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Le leggende metropolitane sugli aerei

Anche le scie chimiche sono una leggenda metropolitana, ma nella realtà ben il 3% delle emissioni di gas serra viene dai viaggi aerei (foto: Robert Alexander/Getty Images)

Il disastro aereo del volo 302 della Ethiopian Airlines ha riacceso il dibattito sulla sicurezza degli aerei di linea. In questo caso al centro dell’attenzione è il modello del velivolo, il Boeing 737 Max 8, operativo dal 2017. Il 29 ottobre un altro esemplare della flotta indonesiana Lion Air era precipitato nel mare di Giava poco dopo il decollo, circostanze simili a quelle del disastro del 10 marzo a Addis Abeba.

Non è ancora possibile dire se gli incidenti siano collegati, le indagini sono ancora in corso. Il breve intervallo tra i due disastri, le apparenti similarità nella dinamica e il modello aereo di recente fabbricazione hanno però imposto azioni immediate. In via precauzionale l’Agenzia europea per la sicurezza aerea ha sospeso i voli dei 737 Max 8. Anche Trump ha voluto dire la sua affermando che gli aerei sono diventati troppo complessi e difficili da pilotare. Ma per quanto siano vuoti e disinformati i di Trump, dopo un disastro aereo la conversazione pubblica, tra una bufala e l’altra, segue sempre la stessa rotta: gli aerei saranno abbastanza sicuri?

Si possono dire con certezza due cose riguardo ai voli aerei.

Inquinano moltissimo (e al momento non esistono reali alternative verdi a portata di mano) e statistiche alla mano sono molto sicuri, oggi più che mai. Più sicuri di altri mezzi di trasporto che consideriamo ordinari, ma proprio perché la caduta di un aereo è rara, e il numero delle vittime può essere molto alto (ma oggi la maggior parte degli incidenti è senza fatalità) un viaggio aereo, anche senza aviofobia,  può ancora renderci nervosi.

IL nostro rapporto col volo e gli aerei emerge chiaramente anche nel folklore, e in particolare dalle leggende metropolitane.

La decompressione esplosiva: realtà e leggenda
Lo abbiamo visto in milioni di film: sparare dentro un aeroplano non è una buona idea. Un foro nella fusoliera o, ancora peggio, in uno dei finestrini innescherebbe una decompressione esplosiva e persone e oggetti sarebbero risucchiati (o espulsi) dall’aero a causa della grande differenza di pressione. I Mythbusters hanno smontato questo mito due volte nella loro carriera. Un foro di proiettile non fa assolutamente nulla a un aeroplano perché è troppo piccolo. Se invece un finestrino fosse spazzato via (Adam e Jamie usarono dell’esplosivo), il passeggero più vicino probabilmente non sopravviverebbe, ma non è detto che sarebbe risucchiato fuori dal velivolo (nel test di Mythbusters non succede). In ogni caso un moderno aeroplano può atterrare con danni anche più consistenti.

A essere irrealistica è quindi soprattutto l’idea che il foro di un singolo proiettile causi una decompressione esplosiva, a patto che non riesca infrangere un finestrino (poco verosimile su aerei di moderna generazione). Anche in quel caso sarebbero solo gli oggetti più vicini a rischiare l’espulsione, ma il sistema di pressurizzazione non riuscirebbe a compensare la perdita e per evitare rischi i passeggeri dovrebbero indossare le maschere di ossigeno. Vent’anni prima dei Mythbusters Jan Harold Brunvand, folklorista papà dello studio delle leggende metropolitane, ne parlava già nei suoi libri. In particolare pubblicava la lettera di un esperto di armi che riconduceva l’origine della leggenda metropolitana al romanzo di Ian Fleming Goldfinger. In realtà a essere un po’ fantasioso è solo il film, dove vediamo Goldfinger fluttuare a mezz’aria verso un lontano finestrino, rotto da un proiettile sparato durante la colluttazione con Bond. Fleming invece è innocente: nel romanzo a morire è Oddjob e invece di un proiettile Bond usa un coltello per rompere intenzionalmente il finestrino, che però è proprio di fianco al sedile dello scagnozzo. Fleming (che non era un fan dei viaggi aerei) aveva letto sui giornali, come Bond nel romanzo, di un aereo che nel 1957 “sopra la Persia” aveva perduto un finestrino, e con esso il passeggero accanto. Non era una fake news, è successo a un volo Air France il 20 aprile del 1957. L’aereo è comunque atterrato senza altre vittime.

Il volo 401
Il 29 dicembre del 1972 il volo Eastern Air lines da New York a Miami si schiantò nelle Everglades. Le vittime furono in tutto 101, 75 si salvarono. La causa dello schianto fu un errore del pilota, che urtando la cloche disinserì l’automatismo che manteneva la quota. L’aereo continuò a viaggiare con l’autopilota mantenendo l’assetto, ma cominciò a scendere lentamente. I piloti se ne accorsero quando era troppo tardi. Quattro anni dopo uscì il libro di John G. Fuller  The Ghost of Flight 401, dove si raccontava di strane apparizioni verificatesi bordo degli aerei che montavano le parti del volo 401. L’aeroplano infatti era un modello nuovo di zecca, e si diceva che la compagnia avesse recuperato le parti utilizzabili. Ma quei fantasmi erano una realtà che la Eastern Air Lines voleva insabbiare. Come nel caso dell’auto maledetta di James Dean, un vero incidente deve aver messo in moto la fantasia. Lo scettico Brian Dunning spiega che, dopo il disastro, un altro aereo fece un atterraggio di emergenza, e su una rivista di settore i piloti scherzarono sul fatto che poteva trattarsi dello spirito del capitano che pilotava il 401. La cosa, per i piloti, finì lì. Ma non per Fuller, specialista in spazzatura sensazionalistica, che vide l’opportunità di ricamarci sopra una storia. Nessuna testimonianza (anonima) nel libro è attendibile, e non era nemmeno vero che i resti dell’aereo schiantato erano stati cannibalizzati.

Leggende di guerra
Gli aerei possono impaurire anche da terra. Durante la seconda guerra mondiale in Italia si diffuse la leggenda di Pippo, un aereo militare che volava di notte e che avrebbe bombardato ogni edificio illuminato, civile o militare. Ne parla in dettaglio lo storico Cesare Bermani in Spegni la luce che passa Pippo (1996). A seconda delle zone le caratteristiche di Pippo variavano, per esempio poteva essere un alleato o un nemico, ma si poteva riconoscere dal caratteristico rumore. Nel frattempo anche il Regno Unito aveva qualche problema con gli aerei, ma in questo caso erano i piloti della Raf ad avere paura. Qualcosa, ne erano certi, sabotava i loro velivoli: i gremlin. Queste creature, di aspetto variabile ma generalmente umanoidi, erano incolpate per tutti i guasti, non rari, che doveva sopportare un pilota in volo. Qualcuno ha anche detto di averli visti. Se il sabotaggio di un gremlin faceva paura, era però meglio della verità: gli aerei dell’epoca non erano i prodigi tecnologici che sono ora, e una volta in volo erano anche dei bersagli. A far diventare i gremlin personaggi pop (prima di Joe Dante) è stato nientemeno che Roald Dahl, un cultore di leggende metropolitane. I cinefili ricorderanno anche il più memorabile segmento del film Ai confini della realtà (1988), quello diretto da George Miller: come nell’episodio della serie tv a cui si ispira (1963), un gremlin se la prende con un aereo di linea.

Strani passeggeri
Tokyo, 1954. Un uomo all’aeroporto mostra il suo passaporto. Tutto in regola, a parte un particolare: la nazione di provenienza, Taured, non esiste. Interrogato, spiegherà che Taured esisteva da mille anni, e si troverebbe dalle parti dell’attuale principato di Andorra. Mentre le autorità cercavano di venire a capo della faccenda, l’uomo di Taured scomparve dalla stanza in cui era confinato e non se ne sentì più parlare. La storia circola da anni sui siti specializzati in soprannaturale, con molte varianti e senza un’ombra di prova a supporto dell’accaduto. In realtà il seme della leggenda era stato seminato prima del web. La traccia più antica si trova nel libro The Directory of Possibilities (1981) a cura Colin Wilson e John Grant, una specie di raccolta di fenomeni inspiegabili. Nel libro però la storia, in un articolo di Paul Begg, è esaurita in quattro righe, si accenna solo a un uomo che nel 1954 ha mostrato documenti di Taured, senza ulteriori dettagli. Come osserva Garth Haslam su Anomalies, non è dato sapere su quali fonti, se c’erano, si basava Begg ma quelle poche righe stimolarono la creazione di una leggenda più articolata. L’uomo di Taured non è quindi da confondere con i veri misteri inspiegabili dell’aviazione. Ancora oggi, per esempio, non sappiamo chi fosse DB Cooper, il dirottatore che nel 1974, alla vigilia del Ringraziamento, riuscì a prendere in ostaggio un Boeing negli Stati Uniti con la minaccia di una bomba. Dopo essersi fatto consegnare il riscatto e aver fatto sbarcare i passeggeri, l’aereo ripartì con l’equipaggio e Cooper, che poi si paracadutò. Le teorie e i sospetti abbondano, come pure le presunte confessioni, ma il caso è ancora aperto.

Protesi esplosive
C’è almeno un’altra leggenda che ha a che fare con la differenza di pressione. Raggiunta una certa quota gli impianti al silicone potrebbero esplodere. Queste storie le abbiamo sentite tutti, e come tutte le classiche leggende metropolitane di solito i protagonisti e i dettagli sono sfuggenti. Eppure nel 1997 proprio dall’Italia sarebbe arriva la conferma da un incidente accaduto a Carmen Di Pietro. In realtà la disavventura non è stata causata dal viaggio aereo, e non ci fu alcuna esplosione, come ha spiegato il medico che visitò Di Pietro. Casi di cronaca simili (in alcuni casi c’era dietro una frode assicurativa) tendono comunque a legittimare la leggenda, a dispetto del fatto che semplicemente non è possibile che queste protesi esplodano se la pressione è più bassa del normale. Ma forse non tutti sanno quanto sia datata questa leggenda. Sofia Lincos del Ceravolc (Centro per la Raccolta delle Voci e Leggende Contemporanee) spiega a Wired che le prime protesi al seno in silicone vennero impiantate nel 1962. Già dai decenni precedenti, però, una nuova invenzione prometteva alle donne di guadagnare un paio di taglie: si trattava di reggiseni gonfiabili tramite un’apposita pompetta. Questa innovazione ebbe un certo successo nel corso degli anni ’50, soprattutto negli Stati Uniti, con tutto il corredo di articoli di costume, sketch satirici e narrazioni.

“È in questo periodo – prosegue Lincos – che troviamo per la prima volta la storia della donna che, su un aereo, vede il suo seno ingrandirsi sempre di più fino a scoppiare. Notizie di questo tipo arrivarono anche in Italia: nel 1967, ad esempio, il Corriere della Sera pubblicò un articolo su una hostess in volo verso Los Angeles che, indossando uno di questi reggiseni, aveva visto il suo seno a ‘ingrandirsi fino alla quinta misura’, e aveva risolto il tutto con l’aiuto di uno spillone preso dal cappello di una viaggiatrice. Ancor prima, nel 1956, la Tribuna Illustrata aveva raccontato ai suoi lettori di una passeggera diretta da Galveston al Messico e munita di ‘seni pneumatici’, a cui il reggiseno era immancabilmente scoppiato”

Racconti che vennero ripescati quando le protesi al silicone diventarono disponibili al pubblico e la cui diffusione evidenzia probabilmente una certa diffidenza verso quelle nuove diavolerie arrivate dagli Stati Uniti. E, magari, anche un po’ di sospetti verso il volo aereo in generale.

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