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John Wick 3: Parabellum, la sinfonia dell’azione | Recensione

John Wick 3: Parabellum è un vero e proprio concerto d’azione audiovisivo, con sparatorie, inseguimenti e duelli

Sono le 17:07, non c’è tempo per perdersi in parole, e il terzo capitolo della saga di John Wick riparte direttamente da dove ci aveva lasciato nel capitolo precedente. Ritroviamo John (Keanu Reeves) che assieme al suo unico compagno, il pitbull che gli è accanto dalla fine del primo film, corre sotto la pioggia di New York mentre, in un centro di coordinamento di un tempo che fu, vengono scanditi i minuti che lo separano dalle 18:00, quando la sua scomunica sarà ufficiale e su di lui penderà una taglia da 14 milioni di dollari.

Una scomunica inevitabile dovuta alle azioni compiute dallo stesso all’interno del Continental e che sarebbe scattata immediatamente se non fosse stato per un’ora di tolleranza concessagli dal manager dell’hotel Winston (un sempre piacevole Ian McShane).

Una corsa sotto la pioggia, l’arrivo alla New York Public Library, il primo scontro, in anticipo sui tempi previsti, tra scaffali e libri utili non solo per sviluppare il proprio intelletto (con i 2 metri e 22 centimetri del cestista NBA Boban Marjanovic) e le ultime cure ricevute da un dottore, per un iscritto al sindacato degli assassini, proprio sullo scoccare delle 18:00.

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