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Il comandante Genovesi, dai gozzi del Tigullio all’ammiraglia di Tirrenia / LA STORIA

Genova – A Santa Margherita Ligure sono gli anni in cui ogni giovane guarda al mare pensando al proprio futuro. Oltre quell’orizzonte ci sono spesso i sogni di una navigazione in acque lontane, anche quello del comando di una nave.

Domenico Genovesi, padre carrarino, madre di Santa, non sfugge a questa tentazione: le acque protette del Tigullio sono solo un canale per i sogni. Ma sono anche gli anni in cui il lavoro è un valore e Genovesi, oggi al comando della più grande nave ro-ro del Mediterraneo, la “Maria Grazia Onorato”, ammiraglia del gruppo oggi in partenza da Genova per il viaggio inaugurale, non si tira di certo indietro.

Le prime esperienze sono quasi una scelta obbligata. Lavoretti a bordo e poi i primi imbarchi su yacht che in confronto alle dimensioni di quelli attuali sembrano gozzi.

La prima virata di bordo è l’imbarco su un 12 metri a vela che deve essere accompagnato sino alla Maddalena: «Un ricordo che ancora oggi fatico a lasciarmi alle spalle- confessa il comandante – e quella sensazione strana, una volta completata la traversata, di non voler tornare indietro».

I vecchi comandanti, figure storiche del Tigullio, delle carte nautiche fanno volentieri a meno: metti la poppa al Monte (di Portofino) e arrivi a destinazione.

Domenico Genovesi frequenta il Nautico di Camogli, poi da militare di leva sperimenta la scuola della Marina militare su una nave oceanografica. Nel mondo marittimo entra anche grazie al papà, ufficiale da anni, che lo presenta a un amico.

Un po’ di faccia tosta al colloquio di lavoro e il futuro comandante della Maria Grazia Onorato si trova proiettato per nove anni nei Caraibi, a bordo di quelle navi della Home Lines in cui il lusso e lo charme sono la regola del gioco. Poi il ritorno in Mediterraneo prima sulle navi Viamare, antesignane della flotta pubblica, le prime “autostrade del mare”.

E di lì il passeggio in Tirrenia, quasi da esterno, visto che non fa parte del nucleo storico di Rione Sirignano a Napoli.

Ufficiale, poi comandante sulle passeggeri della Tirrenia, sino al collasso della compagnia pubblica, il rischio di dover fare le valigie e tornare in casa in un momento in cui le opportunità di imbarco sino diventate una rarità.

«Il lavoro – sottolinea il comandante Genovesi – è per gente come noi la chiave della vita. E so io le sofferenze e talora sconforto vissuto dai miei due figli che non hanno scelto il mare e che hanno dovuto conquistarsi con le unghie e con i denti una posizione attiva nel mondo del lavoro».

Quando la Maria Grazia Onorato scende in acqua dallo scalo del cantiere di Flensburg per il comandante made in Tigullio è un’emozione ancora diversa. Quella nave, gigantesca, dotata di tecnologia avanzata anche per l’abbattimento dei fumi diventerà la sua nuova casa.

La accompagna docilmente, con la delicatezza che si deve a una signorina dell’upper class, nel Mare del Nord, poi attraverso la Manica, Gibilterra sino all’Elba, dove la nave entra con una manovra perfetta nel piccolo scalo di Portoferraio, per salutare la sua madrina, Maria Grazia Onorato, 95 anni, vedova del commendatore Achille. Poi Genova.

E qui inizia una nuova storia da scrivere insieme con gli autotrasportatori che una nave di queste dimensioni e di questa portata sentivano il bisogno sulla principale rotta delle autostrade del mare, quella che collega il porto ligure con Livorno, Catania e Malta.

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