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Non solo Pompei, l'arte ei tanti vandali per caso

Non solo Pompei, l’arte ei tanti vandali per caso

POMPEI – Inciampare è umano, ma è vero che a volte gli esiti possono essere davvero catastrofici. E’ quello che deve aver pensato il giovane turista americano in visita agli scavi di Pompei che cadendo ha urtato con forza una colonna facendola a sua volta precipitare al suolo. Il fatto, informano dalla direzione del parco archeologico campano, è accaduto ieri pomeriggio nel peristilio del Complesso di Championnet e gli addetti alla vigilanza e i carabinieri hanno subito verificato l’accidentalità dell’episodio. Per fortuna la colonna si è adagiata a terra senza subire danni e i funzionari del Parco, che sono intervenuti per le necessarie verifiche, stanno valutando ora l’eventuale riposizionamento in situ.

    Almeno per questa volta un sospiro di sollievo, quindi, anche se in tempi di turismo di massa l’arte e l’archeologia – al netto di furti e vandalismi- devono fare i conti anche con il continuo passaggio di visitatori, spesso frettolosi, distratti oppure semplicemente goffi o sfortunati. Non sempre finisce bene: l’elenco delle opere danneggiate o distrutte per errore è lungo, di seguito una selezione dei casi più recenti o clamorosi.

A TAPEI (Taiwan) nel 2015, un dodicenne in visita alla mostra ‘Il volto di Leonardo: immagini di un genio’ mise male un piede perdendo l’equilibrio. Nella caduta bucò con una mano una tela del ‘600 di Paolo Porpora da un milione di dollari. Pochi mesi prima un bambino di 5 anni, aveva rotto in ben 65 pezzi un vaso in porcellana del XVIII secolo esposto nel museo di IPSWICH (Gran Bretagna). Sempre vasi in pezzi, ma stavolta cinesi, nel 2006 al Fitzwilliam Museum di CAMBRIDGE: un 42enne inciampando nelle stringhe slacciate delle proprie scarpe è finito sopra a tre pezzi di preziosa ceramica della dinastia Qing per un danno di oltre 500 mila sterline.

    Decisamente più fortunata la bambina che nel 2015 al museo di ISRAELE ha rotto un vaso romano della collezione di Robert e Renee Belfer che aveva già una piccola crepa. I curatori hanno proceduto alla riparazione e il Museo ha ringraziato la piccola, perché il vaso ora è diventato molto più bello di prima.

    Nel 2010 al Metropolitan Museum of Art di NEW YORK la “vittima” è stato il quadro ‘The actor’ di Picasso: la caduta di una visitatrice ha provocato una lacerazione di 15 centimetri. Peggio andò sicuramente al magnate statunitense, Steve Wynn, che nel 2006 con una gomitata danneggiò Il Sogno di Picasso: il quadro per fortuna era suo, lo aveva pagato 48 milioni di dollari, dopo il restauro riuscì a rivenderlo comunque per ben 155 milioni di dollari.

    L’anno scorso una visitatrice, particolarmente maldestra, ha provocato un danno da 200 mila dollari per scattarsi un selfie in una galleria d’arte di LOS ANGELES che esponeva opere dell’artista Simon Birch: ha urtato una colonna facendone cadere altre 10 in un effetto domino ripreso dalle telecamere di sicurezza e cliccatissimo sul web. Talmente pazzesco che qualcuno ha pensato che fosse stato creato ad arte per pubblicizzare la mostra….

    Per non parlare della perpetua 80enne con la passione della pittura che a BORJA, vicino a Saragozza, ha completamente sfigurato un ritratto del Cristo morente dell’artista Elias Garcia Martinez (primi del ‘900) pensando di rimediare lei, con colori e pennello alle scrostature lasciate dal tempo.

    Lungo l’elenco delle opere Banksy distrutte per errore: tra le più famose a Londra la rimozione dell’iconica rivisitazione di Pulp Fiction fatta dagli imbianchini del metrò e a Melbourne la distruzione da parte di un idraulico che doveva inserire un tubo di Parachuting Rat.

    Infine da segnalare la solerzia dei servizi di pulizia e manutenzione, che ha fatto davvero tante vittime tra le opere d’arte. Dalla una porta “scrostata” ad arte da Duchamp e ridipinta da un imbianchino nel 1978 alla Biennale di VENEZIA all’opera lignea di Martin Kippenberger “privata” nel 2011 dalle gocce di gomma da un’addetta delle pulizie che le aveva scambiate per sporcizia.

Da Gustav Metzger in mostra nel 2004 alla TATE BRITAIN di Londra a cui un dipendente del museo ha tolto un sacco di rifiuti parte integrante dell’opera scambiandolo per autentico, fino al personale addetto alle pulizie del Museion di Bolzano che ha buttato nella spazzatura un’installazione degli artisti Goldschmied Chiari credendola il risultato di una festa.
   

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