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I Marsi. La storia è più bella di tutte le leggende

I Marsi. La storia è più bella di tutte le leggende Terza parte
L’orizzonte del guerriero. I pastori nomadi ed i cercatori di metallo

Premessa:

Se proviamo con la mente a tornare indietro nel tempo, riusciamo a vedere come in un bel dipinto, immobile, sulla roccia del monte Serrano, un pastore nomade, con le sue armi scintillanti ed i suoi cani vicino, guardare orgoglioso verso la valle che ha appena raggiunto. Insieme a lui, la sua numerosa famiglia e il suo gregge poco lontano, ma anche qualcun’altro che cercherà per lui metalli preziosi o gli forgerà nuove armi. Tutti, guidati dal suo coraggio lo seguiranno nella conquista di quel piccolo villaggio sulla riva del lago, dove si vede il fumo dei fuochi salire tra le abitazioni raccolte. Se riusciamo a immaginare tutto questo possiamo comprendere un’altra parte di noi e della nostra storia, perché quel piccolo centro abitato che sta per essere conquistato, a meno che gli abitanti non si arrendano subito o abbiano armi simili a quelle dell’intruso, potrebbe essere stato Ortucchio, San Benedetto, Luco Dei Marsi, Paterno o un altro qualsiasi dei nostri paesi appena nati, tantissimi millenni fa.

I cercatori di metalli Se gli agricoltori-allevatori tendono a circoscrivere il loro habitat e a fondare villaggi dove ogni individuo si specializza in una attività utile a tutti, i pastori nomadi hanno una visuale più amplia e sorvegliano letteralmente l’orizzonte. Desiderano raggiungerlo ed occupare interi territori che abbracciano vallate, fiumi, montagne e boschi anche con la forza, se necessario. Proprio queste idee diverse hanno potuto generare contrasti tra coloro che si erano riuniti in piccole pacifiche comunità e praticavano l’allevamento spostandosi solo dal piano alla montagna – la transumanza verticale – e gli ultimi arrivati che erano oltretutto anche armati.

A dire la verità, nei dintorni del Fucino, non sono stati riscontrati resti di battaglie epiche tra agricoltori-allevatori e pastori nomadi né tantomeno poemi che ne narrano le lotte. Purtroppo, non abbiamo un’indicazione di un re guerriero e forte ma comunque legato alla sua famiglia ed ai suoi beni, come Ulisse di Itaca, per esempio. Forse Umbrone, il cui bellissimo nome interpretato nel paleo-accadico risulterebbe: u3-mu-un, umun ” Signore, maestro, “sovrano” Akk. Bēlu; BUR. UR2 “sacerdote”. BUR2 ušum “serpente” ušum “prima di tutto; nobile; serpente” Akk. ašaredu; bašmu; gitmālu; a-ne “Lui” e-ne; “lui, lei”. Potrebbe significare: “Colui che è sovrano e sacerdote”, quindi il capo guerriero e spirituale, oppure: “colui che è signore, maestro dei serpenti” e quindi “Il re dei Serpenti” o anche come al solito, il maestro, “L’esperto di serpenti”. Sono invece i meravigliosi scudi cesellati, i pettorali e le taglienti lame che testimoniano la maestria raggiunta nella lavorazione dagli artigiani dell’Età Dei Metalli anche nel territorio della Marsica.

L’utilizzazione delle leghe metalliche generò una metamorfosi nel pensiero e nel comportamento dell’umanità in tutto il continente euroasiatico, tra il IV ed il II millennio a.C. . L’arrivo di nuove tribù non pacifiche, nell’Europa occidentale, accelerò la necessità di difendere i villaggi stabili, quando già all’interno di questi i più’ coraggiosi ed i più forti degli uomini, spinti dalla esigenza di mantenere stabilità, stavano organizzandosi. I campi coltivati, che avevano nutrito la comunità, cominciarono a diventare proprietà di pochi, in grado di evitare che venissero razziati ed utilizzati in modo non equo. Il passaggio da tranquilli villaggi a centri fortificati ed il loro trasferimento avvenne lentamente ed in modo completamente diverso da sud a nord, da est ad ovest ma il risultato fu lo stesso: invasioni, lotte, devastazione.

IL fuoco porta altro fuoco. Per la prima volta, ma poi per sempre, nella storia dell’uomo, nuove invenzioni utili vennero utilizzate anche per dominare gli altri all’interno delle organizzazioni tribali. Contro l’esterno, vennero adoperate per porre un freno alla grande migrazione dall’est dell’Eurasia che portò con se una radicale trasformazione del rapporto dell’uomo con l’ambiente: la natura non è più una madre e quindi i più vigorosi possono dominarla, trasformarla e conquistarla.

Tutto cominciò quando un pezzetto di piombo si fuse casualmente, mescolato alla creta mentre un recipiente veniva cotto nei rudimentali forni. Oppure fu la lava di un vulcano ad insegnare agli uomini un nuovo mestiere. Sotto i loro occhi increduli, una roccia dura ed intrattabile si trasformò in un elemento plasmabile e pieghevole. Questi oggetti creati casualmente, un pochino informi, venivano scambiati come doni buffi e poi man mano diventavano utili come gli arnesi realizzati con la pietra. Il rame grezzo era facile da estrarre e poi, pian piano, i minatori ed i fabbri si specializzarono perché i cercatori di metallo sapevano dove trovarli, ancora meglio se vicino ad una foresta perché serviva molto carbone per scaldarli.

Quando i fabbri si resero conto che con la fusione simultanea di due pietre diverse si potevano creare utensili più taglienti, tutto cambiò e ogni cosa, da un certo punto di vista, peggiorò. Il salto fu l’invenzione del bronzo: una lega di rame e arsenico oppure stagno. Quegli stessi forni che erano serviti per creare recipienti più solidi e più duraturi dove conservare i semi o l’acqua, cominciarono ad essere guardati in modo diverso. L’invenzione della daga nella protostoria sta all’invenzione dell’atomica nel 1900: “Una forza militare universale alla quale bisognava corrispondere con uguale equipaggiamento”. Quindi la metallurgia creò oggetti preziosi da accumulare e che non si rompevano facilmente : vasi, recipienti, coppe , anelli, armi; con queste ultime allora, si potevano rubare non solo questi manufatti a chi ne aveva troppi ma anche terreni, case, donne e figli maschi da istruire come combattenti. Gli incendi facevano il resto. Il più robusto poteva accumulare più beni ed i più delicati si arrangiavano, oppure dovevano dipendere dalla sua difesa. Tra questi deboli dopo la battaglia, proprio i fabbri ed i contadini che perdevano i loro beni. A meno che, anche loro da tranquilli pastori ed artigiani, non diventassero guerrieri, come fecero gli abitanti delle steppe.

Anche se non fossero arrivati quei pastori inarrestabili dall’Oriente, in cerca di pascoli, terre, cibo e metalli, il rapporto pacifico tra uomo e creato era finito. Infatti il possesso di armi che prima era esclusivo di uomini adulti divenne anche ristretto a pochi uomini maturi privilegiati: i guerrieri. Poco prima i fabbri e i contadini avevano il dominio delle materie, dopo i guerrieri dominarono la popolazione. L’interesse dell’umanità infatti cambiò : man mano passò dalla conquista della natura alla conquista di popoli. Il guerriero, a volte la guerriera, diventa l’essere più potente e ammirato del villaggio. Ora, riguardo alle invasioni, tra il terzo millennio A.C. e la fine del secondo, ci sono diverse opinioni che naturalmente derivano dalla interpretazione personale dei segni materiali e culturali trovati in luoghi diversi: arrivarono dal Medio Danubio; giunsero dall’Anatolia; sono originari delle steppe Pontico –Caspiche; tutti e tre. Insieme ai pastori delle fredde praterie situate oltre il Caucaso, che ormai è scientificamente provato, altri gruppi già, tendevano ad occupare lentamente le città del sud est, infiltrandosi lentamente o devastando velocemente.

Naturalmente alcuni superstiti di tali razzie ripresero la via dell’occidente ancora in parte disabitato.   In questo periodo quindi, di nuovo, diverse affluenze di gruppi umani nell’Ovest dell’Europa . Sicuramente, è un altro immenso mutamento culturale che attraversa l’Europa e l’Asia. Senz’altro erano pastori e nomadi ed invasero l’Occidente. Sappiamo che portavano armi di metallo, cani pastori, greggi numerosi e soprattutto un diverso modo di considerare la collettività ed il territorio. Oltre a tutto questo, quelli che hanno invaso L’Europa del Nord– Ovest possedevano il DNA ancestrale dei cacciatori-raccoglitori venuti dall’Africa “Conservato in Caucaso e presente oggi in quasi tutte le popolazioni del continente europeo. Infatti intorno al III millennio a. C. nel patrimonio genetico degli europei entra la cultura chiamata Yamnaya”.

Era accaduto infatti qualcosa di molto particolare: “Quel gruppo che si era diretto verso la Georgia e la Russia meridionale era rimasto isolato dal resto del continente dalle catene del Caucaso, per millenni. Quando il clima migliorò notevolmente, dilagò in tutto l’occidente, non sappiamo se pacificamente. Nell’Europa settentrionale gradualmente si mescolarono con le persone che abitavano quelle regioni dando vita a quella che chiamiamo Cultura della Ceramica Cordata”

Preferivano per ogni terra occupata, prendere il nome delle popolazioni assoggettate. Non deve risultare bizzarro perché, è come affermare di essere proprietari ed avere i diritti di godere di quella superficie conquistata. D’altra parte, tutti gli immigrati del vecchio continente europeo, dal 1500 D.C. verso il continente America e qualche secolo dopo verso il continente Australia, si considereranno  Americani o Australiani quanto gli indigeni che abitavano da tempi remoti quei luoghi, pur avendoli conquistati, quasi sempre, con battaglie sanguinose.

 

III millennio a.C. (XXIV secolo): La seconda crisi Medio-Orientale

Confrontando il calendario storico del Vicino oriente con quello occidentale anche questa volta ad invasioni dell’occidente corrispondono, crisi economiche e politiche nel Vicino Oriente.

A Mersin, che era un agglomerato costiero della Turchia del sud, nell’antica Cilicia classica, dove si trovava anche Tarso, La Neilson Expedition di Liverpool, che ha eseguito, a partire dal 1937, l’esplorazione della zona, ha scoperto che lo strato XVI degli scavi archeologici “Ci pone davanti ad una situazione nuova, di notevole importanza: il villaggio, per fare fronte a qualche ignota minaccia , si cinse di potenti mura, larghe, alla base, un metro e mezzo. Tali mura furono distrutte e bruciate (IV millennio) da un popolo straniero, che occupò il paese, divulgandovi una cultura molto vicina al tipo nord-mesopotamico”.

Bassa Mesopotamia e Siria conobbero prima un periodo di prosperità e dopo, nella metà del III millennio a.C. un inarrestabile cambiamento sociale dovuto al continuo afflusso di tribù nomadi attratte dalle ricchezze delle città-stato.

Nell’area siriana ed in quella mesopotamica meridionale, dopo la crisi tra il VI ed il V millennio a.C., durante la quale molti villaggi e città, furono abbandonate o regredirono, sopraggiunse un nuovo imponente sviluppo. Diverse località si contendono il titolo di prima città della storia: Ubaid e Uruk, Bassa Mesopotamia; Gerico lungo il Giordano; Aram, l’attuale Damasco; Katalhojuk in Anatolia. Possiamo già chiamarle città perché vennero costruiti edifici collettivi come i templi nei quali tutti portano le offerte e per i quali tutti hanno collaborato alla costruzione. Alcune professioni dominavano le altre, come per esempio quella delle caste sacerdotali. La vita urbana aveva una grande solidità a Sumer, dove si scavavano canali, si irrigavano terreni, si aprivano strade per permettere l’arrivo di merci di cui la Mesopotamia era povera: metalli, pietre dure e legname. Dal 5000 a.C. fino alla metà XXIV secolo, la Mesopotamia Meridionale, fu dominata dalla cultura Sumera che arrivò come emanazione sia all’attuale Siria, dove, sorsero piccole città stato indipendenti sia nell’attuale Turchia. Aree che prosperavano grazie all’artigianato, all’allevamento, alla agricoltura, alla metallurgia ed ai traffici ad essa connessi. Tutto questa fortuna ebbe un segnale di arresto drammatico che cominciò nel periodo chiamato Protodinastico I e che corrisponde al terzo millennio Avanti Cristo. Si accentuò un problema che da sempre aveva assillato le fiorenti città dei regni più antichi della terra, compreso quello egiziano: le tribù nomadi che vivevano nelle steppe, sulle montagne e nelle valli ai bordi degli imperi e la loro integrazione economica, politica e sociale.

Dal 2400 a. C. il paese Sumer, che così cominciò a differenziarsi dalla parte più alta, Subartu, fu invaso da un popolo proveniente dal Nord-Est, fino a quando le città-stato del settentrione, come la ricca Ebla e del centro come la aristocratica Mari, furono assoggettate e riunite in un unico grande impero dal re Sargon, detto il Vecchio, che veniva da Akkad. Questa capitale, la cui sede non è mai stata trovata dagli archeologi, ha dato il nome al popolo degli Accadi. Le loro conquiste si estendevano dall’est fino alla più occidentale foresta del Libano e comprendevano Cipro e i “Monti D’argento” in Anatolia, la catena del Tauro. Con una grande capacità diplomatica e politica del sovrano conquistatore e anche grazie al patrimonio di conoscenze tradizionali dei veterani abitanti, i Sag-Giga, letteralmente “La gente dalla testa nera” , insomma i Sumeri, due culture completamente diverse nelle consuetudini sociali ed economiche, Accadica e Sumera, integrarono i culti religiosi e utilizzarono la scrittura cuneiforme di Sumer per esprimere anche la lingua degli accadi che era completamente diversa strutturalmente e foneticamente. La cultura sumera del sud sopravvisse a lungo soprattutto nei testi e nella organizzazione statale, , nonostante il governo degli Shakkanakku, governatori militari Accadici che si autonominavano re. Questo dominio, durò poco, perché presto, durante il regno di  Shar-Kali-Sharri successore di Sargon, cominciò il caos che si accentuò fino alle soglie del II millennio a.C.. Intanto, lungo gli alvei dell’Eufrate e del Tigri, ci furono ancora difficoltà naturali: l’agricoltura vacillava per le scarse piene dei due fiumi. Tutto fu aggravato improvvisamente da nuove costanti incursioni dei Martu. Una ennesima tribù nomade, i Gutei, disperati e violenti scesero dai monti Zagros e seminarono il panico nelle colte e laboriose città. Mentre i Gutei penetrarono da est gli  Amorrei – Martu cominciarono ad infiltrarsi dal nord. La parte orientale dell’impero accadico, Elam, si distaccò dal governo centrale. Anche le città sumere del Sud si ribellano agli Accadi. Quando i Gutei, che secondo alcuni studiosi sono gli antenati dei Curdi, conquistarono tutto il territorio, alcuni loro governanti di origine nomade, non riuscirono a mantenere la gestione dello stato: i canali di irrigazione si intasavano senza manutenzione, e quindi la produzione agricola calò di nuovo. Arrivò la fame. La conclusione fu il crollo della civiltà di Ur: cercando di arginare gli Amorrei, infatti, nel 2047 a.C.  Amar-Sin,  Re Sumero di Ur, Uruk e Lagash (III dinastia di Ur) cercò di risollevare in tutti i modi le sue città, ma in seguito, nel 2004 a.C gli Elamiti, ormai nemici,  saccheggiarono Ur, lo imprigionarono e lo fecero morire in prigione. Amar Sin fu l’ultimo re Sumero, perché tutte le città mesopotamiche, furono occupate dagli Amorrei e dalle loro dinastie che a volte regnarono anche pacificamente considerando alcune principesse sumere che furono date in spose ai capi tribù Amorrei. Alla fine anche le dinastie amorree si estingueranno, a causa delle lotte interne soprattutto tra le due principali stirpi: i Ben’Simal ed i Ben’ Yamiti, Tribù della mano sinistra e tribù della mano destra. Questo quadro apocalittico del Vicino Oriente , per il momento, si concluse con Hammurapi di Babilonia, discendente dei Ben’simal, che distrusse molte antichissime città, radendole al suolo e bruciandone templi e palazzi, ma si costruì un impero che durò un paio di generazioni.

Guerrieri nella Marsica

Museo Pigorini . Roma . Disco corazza decorato a incisione Bronzo. VIII secolo località imprecisata dintorni del Fucino

Mentre in Abruzzo, è nell’ Eneolitico Classico, Età Del Bronzo Antico, in cui si accentuò la presenza dei pastori nomadi che per alcuni ricercatori vennero sempre dall’Anatolia. Come villaggio, sappiamo che, secondo gli archeologi, era il sito di Paterno il villaggio che rappresentava meglio questo periodo prima delle perlustrazioni in un altro sito nell’area di Cretaro – Chiusa dei Cerri- Brecciara presso Avezzano. Qui sono stati trovati molti materiali e tombe finalmente integre con interi corredi funebri, comprendenti scudi, armi e utensili, femminili e maschili. La datazione stabilita per reperti varia dal XVII all’VI secolo a.C.. E’ già un passo avanti. Sebbene la stessa studiosa ( cito nella Bibliografia), che descrive i ritrovamenti scrive: ”Il nucleo più consistente delle sepolture rinvenute, copre quindi un arco cronologico compreso tra l’età del ferro e l’età arcaica( VIII –VI secolo a.C.) sebbene alcune datazioni, sulla base dei risultati dell’analisi C14, attualmente in fase di revisione abbiano fornito dati non in linea con le cronologie correnti, basate essenzialmente sulle caratteristiche stilistiche dei corredi come si vedrà in seguito”. Il secolo VIII a.C. è una sorta di cesura e di porta inviolabile nella storia dei reperti marsicani e molti testi sembrano ribadire che prima di quel tempo, ovunque, sia esistito solo il nulla assoluto . Improbabile.

Le armi servivano per difendersi dalle bestie che attaccavano gli animali nei recinti ma anche per i combattimenti ravvicinati da uomo a uomo. Gli agricoltori non erano tanto contenti di vedere il proprio raccolto distrutto. In tutta la penisola italiana si diffuse questo tipo di cultura che proviene dall’oriente mediterraneo dove i metalli erano diffusi da molto tempo. Lungo il corso dei torrenti montani marsicani ed Abruzzesi, oltre a riconoscere gli accampamenti degli agricoltori che si dedicavano ad addomesticare gli animali, gli archeo-protostorici, hanno trovato elementi che rivelano una nuova cultura solo pastorale e guerriera. Per quanto riguarda la ceramica, nella Marsica abbiamo la presenza di vari tipi di ceramica, da quella impressa dell’Anatolia e della Siria costiera a quella incisa del medio Danubio e quella dipinta mediterraneo-egea a volte presenti contemporaneamente nello stesso sito. I tempi ed i modi di diffusione vengono studiati ed aggiornati periodicamente insieme alle datazioni.

La cultura dei pastori nomadi

Dopo i primi svantaggi e contrasti, tra due mondi diversi, accadde quello che per una società diversificata può essere più utile alla sopravvivenza che non una guerra. D’altra parte come le regioni della bassa Anatolia e dell’Alta Mesopotamia, il territorio della marsica è proprio adatto alla pastorizia transumante, con montagne accessibili a mandrie e greggi ma anche all’uomo e non mancano valli o altipiani fertili e riparati. Se venivano dalle steppe orientali, i pastori nomadi cominciarono a praticare la transumanza verticale e quella orizzontale legata al mutamento delle stagioni, se erano originari dell’Anatolia e dalla Mesopotamia erano dei grandi esperti pastori e il loro coraggio e intraprendenza, la loro capacità nei combattimenti, nella loro terra di origine , farà diventare parecchi di loro mercenari, soldati e poi comandanti degli eserciti Babilonesi, proprio come i Marsi per gli eserciti occidentali.

Naturalmente   questi nuovi arrivati anche se lontanissimi cugini dei precedenti abitanti del Fucino, essendo trascorsi millenni, parlavano una lingua diversa. Ma tanto differente forse non proprio perché diciamolo, l’umanità ancora era molto “ristretta”. Alcuni studiosi pensano che sono loro gli Osci. Oppure gli Ambrones. Non lo sappiamo.

Comunque nell’area marsicana, i pastori, da nomadi, arresisi alla transumanza, anche se agguerriti ed armati, alla fine si tratta sempre di secoli, troveranno il modo non solo di convivere ma di inventare una nuova più ricca cultura . Vivere insieme o avere una diversa funzione è stato vitale e saggio, per la difesa del territorio, soprattutto quando infine arrivarono i colonizzatori orientali ed i conquistatori romani. Anzi, proprio questi “rozzi e prepotenti pastori” portavano con se e trasmisero quelle regole antichissime, all’inizio sacre, poi diventate leggi di rispetto, di condivisione del territorio, inteso nuovamente come comune proprietà, utile a tutta la tribù. Oltre a questo anche la differenziazione sociale, che sarà una caratteristica marcata nelle civiltà mediterranee egee, ancora prima dell’arrivo di queste ultime, ha cominciato a far distinguere tra tutti, i capi, i principi valorosi e nobili, per capacità e coraggio all’inizio, poi per eredità. Questa peculiarità rimarrà come retaggio per sempre, fino alla rivoluzione francese, nella società occidentale Europea. Gli dei, ovviamente si trasformano e alle protettrici della natura, dell’agricoltura e delle nascite, le signore della vita e della morte non resta che diventare mogli divine molto potenti o “fidanzate”, considerando che vengono importati Dei virili e guerrieri, anche loro sostituti sostenitori, a modo loro , della creazione. Spesso nei racconti mitologici, le Dee venivano rapite o peggio, in un mito dominato da maschi guerrieri. Durerà poco, a parte Ercole. Anche il Dio della guerra crollava di fronte alla bellezza, all’amore e alle arti delle sacerdotesse, esperte di medicina ed erbe. Queste ultime infatti rimarranno comunque nei santuari delle nostre dee Vesunia e Angizia che avranno la meglio sugli dei guerrieri, anche se muteranno aspetto e simboli nel tempo, perché arriveranno i colti Greci ed i conquistatori, quasi, Romani.

 

Bibliografia
Fuoco e civiltà di Johan Goudsblom Edizioni Feltrinelli
Università di Cambridge – Storia Antica del Medio Oriente – Il Saggiatore
Pastorizia e tratturi in Abruzzo –Romolo Liberale Banca popolare della Marsica
Nature Communications Ricerca condotta da l’Università di Cambridge, e dalle irlandesi Trinity College e University College, di Dublino. I risultati sono comparsi sulla rivista scientifica e commentati da Leonardo Debbia il 22.12.2015
Emanuela Ceccaroni Archeologia preventiva nella Marsica: lo scavo nella necropoli in località Cretaro-Chiusa dei Cerri-Brecciara di Avezzano(AQ) in Quaderni di archeologia Abruzzo 1/ 2009

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