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I viaggi del vecchio Earl, l’insospettabile corriere della droga

Erano dieci anni, da quando in Gran Torino aveva interpretato l’indimenticabile Walter Kowalski – 80 enne vedovo, reduce della guerra di Corea, patriota e razzista ma ancora capace di cambiare opionione sugli altri – che Clint Eastwood non vestiva i panni del protagonista di un suo film. Sembrava quindi che l’attore e regista americano, a 88 anni compiuti si limitasse a lavorare dietro la macchina da presa, come aveva fatto nei suoi ultimi sette lungometraggi: da Invictus (2009) a Ore 15:17 – Attacco al treno (2018). Non è difficile però capire cosa l’abbia spinto a tornare alle «vecchie abitudini» dopo aver scoperto la vicenda reale di Earl Stone. Un altro ottantenne che, rimasto solo e senza un soldo dopo che il suo commercio di fiori viene annientato dall’avvento di internet, accetta di diventare (come indica il titolo del film) Il corriere – The Mule che a bordo del suo gippone attraversa le pianure senza fine degli Stati Uniti per conto di un clan di trafficanti di droga messicani. Earl è l’uomo perfetto per questo incarico: non ha precedenti con la giustizia, adora guidare, è prudente e al di sopra di ogni sospetto, ma ha anche un comportamento un po’ troppo anarchico per gli scagnozzi del boss che sono incaricati di controllarlo. In poco tempo Earl (nome in codice Tata) si impone come il miglior corriere che l’organizzazione abbia mai avuto ai suoi ordini, trasportando centinaia di chili di cocaina da un capo all’altro del Paese. Ovvio che la sua frenetica attività metta in allarme la DEA e in particolarer l’agente Colin Bates (Bradley Cooper) che, dopo alcuni agguati andati a vuoto, riuscirà ad arrestarlo.

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