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La paura del terrorismo è finita, in Tunisia tornano i turisti ...

La paura del terrorismo è finita, in Tunisia tornano i turisti …

Alla fine, la paura svanisce e l’estate trionfa: a tre anni dalla strage di bagnanti sulla spiaggia di Port el-Kantaoui, a Sousse, e dall’attacco agli stranieri nel museo del Bardo, in Tunisia ritornano i turisti. E per l’economia del Paese mediterraneo è una boccata d’aria indispensabile. Il turismo è un settore trainante per l’intero Paese, vale almeno il sette per cento del Pil. La maggiore tranquillità, assieme alla svalutazione del dinaro, stanno portando le prenotazioni estive ai livelli di prima del 2015.

Per i viaggiatori in cerca di affari, l’offerta tunisina è particolarmente allettante, anche perché l’incubo di attacchi terroristici è in parte sfumato, grazie alle misure di sicurezza adottate dagli impianti turistici e alla maggior decisione del governo con gli integralisti. “La Tunisia ormai sta fra i primi Paesi in termini di sicurezza, ma in modo intelligente, senza opprimere i viaggiatori”, dice Abdel Behiri, dell’Ente nazionale per il turismo tunisino. Telecamere di sorveglianza, agenti di sicurezza nelle spiagge, polizia armata nelle zone ad alta densità di stranieri: il messaggio è chiaro, e si affianca a un atteggiamento governativo di minor tolleranza verso l’integralismo.

Nei primi sei mesi dell’anno, comunica il ministero del Turismo, gli arrivi hanno raggiunto i tre milioni, e le prospettive sono rosee anche per il resto del 2018, con una previsione di arrivi che raggiunge gli otto milioni di persone. Mete ambite come Djerba sono ormai al tutto esaurito, molte destinazioni hanno raddoppiato le presenze rispetto all’anno passato.

Grandi operatori come Thomas Cook, che dopo gli attentati di Sousse e del Bardo aveva cancellato i pacchetti vacanze tunisini, adesso sono tornati e hanno triplicato i voli. Italiani, tedeschi e francesi sono già rientrati, i tour operator ora spingono sul mercato russo e su quello cinese. I primi incassi sono soddisfacenti: 1,29 miliardi di dinari, pari a 420 milioni di euro, per la prima metà dell’anno, sfiorano ormai i livelli del 2010, prima della rivoluzione.

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