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Il giro del mondo in sei milioni di anni - Viaggi News
venerdì , novembre 16 2018
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Il giro del mondo in sei milioni di anni

Il giro del mondo in sei milioni di anni

 

Autore:

G. Barbujani e A. Brunelli

Titolo:
Il giro del mondo in sei milioni di anni
Editore:
Il Mulino
Uscita: 2018

Pagine: Pag. 198
Genere: Scienza
Prezzo: euro 15

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Terraferma. Da qualche milione d’anni. Non si sa quanti anni abbia esattamente Esumin, certo è che ha partecipato a tutte le grandi migrazioni dell’umanità, fin dalla prima a sentir lui, fin da quando stavamo sugli alberi, con un cervellino grande su per giù come quello degli scimpanzé. Esumin ci accompagna introducendo ognuno degli ottimi dodici capitoli attraverso cui Barbujani e Brunelli narrano con acume scientifico gli “ESseri Umani In Movimento”. Cominciano dal principio, dalle varie teorie sulla creazione, dall’origine della vita, dalla prospettiva darwiniana, dai nostri antenati diretti. Intorno a sei milioni e mezzo di anni fa avevamo gli stessi antenati di scimpanzé e bonobo, dopo di che le nostre strade si sono separate. Noi abbiamo presto cominciato a compiere i primi passi (letteralmente) a terra, ominidi e sottotribù di ominini, australopiteci, parantropi, il genere Homo e le sue tante specie estinte, i Sapiens l’unica rimasta. Probabilmente furono proprio il bipedismo e la marcia migratoria a favorire l’encefalizzazione e, più lentamente, la capacità di comunicare con un linguaggio articolato, non senza alcuni “svantaggi”: il bacino più stretto e il parto più complicato, la schiena e i suoi “mali”. L’evoluzione non ha un progetto: è solo una risposta del nostro organismo a condizioni ambientali che cambiano. Dall’Africa una specie umana si è avventurata in altri continenti; in Africa si sono manifestate altre specie umane, altre sono uscite, una due e più volte; rientrando o avanzando ancora senza meta o estinguendosi; hanno nomi, percorsi, incroci in via di ricostruzione. Gli autori fanno il punto dettagliato sulla letteratura scientifica, sulle ultime informazioni emerse e sulle ipotesi plausibili. Gruppi umani iniziarono a dotarsi di strumenti per uccidere gli animali, usando pietre e fuoco, introdussero via via comportamenti “culturali”, come la cucina o la caccia organizzate. Non abbiamo più smesso.

Il grande genetista Guido Barbujani (Adria, 1955) e il giovane biologo evoluzionistico Andrea Brunelli adottano un Numero Uno per spiegarsi meglio. Esumin è simpatico e c’era a ogni movimento, però sa poco (di preciso), si trovava sempre lì per caso. È un bel tipo, allude a qualcosa che dovremmo capire bene. Siamo tutti un poco meticci, rappresentiamo l’intera specie, però non siamo stati tutti in ogni luogo in ogni tempo, non esprimiamo ogni carattere umano. Risulta davvero complicato ricostruire vicende lontane da noi milioni o centinaia di migliaia di anni, servendoci solo dei pochi dati archeologici o paleontologici disponibili. Le uscite dall’Africa non sono state movimenti migratori unici verso territori disabitati, ma un insieme di migrazioni, lungo milioni di anni, che ha portato le forme umane anatomicamente arcaiche a occupare aree di tre continenti. E poi si è mosso dall’Africa un gruppo dalla forma umana anatomicamente moderna, in circa trenta mila anni è rimasto l’unica specie, in circa cinquanta mila ha occupato aree di tutti gli altri continenti. Gli autori citano in ogni capitoli i nomi delle specie, alcune rotte probabili, i certi incontri e gli incerti fenomeni evolutivi. Tengono conto degli studi fondamentali del passato in varie discipline e li aggiornano con le più recenti ricerche, segnalando le inevitabili persistenti teorie, ipotesi, ignoranze. Dedicano dettagliati capitoli alle due macroaree fuori dall’Eurasia: Estremo Oriente,  Melanesia,  Polinesia,  Americhe. Fino alla “scoperta dell’agricoltura”, l’intera nostra specie contava circa un milione di individui, poi inizia un’altra storia, quella degli ultimi dieci mila anni. La genetica delle popolazioni racconta ormai con maggior precisione quello che è successo, siamo diventati tanti, ma nessuno è rimasto immune dagli scambi migratori (anche di geni e lingue), magari minuscoli, ma frequenti. Le popolazioni umane sono divenute un mosaico genetico senza razze. Nessun genoma è “puro”, tutti contengono componenti eterogenee di origini eterogenee. Qualche figura lungo il bel volume, scrittura efficace e godibile, in fondo note bibliografiche e indici dei nomi.

 

v.c.

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