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Nebrodi, dal mare alla montagna in un weekend Consigli su boschi ... - MeridioNews

Nebrodi, dal mare alla montagna in un weekend Consigli su boschi … – MeridioNews

Tra i mille volti della Sicilia quello più selvaggio è senz’altro racchiuso nel cuore dei Nebrodi, la più grande area protetta siciliana che preserva il più esteso e incontaminato patrimonio boschivo dell’isola, oltre che numerosi borghi storici dove il tempo sembra essersi fermato. Rivolti sulla costa tirrenica con un superbo panorama che strizza l’occhio da una parte all’Etna e dall’altra parte alle sinuose sagome delle Eolie che fanno capolino all’orizzonte, i Nebrodi rappresentano la meta ideale per chi avesse a disposizione un solo weekend per fare il pieno sia di mare che di montagna. Infatti, è possibile trascorrere una giornata a prendere il sole distesi su alcune delle più belle spiagge del litorale tirrenico, dissetarsi dall’afa estiva con una gustosa granita per poi ritrovarsi a cena in una trattoria tipica al fresco di quasi mille metri di quota a degustare salumi tipici del territorio ed essere pronti, l’indomani, per un’escursione tra i boschi

Per chi in estate non riesce a decidersi tra mare e montagna questa zona del Messinese è l’ideale. C’è solo l’imbarazzo della scelta tra le numerose opportunità offerte dal territorio. Proprio ai piedi dei Nebrodi si trova uno dei luoghi che sicuramente vale la pena di visitare: la Riserva naturale orientata dei Laghetti di Marinello, un’area protetta di circa 400 ettari costituita da formazioni temporanee di origine salmastra formate dalle correnti marine che ne provocano una continua variazione di forma. La riserva comprende una notevole varietà di ambienti: aree lacustri salmastre si alternano a sabbie marine costiere fino ad arrivare ai ripidi pendii e alle zone a strapiombo sul mare. Qui, tra capperi e fichi d’india, canne e mirto, trovano riparo diverse specie di uccelli migratori come ad esempio i fenicotteri. La bellezza incontaminata e selvaggia di questo luogo si apprezza anche in piena estate grazie all’incredibile lunghezza delle spiagge che permette di rilassarsi in assoluta tranquillità stando immersi nella natura e nel silenzio con un mare cristallino che nulla ha da invidiare alle spiagge bianche dei Caraibi. Questo angolo di paradiso è raggiungibile dal mare, tramite una piccola imbarcazione che parte direttamente dal porticciolo di Oliveri, dove dei simpatici barcaioli fanno la spola per accompagnare i turisti fino agli spettacolari lembi di sabbia, o da terra, seguendo la strada sterrata che da dietro il campeggio di Marinello costeggia l’autostrada A20 per poi addentrarsi nella riserva. 

Approfittando della breve distanza con Tindari vale la pena fare una sosta per visitare uno dei tesori meno conosciuti della Sicilia, ma non per questo meno prezioso: il parco archeologico con i resti ellenistici-romani dell’antica Tindari, fondata da Dionigi di Siracusa nel 397 a.C. come fortezza e avamposto militare. Passeggiando tra colonne, capitelli, archi e resti di pavimenti decorati con preziosi mosaici, non si può non scrutare di tanto in tanto il meraviglioso panorama che domina tutte le isole Eolie. Il punto più interessante e meglio preservato dell’area archeologica è il Teatro greco-romano costruito dai Greci nel III secolo a.C. con blocchi di arenaria e modificato dai romani per adattarlo ai giochi circensi. Per la sua splendida posizione, oggi il teatro è spesso sede di festival e rappresentazioni artistiche e musicali. Altra località di mare poco frequentata in estate e famosa per la sua tranquillità è la spiaggia di Mongiove, piccola frazione all’interno del comune di Patti. Questa graziosa caletta di finissima sabbia chiara, piccola oasi di pace, non è quasi mai affollata e con pochi minuti di nuotata si possono raggiungere grotte meravigliose e una serie di altre bellissime calette incastonate nella roccia. 

Dopo una scorpacciata di sole e di mare si parte in direzione di due dei più bei borghi medievali di Sicilia: Montalbano Elicona e Novara di Sicilia. Entrambi raggiungibili in tre quarti d’ora d’auto, costituiscono la più autentica testimonianza della storia medievale siciliana, con le loro fitte trame di vicoli acciottolati che si inerpicano fino a meravigliosi belvederi e i gruppetti di case abbarbicate una sull’altra. Novara è rannicchiata ai piedi della Rocca Salvatesta, soprannominata Cervino di Sicilia: si tratta di un’imponente rocca alta più di 1300 metri dalla particolare forma aguzza che si trova al confine con i Monti Peloritani. Il piccolo borgo è famoso per essere uno degli ultimi capisaldi dell’antico dialetto gallo-italico, che al tradizionale siciliano fonde delle caratteristiche tipiche dei dialetti dell’Italia settentrionale, testimonianza della diretta discendenza dalla Francia meridionale dei suoi abitanti. Attenzione quindi a chiedere informazioni a qualche anziano e curvo vecchietto che si può incontrare sulle panchine della piazza o vicino la chiesa: si rischia di non capire nulla! Montalbano Elicona, con il suo celebre castello medievale, è invece la porta di ingresso al fiabesco bosco di Malabotta, famoso per il suo Sentiero dei Patriarchi, dove si possono ammirare splendidi esemplari centenari di Roverella alcuni dei quali dal tronco che supera i due metri di diametro.

Se invece si avesse voglia di addentrarsi più a fondo ed esplorare il vero cuore dei Nebrodi, una meta assolutamente da non perdere è la Cascata del Catafurco, un gioiello naturalistico ancora risparmiato dal turismo di massa, situato nel territorio di Galati Mamertino. Si tratta di una splendida cascata di circa 30 metri di altezza stretta tra due alte pareti di roccia scavate nel tempo dal torrente San Basilio. Le limpide acque della cascata sono gelide anche in piena estate e immergersi per qualche minuto nella marmitta dei giganti, la piscina naturale scavata nella roccia proprio in corrispondenza della cascata, è una vera e propria prova di resistenza al freddo che, però, si rivela anche piacevole dopo una lunga giornata di caldo. Altro tesoro nascosto, a mezz’ora di distanza dal Catafurco è il Bosco di Mangalaviti, una rigogliosa faggeta di maestosi esemplari di alberi secolari così fitta da lasciar appena trapelare la luce del sole.

Nonostante le temperature estive non invitino alla degustazione di salumi, formaggi e insaccati di vario genere, ci sono dei prodotti tipici del territorio della provincia di Messina che non ci si può lasciare sfuggire, qualsiasi sia la stagione. Tra questi occupano un posto d’onore i salumi neri dei Nebrodi, specialità prodotte con le carni del suino nero autoctono siciliano, una razza diffusa su tutto il territorio. Si tratta di salumi unici nel loro genere per il loro profumo e gusto delicato che ben si prestano ad aperitivi accompagnati da vini rossi corposi e il fragrante pane casereccio cotto a legna. Da provare anche un’altra specialità del territorio: il Mamertino di Milazzo DOC, uno dei vini più antichi della storia, apprezzato e ricercato già ai tempi dei Romani. Le sue radici affondano nel lontano 289 a.C. quando i Mamertini, soldati mercenari di origine campana, piantarono nel territorio di Milazzo una vite pregevole, dando il via alla produzione del vino che Giulio Cesare che era solito offrire ai suoi invitati nei ricchi banchetti del suo palazzo.

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