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Kingdom Hearts III, la recensione.. doppia!

La recensione di Kingdom Hearts III raddoppia! 

2002. Arriva nei negozi Kingdom Hearts, un titolo partorito dalla mente di Tetsuya Nomura e frutto di una partnership per certi versi rivoluzionaria: quella tra Square Enix e Disney. Una collaborazione che ai più sembrò strana, a tratti improbabile, ma che funzionò ed anche tanto. I tanti giocatori che all’epoca si tuffarono a capofitto nelle avventure del giovane Sora, compresi i due che stanno scrivendo questa “doppia recensione”, furono strabiliati da una trama intrigante, divertente e ricca di colpi di scena, unita ad un gameplay un po’ ingessato ma comunque godibile e funzionante. I vari capitoli della saga, usciti tutti su console diverse ed oggi tutti presenti su PlayStation 4, hanno arricchito ed allo stesso tempo complicato la trama della Dark Seeker Saga, che ha raggiunto la sua fine con Kingdom Hearts III. Abbiamo giocato per ore ed ore a questo ultimo capitolo, disponibile dal 29 gennaio su PlayStation 4 ed Xbox One, divertendoci ed emozionandoci, ed oggi siamo pronti a recensirlo per voi. Volete sapere cosa ne pensiamo? Continuate con la lettura e, tranquilli, non ci saranno spoiler.

Una trama dal cuore d’oro

Kingdom Hearts III, secondo Nomura, doveva chiudere una volta per tutte la sequela di eventi cominciata nel lontano 2002. Dopo l’eliminazione di Ansem e Xemnas, antagonisti di Kingdom Hearts e Kingdom Hearts II, il maestro Xehanort è tornato in vita con l’obiettivo di ricreare una nuova Guerra dei Keyblade, in modo da riforgiare la leggendaria X-Blade ed evocare il Kingdom Hearts per conquistarne il suo potere. Starà a Sora, ancora scosso e senza poteri dopo quanto accaduto in Dream Drop Distance, ed ai suoi tanti amici fermare il diabolico piano del maestro; un piano che ripropone, in salsa più tragica rispetto alle scorse incarnazioni della saga, l’eterna lotta tra luce ed oscurità. Per riacquistare tutti i suoi poteri e sbloccare il Potere del Risveglio, il protagonista dovrà viaggiare tra i pochi mondi Disney presenti all’interno del gioco. All’interno di questi tuttavia la trama stenta a decollare, in quanto l’attenzione del team di sviluppo sembra, almeno all’apparenza, essersi spostata sugli avvenimenti dei personaggi Disney-Pixar. Durante la prima ventina di ore infatti la trama principale si dipana solo attraverso pochissime cutscene, che saranno mostrate solo dopo aver battuto il boss del mondo in cui si trovano Sora, Paperino e Pippo. Terminati i mondi Disney tuttavia, la narrazione subisce un’incredibile accelerata. Un turbinio di emozioni, di ricordi e di colpi di scena che porterà al fatidico scontro finale, e che siamo sicuri farà scendere una lacrimuccia ai fan più affezionati della saga. Terminato lo scontro, l’epilogo sarà altrettanto commovente ed emozionante, e riuscirà a chiudere tutte o quasi le situazioni lasciate in sospeso negli scorsi titoli, lasciando qualche indizio concernente il futuro della saga. Insomma, nonostante una fase iniziale parecchio lenta, non possiamo fare altro che promuovere il lavoro fatto da Nomura, che è riuscito con alcuni colpi di genio a regalarci un finale pregno di emozioni e di momenti indimenticabili, riuscendo a far breccia nel cuore di tutti i videogiocatori grazie ad un’ottima caratterizzazione dei personaggi e ad alcuni avvenimenti che sarà difficile dimenticare. Il cerchio si è chiuso? Si, ma se ne apre uno altrettanto interessante..

Gameplay rinnovato e divertente! 

Kingdom Hearts III è forse il miglior capitolo della saga per quanto riguarda il gameplay. Square Enix ha infatti unito tutte le cose buone viste nei titoli precedenti (escluse le Fusioni di KHII, assenti ingiustificate) per creare un gioco divertente, dal combat system veloce e parecchio vario. Sono infatti tornati il Focus visto in Birth By Sleep, che permette di attaccare i nemici a distanza, ed una versione migliorata ma meno prepotente del Fluimoto visto invece in Dream Drop Distance, grazie al quale potremo effettuare spettacolari attacchi interagendo con l’ambiente circostante. Le novità introdotte all’interno del combat system sono invece quelle relative alle Power Form, delle potenti trasformazioni dei Keyblade equipaggiati, ognuna con un moveset diverso e dedicato, le Attrazioni ed i vari comandi di reazione che ci permetteranno di sferrare potenti attacchi in combo con Pippo, Paperino e tutti gli altri membri del nostro party, che per l’occasione è stato ampliato e che adesso comprende ben 5 posti disponibili; tale feature ci permetterà sia di avere più di un aiuto contro i numerosissimi gruppi di nemici, ampliati rispetto ai precedenti capitoli della saga, sia di non mettere “in panchina” Pippo e Paperino per far spazio al Woody di turno. Le Power Form invece hanno contribuito a dare nuova linfa vitale alle battaglie; dopo aver concatenato una sequela di combo, tramite la pressione del tasto Triangolo sarà infatti possibile scatenare una nuova forma del Keyblade equipaggiato al momento, che ci permetterà di scatenare una serie di attacchi particolarmente veloci e scenografici che faranno molto male ai malcapitati di turno. Le attrazioni invece sono repliche di alcune giostre dei parchi Disney, e sono attivabili solo dopo aver colpito un nemico contrassegnato da un’icona verde. Una volta attivate, partirà una sorta di minigioco grazie al quale potrete infliggere ingenti danni al nemico. Secondo chi vi scrive tuttavia, le Attrazioni sono una feature dimenticabile, utile solo a spezzettare il combattimento; sono state infatti poche le volte in cui le abbiamo utilizzate, con scarsi risultati per giunta. Degna di nota la varietà di situazioni ideate da Nomura e soci, che hanno lasciato la loro impronta in ogni mondo Disney; bellissimi sono infatti i mondi dedicati a Toy Story, Big Hero 6 ed ai Pirati dei Caraibi. Soprattutto in quest’ultimo vi ritroverete in una sorta di Assassin’s Creed Black Flag, con tanto di battaglie navali e isole liberamente esplorabili. Meno riusciti invece quelli di Monsters Co. ed Arendelle, abbastanza piatti e noiosi. Degno di nota anche il lavoro fatto con le sezioni relative alla Gummiship, che passano da beat em’up su binari ad un’esplorazione spaziale in free roaming, con sezioni piene di tesori segreti e di boss nascosti. Insomma, la varietà c’è, il divertimento pure; tanto basta a Kingdom Hearts III, che sia chiaro, nella sua storia non ha mai particolarmente brillato sul fronte del gameplay.

Una gioia per gli occhi, una gioia per il cuore

Lo diciamo senza mezzi termini: Kingdom Hearts III è una gioia per gli occhi. L’Unreal Engine, motore grafico scelto da Square Enix dopo l’abbandono del Luminous Engine, riesce in più di un caso ad avvicinarsi, se non ad eguagliare, la qualità d’immagine vista nei film animati Disney e Pixar. La pulizia dell’immagine è netta, le texture sono ben definite, i particellari abbondano ed anche nelle situazioni più concitate, il frame rate su PS4 Pro è stabile. Le animazioni in combattimento, sia di Sora che dei vari nemici sono tutte ben curate ed abbastanza credibili. Ottima anche la cura riposta nella trasposizione dei vari mondi Disney, oltre che nella ricreazione dei personaggi visti nel corso della saga che all’epoca erano mossi da un diverso motore grafico. Per le prestazioni su PS4 standard, vi rimando alla seconda parte di questo articolo!

In conclusione..

Per quanto mi riguarda dunque, al netto di qualche problema di ritmo e dell’eccessiva facilità dei combattimenti, Kingdom Hearts III rappresenta il punto più alto raggiunto dalla saga fino ad ora. Una chiusura di un cerchio durato 17 lunghi anni, che riesce a divertire ed emozionare, e che difficilmente verrà dimenticata dai tanti fan della saga. L’essere fan storico di questa saga mi imporrebbe di regalare un voto più alto a Kingdom Hearts III, ma l’oggettività mi impone di dargli..

8.5
Kingdom Hearts III: tra luce e oscurità

Il terzo capitolo numerato della serie Kingdom Hearts è finalmente giunto tra noi dal lontano annuncio nel 2013 promettendo di chiudere definitivamente un arco narrativo aperto 16 anni fa. La posta in gioco è altissima e la creatura di Tetsuya Nomura, bramata da molti, ha un compito davvero complesso da svolgere. Saranno bastati i 5 anni di sviluppo con annesso cambio di motore di gioco per far risplendere di luce Kingdom Hearts III e santificarlo come degna conclusione della saga di Xehanort?

La saga crossover di Disney e Square Enix, nata come un esperimento, è riuscita nel tempo a coniugare divertimento, complessità narrativa e un buon tasso di sfida scaturito dalle meccaniche da Action RPG che da sempre contraddistinguono la serie. Un connubio perfetto tra gli universi di Final Fantasy e quelli Disney che Tetsuya Nomura è riuscito a prolungare fino ad oggi invadendo prepotentemente le fantasie di tutti i videogiocatori. Dopo la pubblicazione costante delle edizioni rimasterizzate dei capitoli precedenti, fondamentali per comprendere a pieno la trama principale del gioco, l’inizio del 2019 si è rivelata la finestra di lancio perfetta per l’ultima creatura di Nomura, impegnato contemporaneamente con il remake di Final Fantasy VII.

Luci e ombre

L’eterna battaglia tra luce e oscurità necessita di una svolta e Kingdom Hearts III in tal senso ha un compito arduo: chiudere le infinite sottotrame che la serie porta con sé dal lontano 2002 e che dopo la pubblicazione di ogni capitolo hanno assunto una forma sempre più articolata. L’eredità da raccogliere pesa come un macigno e se i capitoli canonici della serie non bastassero a rendere la trama complessa, i collegamenti con il videogame per smartphone, Union X, sono sempre più tangibili; essendo X la saga da cui l’epopea di Kingdom Hearts ha avuto inizio cronologicamente. Niente paura, sebbene lo spettro di Union X sia sempre dietro l’angolo, Kingdom Hearts III concentra i suoi sforzi sul protagonista che nel tempo abbiamo imparato ad amare. Sora, insieme ai suoi più fidati compagni Paperino e Pippo devono necessariamente intraprendere una nuova avventura alla ricerca dei guardiani della luce perduti in vista dello scontro finale con il Maestro Xehanort. L’avventura inizia laddove Kingdom Hearts Dream Drop Distance termina. Su ordine del Maestro Yen Sid, Sora e compagni si precipita alla ricerca dei suoi poteri, persi nuovamente a causa del gioco di Xehanort messo in atto nello scorso capitolo. Durante i suoi viaggi attraverso i mondi Disney e Pixar per la prima volta, egli dovrà recuperare la sua forza e il potere del risveglio, necessario per ripristinare la luce dei guerrieri del Keyblade caduti collegati a Sora.

Il cuore di Disney

Inizia dunque il nostro viaggio attraverso i coloratissimi mondi Disney che risplendono di una vivacità di colori pazzesca, tutti variegati tra loro e capaci di far immergere i giocatori, rendendoli come da tradizione, parte delle vicende dei relativi film d’animazione. Kingdom Hearts III riesce bene sotto questo punto di vista: i personaggi Disney sono realizzati a perfettamente e si ha sempre la sensazione di avere tra le mani dei film di animazione giocabili; nonostante ciò alcuni mondi sono strutturati meglio di altri, i quali vengono relegati a una serie di percorsi su binari in cui l’esplorazione è esigua. Il nostro percorso nei mondi Disney e Pixar dura complessivamente più della metà della storia principale, in cui vi sono solo piccolissimi accenni alla trama originale del gioco, la quale si esprime in tutta la sua potenza esclusivamente verso le battute finali, ovvero quando tutti i mondi Disney a disposizione vengono completati. Complessivamente i mondi Disney si presentano come aree di gioco gigantesche e ben diversificate in cui potremmo fare praticamente di tutto; dal controllare dei robot giocattoli giganti, al salpare con una nave nel mare dei Caraibi. La diversificazione delle situazioni proposte non manca, se poi vi aggiungiamo un gameplay estremamente vario e personalizzabile, che ben si sposa con la struttura classica della serie, l’offerta ludica non può che incrementare la qualità del prodotto finale che da sempre vanta di una difficoltà elevata nel generare noia durante le battaglie.

Il cuore di Square Enix

Sotto il profilo del gameplay abbiamo una vasta gamma di opzioni per scontrarci contro gli Heartless, i Nessuno ed i Nesciens. Possiamo optare per i classici attacchi con il Keyblade o per le magie relegate al consumo dell’apposita barra PM. Proprio i Keyblade in questo capitolo introducono le trasformazioni che prendono il posto delle amate fusioni di Kingdom Hearts II. Ogni Keyblade che impugneremo ci garantirà dopo una serie di colpi andati a segno, la possibilità di trasformarlo, scatenando così la fusione con relativo incremento di statistiche che varia da arma ad arma e garantendoci un nuovo pattern di attacchi molto potenti e variegati di cui possiamo usufruire per un tempo limitato; prima del suo termine è possibile terminare la fusione con un epilogo che consiste in un attacco massivo capace di ripulire orde intere di nemici. Torna anche il comando di tiro, presente in Kingdom Hearts Birth by Sleep, anch’esso relegato al consumo di un’apposita barra che ci permetterà di marchiare i nemici per poi scatenare un potente attacco che varia per Keyblade impugnato al momento. Tornano inoltre le invocazioni, dette Legami, che ci permetteranno di evocare i personaggi di altri mondi Disney in nostro aiuto al costo dell’intera barra degli MP dedicata alle magie. La vera novità della produzione insieme alle trasformazioni dei Keyblade riguarda le Attrazioni, comandi situazionali che ci permetteranno di invocare delle tradizionali giostre Disney delle applicazioni più disparate, sempre utili per spezzare l’azione e far fuori orde di Heartless in massa. Di carne al fuoco dunque ce n’è tanta, forse troppa; nonostante la varietà sia molto elevata, il bilanciamento lascia un po’ a desiderare e non è raro che nelle fasi avanzate del gioco ci si ritrovi ad usare solo alcune trasformazioni piuttosto che le invocazioni, che tendono ad avere un ruolo marginale in quanto un determinato Keyblade con relativa trasformazione può ribaltare le sorti della battaglia sfruttando lo spam selvaggio dell’attacco di base. Ecco che la componente GDR dell’opera viene meno e non si sente come in passato la necessità della selezione di un’abilità dal menù piuttosto che un’altra. Esse infatti ritornano anche qua, con qualche nuova aggiunta e molta tradizione insieme all’equipaggiamento di oggetti consumabili, anelli e armature. Interessante invece, l’aggiunta della forgia nei negozi dei Moguri, che ci permetterà con i giusti materiali raccolti durante la nostra avventura, di potenziare i nostri Keyblade, migliorandone le statistiche di attacco e magia e permettendogli l’acquisizione di alcune abilità passive utili. Nonostante il bilanciamento del gioco venga meno dunque, la varietà di gameplay diverte molto grazie anche alla spettacolarità delle combo e degli effetti, donando un ottimo senso di appagamento durante le battaglie. L’inclusione del fluimoto, accennato in Dream Drop Distance ci permette una mobilità d’azione senza precedenti sfruttando le superfici per dei supersalti e dei super attacchi a zona. Peccato per la difficoltà molto esigua di questo terzo capitolo numerato, che se giocato a esperto rimane comunque troppo facile rispetto a tutti i capitoli precedenti. Un ottimo lavoro è stato svolto con la Gummiship che fa il suo ritorno in questo terzo capitolo numerato e che qui assume un ruolo decisamente più accattivante. Questa volta alla guida della nostra navicella personalizzabile o creabile da 0, ci ritroveremo in un free roaming spaziale tra i mondi in cui potremmo esplorare, raccogliere materiali per creare dei nuovi progetti e affrontare gli Heartless con le stesse modalità del passato. La realizzazione della componente Gummiship si presenta così grande da poter essere definita come un gioco nel gioco e dopo aver assaggiato una parte di avventura spaziale ci siamo resi conto dell’enorme potenziale secondario che è in grado di offrire specialmente sul fronte dei boss segreti. Non mancano all’appello i numerosi minigiochi, tutti caratteristici e ottimi per spezzare il ritmo dell’azione classica, presenti in ogni mondo Disney, grazie anche all’inclusione del Classic Kingdom che richiama una raccolta di vecchi giochi classici LCD a tema, e utili anche per la raccolta di materiali per le elaborazioni, oggetti da equipaggiare, collezionabili e ingredienti per la cucina. Quest’ultima è una nuova aggiunta per la serie: grazie all’inclusione di Remy dal film Pixar Ratatouille è possibile dedicarci alla cucina di varie pietanze grazie agli ingredienti che raccoglieremo durante la nostra avventura, utili per incrementare temporaneamanete le nostre statistiche per le battaglie. Un’aggiunta gradita ma della quale non vi era necessità in quanto è possibile progredire senza problemi anche senza usufruirne. È possibile inoltre scattare delle foto con funzione integrata per i selfie che permettono di catturare dei momenti belli e talvolta esilaranti che la community sfrutterà sicuramente a dovere. Insomma, di attività secondarie ce ne sono in abbondanza anche se sono tutte molto relative; diverso il discorso per il post game, che offre poco in termini di sfida e scoperta.

Trama buona, con poco ritmo

Sul fronte della trama, è un peccato la rimozione dei personaggi di Final Fantasy che comunque non avrebbero avuto il loro posto nella chiusura della Dark Seeker saga, e dei mondi originali giocabili, che vedremo perlopiù attraverso le numerosissime cutscene del gioco. Queste ultime, seppur realizzate in un ottima CGI, non riescono tuttavia a trasmettere quanto vorrebbero e talvolta sono caratterizzate da una deludente inespressività e la loro lunghezza molto spesso spezza più volte il ritmo del gioco. Nonostante questo, alcune di loro son doverose per la preparazione all’epilogo del gioco e per aggiornarci sulle vicende parallele alla nostra, ovvero i raduni dell’Organizzazione XIII e i movimenti di Riku insieme a Re Topolino, anche se verso le battute finali sanno anche emozionare egregiamente. La sceneggiatura si presenta debole e frastagliata, dove alcuni personaggi trovano risalto più di altri e la scelta forzata di scindere marcatamente le due anime che compongono il brand ha richiesto dei sacrifici per la narrazione, relegando alcuni personaggi ad un ruolo talvolta marginale e approfonditi esclusivamente nelle ultime ore di gioco con qualche mancanza. Gli espedienti narrativi utilizzati sono funzionali alla complessità della trama che necessita di una chiusura ma che spesso e volentieri non dà risposte esaustive su diversi fronti, lasciando sempre quell’alone di mistero a cui siamo stati abituati. L’utilizzo del Deus Ex Machina si rivela dunque evidente per sbrigliare la matassa più agglomerata dell’endgame. Ma il fulcro dell’esperienza promessa da Nomura viene mantenuto. Le vicende incrociate di Xehanort e Sora arrivano ad una conclusione, più o meno soddisfacente ma chiudono un cerchio di una notevole durata e complessità.

Un cuore tecnico di pura luce

Tecnicamente è stato svolto un ottimo lavoro: durante la nostra intensa prova di 60 ore totali, 30 delle quali sono state necessarie per il completamento della storia principale, non abbiamo riscontrato alcun bug mentre un ottimo lavoro è stato svolto sul fronte del frame rate che anche su console di base è capace di mantenere una stabilità tra i 30 e i 40 fotogrammi al secondo e solo in rari casi si avverte qualche calo, frame rate impostabile comunque dalle impostazioni in cui potremmo impostare una blocco per i 30 fissi. Una cura maniacale delle ambientazioni ricche di dettaglio e trepidanti di colori risaltano un gameplay frenetico che farà sentire a casa gli amanti della serie. L’utilizzo dell’Unreal Engine 4 si rivela azzeccato e quel travagliato anno di passaggio di motore dal Luminous Engine a quello di Epic Games ha giovato senz’altro al titolo, che ora può rimanere senza problemi al passo con i tempi, anche per delle future versioni. Note dolenti riguardanti la telecamera, che in alcune situazioni si dimostra bizzarra e confusionaria nelle situazioni più concitate in cui vi sono grandi nemici o delle superfici verticali troppo vicine a Sora, e le traduzioni in italiano,molto spesso incoerenti e talvolta inclusive di errori grammaticali grossolani. Note di merito per quanto riguarda il comparto audio che anche in questo ultimo capitolo non fallisce, offrendo degli ottimi riarrangiamenti delle vecchie colonne sonore e alcuni interessanti remix tra esse nonché qualche novità di Yoko Shinomura. Gli effetti grafici e sonori sono al loro posto e sono coerenti con ciò che viene mostrato su schermo, i veterani della saga apprezzeranno senz’altro.

Concludendo

Anche questa avventura di Sora e compagni è giunta al termine, lasciandoci particolarmente sorpresi. Tra alti e bassi l’ultima creatura di Tetsuya Nomura ne esce pulita, cercando di accontentare qualsiasi tipo di giocatore e offrendo un fanservice che non stona e piace, facendo leva sui ricordi e le preferenze dei veterani della serie. Un capitolo di unione che riesce a prendere tanto di tutti i capitoli precedenti cercando di inserire il tutto in un contesto pseudo-conclusivo degno per questa saga. Le risposte che cercavamo trovano soddisfazione solo parziale e siamo sicuri che con gli aggiornamenti di Union X molti dei nodi rimasti in sospeso anche con il terzo capitolo numerato verranno sciolti. Diverso invece il destino futuro della serie che, grazie all’epilogo e al filmato segreto nonché alle dichiarazioni passate di Nomura, vedrà una nuova luce. Kingdom Hearts III diverte: è un prodotto che saprà far felici molti giocatori, riuscendo ad intrattenere e a far avvicinare al brand i nuovi; e a soddisfare i cultori del Regno dei Cuori al netto di qualche momento morto, occasioni sprecate e qualche ombra sulla trama, ma la conclusione della Dark Seeker saga rimane un punto di svolta cruciale per tutta la serie ed è stato affrontato forse con un po’ di scontatezza, ma capace di emozionare negli ultimi atti. Un vero peccato per il timido legame tra Square Enix e Disney durante tutta la prima parte dell’avventura, dove una maggiore interazione delle due parti come in passato avrebbe sicuramente aiutato la costruzione di un epilogo più convincente e meno frettoloso. Se siete dei fan della saga l’acquisto è ovviamente obbligatorio mentre per chi ancora non ha aperto il suo cuore ad essa è consigliato il recupero dell’intera saga al fine di godersi a pieno questa conclusione di saga che da anni ha saputo incollare allo schermo ed emozionare milioni di giocatori.

Voto: 8.5

 

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