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La Nazionale femminile australiana alza la voce: «Premi uguali a quelli maschili»

Comincerà solo venerdì la Coppa del Mondo di calcio femminile in Francia, ma le calciatrici australiane il loro primo gol lo hanno già fatto. Dopo aver alzato la voce con la loro campagna contro la disparità di trattamento per quanto riguarda i premi rispetto ai colleghi maschi, hanno ottenuto che la Fifa rivedesse al rialzo il montepremi della manifestazione. Solo per capirci: la posta in palio per il Mondiale delle donne è di 30 milioni di dollari, 4 dei quali vanno alla squadra campione.

La cifra, per essere onesti, è già raddoppiata rispetto alla scorsa edizione di Canada 2015, ma resta in ogni caso lontana anni luce dal dorato mondo dei maschi. Nel Mondiale del Qatar nel 2022 gli uomini si giocheranno la gloria e 440 milioni di dollari. La Francia, vincitrice in Russia l’anno scorso, ha ricevuto 38 milioni di dollari in premio. Per carità, nessuno si immagina di avvicinare i guadagni di Cristiano Ronaldo e compagni, ma «non è possibile – rivendicano le calciatrici australiane – che se dovessimo vincere il Mondiale in Francia non guadagneremmo almeno quanto hanno guadagnato i nostri colleghi maschi che in Russia non superarono il primo turno». Ci sta. Eccome se ci sta.

Questa volta, però, c’è da dire che la faccia ce l’hanno messa anche gli uomini e a sostegno dell’iniziativa è arrivata la dichiarazione, la scorsa settimana, di John Didulica, amministratore delegato di Pfa (Professional Footballers Australia) e altri dirigenti del sindacato, i quali hanno scritto alla Fifa, chiedendo un immediato raddoppio dei premi in denaro per il torneo femminile, dicendo che le calciatrici sono «vittime di discriminazione». Non solo: anche il FifPro, sindacato internazionali dei calciatori, ha voluto sostenere la richiesta: «Le donne dovrebbero ricevere parità di trattamento con le loro controparti maschili, che dovrebbero includere il viaggio e l’alloggio, nonché le loro cure mediche e il risarcimento finanziario», si legge nella nota. «Suggeriamo che, come minimo la Fifa aumenti il montepremi di 27 milioni di dollari portandolo a 57 milioni». 

Non un tema nuovo la disparità retributiva nel calcio: se ne parla già da tempo e le azioni di protesta si fanno sempre più numerose. Come quella, a marzo, delle calciatrici della nazionale statunitense che hanno citato in giudizio la federazione Usa per discriminazione di genere, o quella di Ada Hegerberg, stella della nazionale norvegese e Pallone d’oro in carica, che non sta giocando per la Norvegia in segno di protesta per quello che lei ritiene un generale disprezzo per la squadra femminile da parte della Federcalcio norvegese. 

Da sottolineare, anche qualcosa di positivo: il 6-7 giugno la Fifa ospiterà a Parigi la sua prima “Women’s Football Convention”, una convention dove, stando a quanto annunciato, i leader del mondo dello sport e della politica discuteranno lo sviluppo del calcio femminile. Chissà che sia la volta buona.

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