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Melania Trump torna dall'Africa: ecco la guida a tutti i suoi look (e ... - Viaggi News
martedì , dicembre 11 2018
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Melania Trump torna dall'Africa: ecco la guida a tutti i suoi look (e ...

Melania Trump torna dall’Africa: ecco la guida a tutti i suoi look (e …

Finisce così, con un caldo pull di cashmere, il tour di Melania Trump in Africa. Per cinque giorni, durante il suo primo viaggio da sola come First Lady, la Flotus ha promosso il suo programma Be Best per il benessere dei più piccoli, ha incontrato presidenti e si è intrattenuta con le First Lady, ha visitato siti di importanza mondiale, scuole, ospedali, orfanotrofi, ha abbracciato bambini, sfamato cuccioli di elefante, ammirato la fauna selvaggia e le piramidi maestose. E ha subito infinite critiche e sollevato polemiche sul web per i suoi outfit, sempre sotto la lente di ingrandimento, sempre presi di mira.

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Per il suo rientro negli Stati Uniti, la Flotus ha scelto un look basic chic in rosso e beige, con ballerine. Non sappiamo se Melania Trump sia informata su tutto il putiferio che il suo tourdrobe ha scatenato sul web. Non sappiamo quando queste polemiche si placheranno. Ma ricordiamo bene, e ci piace condividerlo con voi, il commento che un genio creativo e un grande come Karl Lagerfeld fece qualche tempo fa: «Fashion is fashion, not politics».

La moda è moda. E Melania Trump con la moda ha un feeling che dura da lunga data. Ce l’aveva ribadito già lo scorso anno, proprio nel mese di ottobre, quando in occasione della visita del primo ministro canadese Justin Trudeau e della moglie Sophie, aveva indossato un tailleur gessato maschile con cravatta slacciata «alla Marlene Dietrich», confermando che uno stile mannish può essere più sensuale e femminile di un nude look.

E ce lo ha ricordato ancora, scendendo dall’aereo che l’ha condotta al Cairo, quarta e ultima tappa del suo storico primo viaggio ufficiale da First Lady, in un look maschile estremamente elegante (anche se criticato dai suoi connazionali), con tanto di cravatta (slacciata). In programma, una visita alle piramidi di Giza e alla Sfinge, oltre a un incontro con la First Lady egiziana che le ha dato il benvenuto al suo arrivo da Nairobi.

Il Kenya è stato salutato in grande stile: la Flotus è salita sul volo militare per il Cairo con addosso uno chemisier di lino stampa animali della savana, una sorta di omaggio alla fauna selvaggia, che Melania ha potuto ammirare durante un breve safari. Si chiama Rhino Safari dress, appartiene alle collezione «Memories of Kenya» ed è firmato dalla designer, icona di stile e potente influencer argentina, Sofia Sanchez De Betak (ti piace? Puoi comprarlo qui!). Cintura in vita e stiletto di suede di Blahnik già indossare in Malawi completano il suo look da viaggio.

A Nairobi, per la terza tappa del suo primo viaggio ufficiale come First Lady, l’abbiamo vista in una raffinatissima tenuta da esploratrice griffata Ralph Lauren. Con camicia candida, pantaloni e stivali da cavallerizza, Melania Trump ha nutrito con maxi biberon un cucciolo di elefante (che l’ha affettuosamente spinta, facendole perdere l’equilibrio), uno degli ospiti del centro David Sheldrick Wildlife Trust, fondato dalla «signora degli elefanti» Daphne Sheldrick per salvare i baby pachidermi i cui genitori sono stati uccisi dai bracconieri.

Poi la Flotus è salita su una jeep per un mini safari all’interno del Parco Nazionale di Nairobi, da dove ha ammirato, munita di binocolo, zebre, giraffe, impala, rinoceronti e ippopotami, prontamente immortalati dalla camera del suo smartphone. E ha scatenato le solite polemiche. Oggetto della discordia? Il suo elmetto ispirato a quello che gli ufficiali inglesi del XIX secolo utilizzavano per proteggersi dal sole o dalle intemperie in India e Africa, rendendolo un simbolo del dominio coloniale. C’è chi, nella scelta di questo copricapo, legge un’offesa. C’è che ci vede un accessorio ultra chic. Noi non ci schieriamo, ma siamo certi che nessuno si aspettasse Melania Trump vestita con bermuda, marsupio, scarpe da trekking e cappello da Indiana Jones…

Durante la sua terza tappa ha visitato il luogo dove sono state bruciate 105 tonnellate di avorio nel tentativo di scoraggiarne il commercio. E ancora, ha letto storie e cantato e ballato insieme ai bambini del Nest, orfanotrofio che si prende cura dei piccoli i cui genitori sono in carcere. Infine la First Lady ha incontrato la controparte Margaret Kenyatta per un tè privato prima di assistere a una rappresentazione per bambini al National Theatre di Nairobi. Due i cambi di look, sempre raffinati, sempre in sintonia con l’ambiente e le circostanze, entrambi sofisticati che ci hanno ricordato un po’ Karen Blixen, un po’ le più belle regina d’Africa.

Dopo Ghana e Malawi, Melania Trump è arrivata in Kenya nella serata di giovedì 5 ottobre. Di fronte alla Flotus intenta a scendere dall’aereo militare, i più attenti avranno avuto la sensazione di vivere un déjà vu: quello chemisier tutto stampato a pappagalli variopinti lo abbiamo già visto. Anche in questo caso, infatti, l’outfit di Melania non è né una nuova crezione, né una new entry del suo guardaroba, ma una vecchia creazione di Erdem, tra i brand più amati anche da Kate Middleton. Un abito pieno di colori, di gioia, di movimento che, abbinato ad accessori giallo sole, rendono la First Lady ancora più raggiante.

Melania Trump lo scorso luglio con lo stesso vestito firmato Erdem indossato ora in Kenya, Ipa

Anche in Malawi, seconda tappa del suo viaggio, il suo look era in sintonia con la terra e i colori d’Africa e con gli impegni in scaletta. Indossando una camicia azzurro chiaro con maniche risvoltate, sapientemente infilata in un paio di jeans stretch khaki e sneakers All Star di tela in tinta, è salita all’alba di giovedì 4 ottobre a bordo dell’aereo diretto in Malawi per proseguire il suo tour. Dopo sei ore di volo, si è presentata alla folla con uno chemisier color sabbia e tacchi alti di suede. Ed è riuscita a tenere sapientemente a bada un vento dispettoso che non solo sollevava nuvole di terra, ma anche il suo abito leggero aperto in spacchi laterali. Tolte le scarpe alte, infilato un paio di loafer, ha inaugurato con il fascino della semplicità una nuova giornata fitta di appuntamenti.

Il look safari piace molto a Melania e a Hervé Pierre, suo stilista personale: anche nel secondo giorno del suo viaggio, in occasione della visita a Cape Coast Castle, la First Lady ha scelto un sobrio look safari inspired. Accompagnata nel tour della fortezza dal direttore del museo Kwesi Essel-Blankson (in giacca army style, pantaloni khaki e mocassini stampa pitone) ha potuto visitare in lungo e in largo uno dei circa trenta castelli degli schiavi costruiti sulla Costa d’Oro dell’Africa occidentale (oggi Ghana) dai commercianti europei. Non prima di averne chiesto il permesso a Osabarima Kwesi Atta, capo della tribù locale Fante, durante una cerimonia culturale piena di musica e colori. Non prima di essersi sfilata le sue pump a favore di un paio di mocassini… a sorpresa. Continua così, in nome di una grande sobrietà e di un estremo garbo fashion, il «tourobe» di Melania Trump.

Il primo viaggio della First Lady Melania Trump senza «The Donald» è ufficialmente iniziato il primo giorno di ottobre, dalla base militare Andrews nel Maryland, nei pressi di Washington e terminerà il 7 ottobre. Destinazione Africa: il Ghana è la prima tappa di questa visita diplomatica e umanitaria, che la porta anche in Malawi, Kenya ed Egitto.

Un tour che vede la Flotus impegnata a diffondere i temi cari alla campagna Be Best da lei lanciata lo scorso maggio negli USA, ovvero la salute e la protezione dell’infanzia, le cure in ospedale per mamme e figli, oltre ai problemi legati a cyber bullismo e all’uso di droghe tra i più giovani. Che sorprese ci riserverà il suo guardaroba studiato insieme a Hervé Pierre, designer francese e suo consigliere in quanto a stile?

Probabilmente (anche per via del ruolo riparatore che questo viaggio potrebbe giocare, dopo le gaffe e pesantezze diplomatiche del marito nei confronti delle popolazioni africane) non assisteremo a nessun colpo di scena fashion, non ci troveremo di fronte a nessuna giacca con scritta sibillina, a nessuna mise azzardata o poco idonea, vedi i costosi stiletto di Christian Louboutin affondati nell’orto della Casa Bianca lo scorso agosto per trapiantare un arbusto dalla quercia di Eisenhower.

Un cappotto come Melania Trump

Insomma, quasi a sostegno delle ragioni di tutti quelli che, stilisticamente parlando, la definiscono la miglior First Lady di tutti i tempi, le scelte di look di Melania Trump per questo primo tour in solitaria si stanno rivelando (finora) una dichiarazione di intenti molto sofisticata. Abbinate a un sorriso e a una leggerezza unici, difficilmente avvistati in compagnia dell’ingombrante marito. Vediamole insieme: pronti a viaggiare con noi? (PS La nostra gallery viene aggiornata quotidianamente, a ogni cambio di look!).

LA PARTENZA
Per il decollo da Washington la First Lady ha indossato un trench di suede color caramello lungo al ginocchio, stretto in vita da una cintura. È firmato Vince, casualwear brand di lusso con base a Los Angeles, amatissimo dalle fashionista. Gambe nude, stiletto stampa leopardo di Manolo Blahnik e maxi occhiali neri completano il look per il decollo di Melania Trump.

DAY 1: L’ARRIVO IN GHANA
Cambio di look on board: in volo Melania si è cambiata d’abito ed è atterrata all’aeroporto Kotoka di Accra in uno chemisier a righe verticali bordeaux e bianco di Céline, con maxi fiocco al collo, abbinato a pump pitonate chiare, sempre di Manolo Blahnik. Occhio all’accento: parliamo di una capo della «vecchia» collezione Céline by Phoebe Philo e non di una delle ultimissime proposte di Hedi Slimane.

Quelle creazioni resero famosa la griffe per la loro bellezza nel drappeggiarsi attorno al corpo di donne vere (non di grissini) e per la capacità di adattarsi morbidamente ai loro mille impegni quotidiani. Con questo abito Melania Trump è stata accolta da danzatori in costume tradizionale, suonatori di percussioni, sventolii di bandiere.

Al suo fianco, anche l’hair styilist personale di lunga data Mordechai Alvow e il capo dello staff Lindsay Reynolds, che – pare – sia stata obbligata a un certo punto al doppio lavoro di dover portare due borse, compresa una Hermès beige.

Lo chemisier di Céline ha accompagnato Mrs Trump al Greater Accra Regional Hospital insieme alla First Lady del Ghana (le scarpe, invece, non hanno resistito: via gli stiletto, ai piedi un paio di ballerine flat, più consone), con cui si è in seguito intrattenuta per un tè privato alla Jubilee House, dove la Flotus e l’omologa Rebecca Akufo-Addo si sono scambiate dei doni: Melania ha offerto un vassoio Chippendale inciso con un’immagine della Casa Bianca, Mrs Addo l’ha omaggiata con un panno Kente, icona dell’eredità culturale africana, a righe multicolori. Forse in pendant con l’abito striped di Melania

DAY 2: LA VISITA A CAPE COAST CASTLE, GHANA
Una giacca militare khaki con tasche a soffietto, strizzata in vita e con maniche sapientemente rimboccate. Un paio di pantaloni a sigaretta color sabbia dall’aplomb a dir poco perfetto. Un paio di mocassini stampa pitone. C’est tout. La First Lady ha scelto un look safari chic per la visita a Cape Coast Castle, il castello originariamente costruito dagli svedesi per il commercio di legname e oro ma poi utilizzato nella tratta atlantica degli schiavi africani. Insieme ad altre fortezze simili, fu utilizzato per ospitare gli schiavi prima di essere caricati sulle navi e venduti nelle Americhe, in particolare nei Caraibi. Questa «porta del non ritorno», com’era definita, era l’ultima tappa prima di attraversare l’Oceano Atlantico.

Alla First Lady, come da consuetudine, il permesso di accedere alla fortezza è stato accordato dal capo della tribù locale Fante, Osabarima Kwesi Atta, durante una cerimonia culturale svoltasi in mattinata all’Emintsimadze Palace di Cape Coast, nella Obama Hall, così battezzata in onore di Barak Obama, che visitò il sito nel 2009. Per l’incontro con i capi tribali, Melania ha semplicemente stretto sulla sua giacca militare un’alta cintura di cuoio e indossato un paio di stiletto di rettile (vero) color cioccolato di Blahnik (poi sostituite dai più pratici mocassini). Melania, molto colpita ed emozionata, ha poi descritto Cape Coast Castle come un posto speciale che tutti dovrebbero visitare, dichiarando che non dimenticherà mai questo luogo.

Sdrammatizzando sull’argomento, anche noi non abbiamo mai dimenticato la sua giacca militare multitasking del brand americano Veronica Beard, la stessa che la Flotus sfoggiò superbamente durante una visita ai militari della Joint Andrews Air Force Base nel Maryland nel settembre 2017. Allora ai piedi aveva dei tacchi grattacielo che fecero discutere. Oggi, molto meglio i mocassini stampa pitone. Suola bassa, low cost (sono di Zara!), classe alle stelle.

DAY 3: L’ARRIVO IN MALAWI
Atterrata nella capitale di Lilongwe dopo un volo di sei ore dal Ghana, Melania Trump è stata accolta dalla First Lady del Malawi Gertrude Mutharika di celeste vestita (anche lei di ritorno nel suo Paese dagli Stati Uniti, dove ha partecipato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e dove ha lasciato il marito, il presidente Peter Mutharika) e da un vento dispettoso che non lasciava in pace l’abito scelto per questa tappa africana: uno chemisier in crepe de chine di Joseph, marchio inglese fondato dal designer di Casablanca Joseph Ettedgui, con tasconi coloniali, sottile cintura in vita e spacchi laterali.

Malgrado i tacchi alti delle décolletées di suede firmate sempre Manolo Blahnik (e sostituite presto con loafer pitonate), Melania ha un fitto programma da rispettare. Prima, la visita a una scuola elementare di Lilongwe, dove assistere a una lezione di inglese, incontrare insegnanti e donare libri di testo e palloni da calcio. «In Malawi, USAid ha dimostrato che l’istruzione è una delle chiavi per combattere la povertà e promuovere la prosperità. Gli sforzi mirano ad aumentare l’accesso all’istruzione e ad assicurare che tutti i bambini acquisiscano le competenze necessarie per avere successo a scuola e nella vita», ha affermato la Flotus.

La visita prosegue alla Statehouse per un tè con la First Lady del Malawi, una passeggiata delle due donne nei giardini e uno spettacolo di danza tradizionale. Il vento non fa paura, nemmeno quando si indossa un abito lieve, con bottoncini e spacchi: basta tenere a bada saggiamente e con eleganza il tessuto svolazzante con una mano, e salutare e ringraziare con l’altra.

DAY 4: L’ARRIVO IN KENYA
Dopo la giornata trascorsa in Malawi, Melania arriva a Nairobi. Com’è finora accaduto nelle varie tappe del suo primo viaggio ufficiale, è stata accolta dalla First Lady Margaret Kenyatta e da una bambina che le dona un mazzo di fiori. Non si può certo dire che la Flotus abbia fatto di questo impegno un pretesto per ostentare gli ultimissimi acquisti di moda: anche in questo caso, infatti, il suo stile elegante ma sobrio è scandito da creazioni già sfoggiate in più di un’occasione.

Come l’abito di Erdem (il brand preferito da Kate Middleton) che ha deciso di indossare per il suo arrivo in Kenya: uno chemisier stampa pappagalli variopinti che nessuno di noi ha dimenticato dallo scorso luglio, quando la First Lady lo scelse per rientrare a Washington D.C. dopo un weekend trascorso sui campi da golf del New Jersey col marito. Alta cintura di vernice giallo sole a strizzarle la vita e décolletées bold coordinate non fanno altro che aumentare l’aurea positiva che la circonda.

DAY 4: A NAIROBI, PER PRENDERSI CURA DEI PIù PICCOLI
Due i look scelti da Melania per la giornata in Kenya, terza tappa del suo viaggio in Africa. Il primo, da esploratrice, sembra ispirato a Karen Blixen e prevede una candida camicia infilata nei pantaloni stretch khaki con rinforzi in suede da cavallerizza e alti stivali di pelle testa di moro, outfit (firmato Ralph Lauren) scelto per vivere il mini safari all’interno del Parco Nazionale di Nairobi e per cantare e raccontare storie ai bambini dell’orfanotrofio Nest. Il secondo, un abito ispirazione caftano della griffe parigina Thierry Colson, è lungo fino ai piedi, in popeline di cotone a strisce giallo oro e bianco, chiuso da bottoncini sul décolleté, con maniche a tre quarti e gonna ampia strizzata in vita da una cintura bianca come le ballerine rasoterra (probabilmente scelte per non sovrastare troppo in altezza la First Lady del Kenya). Non ricorda anche a voi una stilosissima Regina d’Africa?

DAY 5: AL CAIRO, MANNISH STYLE TRA LE PIRAMIDI
Chiusi in valigia i suoi freschi chemisier, Melania Trump ha toccato il suolo egiziano in panni maschili (dallo charme ultra femminile), indossando ampi pantaloni bianchi a vita alta, una camicia senza maniche con tanto di sparato e una cravatta nera, svolazzante, fermata con un semplice nodo. Sulle spalle, un blazer di lino; niente sky-high heels a favore di ballerine bicolore di Chanel. Le danno il benvenuto il presidente Abdel Fattah al-Sisi e la moglie Entissar. In scaletta, dopo i saluti ufficiali, una visita alle Piramidi di Giza e alla Sfinge. Poi, il rientro negli Stati Uniti. Va detto, per dovere di cronaca, che il look è stato nuovamente criticato dai suoi connazionali, che su Instagram l’hanno addirittura accusata di assomigliare a Michael Jackson nel video di Smooth Criminal. Critiche zittite dalla Flotus, che durante un’intervista rilasciata davanti alla Sfinge ha dichiarato di sperare che la gente si focalizzi su quello che lei sta facendo, non sul suo guardaroba (PS noi, però, di passare in rassegna i suoi outfit non possiamo proprio farne a meno!).

DAY 6: IL RITORNO NEGLI USA
All’alba di domenica 7 ottobre Melania Trump sbarca all’aeroporto militare Joint Base Andrews, nel Maryland, mettendo così fine al suo primo viaggio ufficiale come First Lady, che l’ha impegnata in Africa per quattro tappe e cinque giorni. Mano in tasca, sorriso imperturbabile, quello del ritorno negli USA è un perfetto stile jet-set: dolcevita di cashmere rosso per affrontare le temperature autunnali, pantaloni cropped beige con banda laterale rossa, una T-shirt, sempre rossa, che sbuca dal pull e ballerine color nude a punta aguzza. Il rosso è il colore scelto per il rientro in patria. Rosso come la passione, come la rabbia, come i tramonti africani ormai lontani. Come il Natale, che arriverà in un battibaleno. E che, all’ombra del maestoso abete della White House, scatenerà nuove, prevedibili polemiche. Bentornata a casa, Flotus!

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