulla dell’isola e non è particolarmente interessato a cosa facciate, ma gli piace girare con i suoi cavalli con aria impassibile, lasciandovi tutto il tempo per entrare nel cuore dell’isola, farvi più vicini alla sua essenza e respirare una serenità che diventerà un pezzo anche della vostra storia.

 

 

COME ANDARCI
Voli:
Visto che Tahiti è dalla parte opposta del nostro mondo, ci si può arrivare indifferentemente da est o da ovest: la prima opzione è andare a Parigi quindi imbarcarsi sul volo di Air Tahiti Nui che con scalo a Los Angeles raggiunge Papeete, la seconda andare a Tokyo con Alitalia e poi, sempre con Air Tahiti Nui, raggiungere Tahiti e le sue isole. In fondo non cambia molto perché in entrambi i casi sono sempre circa 23 ore di volo. Sembrano impossibili, invece, a sorpesa, non sono state così pesanti. Per noi che abbiamo viaggiato a ovest l’andata è stata una lunghissima giornata con qualche ora di sonno, tanti bei film, pranzi tahitiani ottimi e il plus della gentilezza dell’equipaggio, che ci ha accolti con collane di fiori, vestiti tradizionali, e (i miei due steward in paricolare) con sorrisi affascinantissimi. Al ritorno, beh, finalmente ci si può godere una notte in cui si può dormire una ventina di ore! Per avere informazioni, il nuovo sito Air Tahiti Nui in italiano è lo strumento giusto: www.airtahitinui.com. I prezzi partono da 1.495 euro + tasse (1495 + 399.81= 1894.81 euro).

Informazioni generali:
Il sito per conoscere la rete di guesthouse e di piccoli hotel sparsi su tutte le isole tahitiane è Ia-ora.com. Per qualsiasi informazione sulla destinazione, sui trasporti, sulle offerte e attività, il sito del turismo è tahititourisme.it

Il nostro viaggio:
Tikeahu è un luogo che vale la pena di vedere. Durante tutto il viaggio ho parlato con chiunque mi capitasse a tiro per capire quali fossero le isole da non perdere in una vacanza verso le isole di Tahiti. Molti hanno citato l’Arcipelago delle Marchesi, il più selvaggio dei 5 arcipelaghi polinesiani e anche il più lontano (se dovessi essere così fortunata da tornare in quella parte del mondo ci andrei senza dubbio), ma le isole Tuamotu sono un’altra tappa fondamentale, per la loro natura completamente diversa dalle altre, di atolli sabbiosi e bassi. Sconsigliato forse a chi non ama sentirsi perso nel mondo, ma consigliatissimo, nello specifico l’atollo di Tikeahu, molto più «vergine» della più famosa Rangiroa (sempre parte delle Tuamotu), per chi vuole provare l’immensa dolcezza di una vita semplice a contatto con il mare. Uno di quei luoghi dove si riesce a intuire perché molti occidentali che sono venuti fin qui non hanno più voluto tornare indietro. La nostra pensione, Relais Royal Tikehau, ha tutto quello che serve per essere felici e le donne che la gestiscono sono meravigliose. Per le escursioni, l’agenzia Tikehau Excursions che ha accompagnato noi, è ottima, e fa base alla pensione famigliare della propietaria, la Pension Hotu.

A Taithi Iti abbiamo dormito al Vanira Lodge, un resort fatto di piccole casette una diversa dall’altra immerse nel verde lussureggiante, alcune hanno idromassaggio in balcone, altre delle amache, altri letti a baldacchino con candale. E dal ristorante, che serve piatti dall’influenza francese, si domina la baia e il mare. Il nostro accompagnatore verso i segreti di questo angolo selvaggio dell’isola, dell’agenzia Tahiti Iti Tours Surf, è la persona giusta per scoprire Tahiti Iti in tutta sicurezza e con una guida informata a simpatica. Forse sarete più fortunati di noi con le balene: abbiamo attraversato il mare di Tahiti Iti in lungo e in largo senza avvistarne, guardate qui:

Moorea non manca di hotel super lussuosi con overwater bungalow, ma il nostro Fenua Mata’i’oa hotel, piccolo hotel su palafitta con non più di 10 camere e un ristorante davanti al mare, ha un romanticismo diverso e decisamente più intimo. Per iniziare a conoscere l’isola l’agenzia Albert Safari Tours in una mattinata con la jeep permette di visitare i luoghi più classici. Per un’escursione in barca con pranzo in spiaggia, snorkeling e un incontro ravvicinato con le razze contattate Moorea Mahana Tours, ma cavalcare nel cuore dell’isola insieme all’enigmatico propietario del Ranch Opunohu Valley e ai suoi cavalli è unico. Fortemente raccomandato: aperitivo con cocktail, dj set e piatti ottimi del Moorea Beach Cafè, non un luogo tradizionale ma molto cool.

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