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Mediterraneo: la proposta francese contro le emissioni navi

 

Rendere il Mare Nostrum una zona a emissioni controllate: la proposta francese al vaglio dell’Organizzazione Marittima Internazionale

 

(Rinnovabili.it) – Il Ministero della transizione ecologica e solidale francese ha proposto di limitare drasticamente le emissioni d’inquinanti per le navi che solcano il Mediterraneo. La proposta, al vaglio dell’Organizzazione Marittima Internazionale, renderebbe il bacino una delle poche aree a emissioni controllate (Emission Control Area – ECA) al mondo.

Esistono già accordi internazionali per abbattere le percentuali di zolfo (tra i principali inquinanti presenti nei carburanti per natanti) entro il 2020: se la normativa attuale prevede un calo dal 3,5% allo 0,5%, la proposta francese punta ad abbassare ulteriormente il limite di zolfo presente nel carburante allo 0,1%.

 

All’interno della ECA, inoltre, potrebbero circolare solo navi che si siano dotate di motorizzazione rispondente allo standard Trier III che riduce fino all’80% il rilascio di ossido d’azoto rispetto al livello di riferimento stabilito nel 2000.

Di qui la necessità di implementare anche un sistema di controllo e monitoraggio, nonché una serie di eventuali sanzioni per chi non dovesse rispettare i limiti di inquinamento atmosferico all’interno dell’ECA.

 

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Attualmente le zone a emissioni controllate nel mondo sono solo 4: la zona costiera tra Stati Uniti e Canada, parte del mar dei Caraibi, un’area che va dal canale della Manica fino al mare del Nord e buona parte del Mar Baltico. L’approvazione della proposta francese nel mar Mediterraneo richiede l’approvazione dei numerosi Paesi che vi si affacciano, Italia compresa. Le tempistiche per la valutazione, discussione e per l’adozione della manovra richiederanno quindi tempo, anche se la messa in opera dell’ECA è prevista per il 2022.

L’impatto sull’ambiente e sulla salute di una zona a emissioni controllate nel Mediterraneo dovrebbe evitare 1730 morti premature dovute all’inquinamento ogni anno. Un vantaggio che si tradurrebbe anche in guadagno economico con un risparmio di spese sanitarie stimato tra gli 8,1 e i 14 miliardi di euro annui per i Paesi mediterranei.

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