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Pier M. Mazzola Mozambico, il tariffario della libertà di stampa

Pier M. Mazzola Mozambico, il tariffario della libertà di stampa

Il nuovo decreto governativo che, all’avvicinarsi di importanti tornate elettorali, impone costi spropositati agli operatori dell’informazione conferma che nel Paese lusofono in riva all’Oceano Indiano l’aria per la libertà di informare si fa sempre più irrespirabile.

Come dice, semiserio, un amico africano della nostra rivista, «in Africa non si organizzano mica le elezioni per perderle!». E in Mozambico il presidente Filipe Nyusi – il cui partito Frelimo, peraltro, alle urne non ha praticamente mai perso – sta preparandosi per tempo (anche se lo storico avversario, Afonso Dhlakama, leader militare e poi politico della Renamo, nel frattempo è morto). Le prossime elezioni presidenziali e politiche sono in calendario per il 15 ottobre del 2019, ma intanto, giusto fra un paio di mesi, c’è l’appuntamento delle amministrative. Non risulta che sia in corso il confezionamento di frodi elettorali, ma quella che entra in vigore il 22 agosto è certamente una “frode” informativa. E messa in opera con uno dei sistemi più collaudati: (cercare di) mettere alla stampa indipendente un bavaglio economico.

Agli organi radiotelevisivi verranno ora imposte tasse di licenza e di rinnovo della licenza dell’ordine anche di migliaia di euro, cui andrà ad aggiungersi una tassa annua. Come ha dichiarato Fernando Gonçalves, referente mozambicano del Misa (Media Institute of Southern Africa), sul giornale @Verdade che ha diffuso il tariffario governativo, questo decreto, «oltre a ostacolare la nascita di nuovi media e a soffocare quelli esistenti, limiterà il lavoro di diversi giornalisti mozambicani che lavorano come corrispondenti di organi d’informazione esteri, vedendosi tassare l’accreditamento con una somma che molti di loro non arrivano a fatturare nemmeno in un anno».

La misura infatti colpisce anche e soprattutto questi ultimi (circa 450 euro l’anno), cittadini di uno Stato fra gli ultimi dieci al mondo per reddito pro capite (che, corretto in base al potere d’acquisto, è di circa 1100 dollari/anno). Per i corrispondenti stranieri si tratterà invece di circa 7300 euro (e «la cifra deve essere corrisposta ogni volta che si entra nel Paese», precisa Antonella Sinopoli, che ringrazio per la sua tempestiva segnalazione, sul suo sito Ghanaway).

È evidente che non sarà il numero di questi pochi, per quanto “facoltosi”, contribuenti a migliorare il bilancio dello Stato. L’intento è palesemente un altro.

Per una panoramica degli organi d’informazione nel Paese, citiamo i dati divulgati dal “piccolo” mensile cattolico Vida Nova, in occasione dell’uscita del rapporto 2017 di Reporter senza frontiere, che poneva il Mozambico 93° nella classifica della libertà di stampa su 179 Stati censiti. Nel Paese – circa 25 milioni di abitanti, di cui non alfabetizzati almeno un terzo – si pubblicano 4 quotidiani, 3 settimanali e 10 mensili, oltre a decine di testate solo online; più importante è l’informazione via etere: 7 televisioni e centinaia di radio, soprattutto comunitarie e religiose, a diffusione locale. Tra questi organi, lo Stato controlla un canale televisivo e un’emittente radiofonica nazionali (con programmazioni anche regionali), il Jornal de Notícias e l’agenzia d’informazione Aim.

Nel frattempo, nel ranking di Reporter senza frontiere il Mozambico è scivolato, prima del decreto 40/2018 di cui stiamo parlando, al 99° posto (era all’85° nel 2015), nonostante le solenni dichiarazioni del governo in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa (3 maggio), quando «aveva riconosciuto il ruolo essenziale dei giornalisti nello sviluppo della democrazia e si era impegnato a garantire un ambiente propizio al rispetto della libertà dell’informazione».

Dall’assassinio, nel 2000, di Carlos Cardoso – una vera esecuzione –, il direttore del quotidiano Metical che stava conducendo un’inchiesta sul più grosso scandalo finanziario del Paese dal giorno dell’indipendenza, fino a quello analogo di Paulo Machava nel 2015 e al sequestro e tortura di Ericino de Salema, lo scorso marzo, il Mozambico si rivela un Paese sempre più difficile per la libera informazione e sempre più pericoloso per chi la difende.

Foto: il “Comitato di emergenza per la libertà di stampa e di espressione in Mozambico” in occasione della costituzione del gruppo, formato da 15 giornalisti, nell’ottobre 2016. Tra loro (secondo da sinistra, in piedi) Ericino de Salema, vittima lo scorso mese di marzo di una violentissima intimidazione.

Pier Maria Mazzola è il direttore responsabile di Africa. È stato direttore di Nigrizia e direttore editoriale di Emi (Editrice Missionaria Italiana). È autore di libri, tra cui Sulle strade dell’utopia (Emi) e Leoni d’Africa (Epoché), e curato Korogocho di Alex Zanotelli (Feltrinelli) e Io sono un nuba di Renato Kizito Sesana (Sperling Kupfer).

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