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I leoni di Beverly Joubert

I leoni di Beverly Joubert

Un leone sbadiglia nelle Duba Plains, Delta dell’Okavango, Botswana

Una vita per i leoni

Il talento di Beverly Joubert e la sua passione sconfinata l’hanno resa un’eroina della fotografia naturalistica. È una National Geographic Explorer-in-Residence, film-maker, fotografa e co-fondatrice della Big Cats Initiative di National Geographic.

Insieme al marito, Dereck, ha dedicato più di 30 anni a fotografare e documentare la situazione precaria della fauna selvatica in Africa.

La coppia vive in Botswana e viaggia in tutta l’Africa, lavorando incessantemente per aiutare a tutelare gli spazi selvaggi del continente e gli animali che lo chiamano casa. In occasione del World Lion Day abbiamo parlato con Beverly del suo amore per i grandi felini, di cosa li rende così importanti per gli ecosistemi africani e del suo lavoro recente per proteggerli.

Che cosa ti ha portata a voler studiare e proteggere i grandi felini?
I grandi felini sono un simbolo, un’icona romantica della natura. La loro intensità non può che stregare. Proteggerli è diventata la nostra missione per la vita.

Perché i grandi felini sono così importanti?
Il loro ruolo negli ecosistemi di savana è paragonabile a quello che gli elefanti hanno nel modificare le foreste e gli ippopotami nelle paludi. Nel nostro film “Tribe versus Pride”, ad esempio, abbiamo mostrato che i leoni mantengono in movimento gli animali di grandi dimensioni che predano. Nei periodici attacchi da parte dei leoni, le antilopi scappano e questo meccanismo smuove il terreno, in modo che possa accogliere la pioggia nel suolo e nutrire le praterie. Un pianeta in cui a mezzanotte non puoi udire il richiamo stridulo di un leopardo nella foresta, o il suono con cui un leone maschio dà inizio a un ruggito all’alba, è un pianeta molto solitario. Un mondo dove la natura sia stata ammansita e resa piatta e sicura sarebbe privo di significato per molti di noi.

Quali sono le minacce peggiori per i grandi felini?
Ignoranza e avidità. L’ignoranza riguardo a quanto siano dannosi i safari di caccia per questi animali. La CITES permette ancora l’uccisione di 660 leoni ogni anno, fondamentalmente per divertimento o per nutrire il proprio ego. Chi causa l’estinzione di massa dei predatori per far spazio a campi e allevamenti ha dimenticato che sono i grandi felini a permettere lo sviluppo di pascoli ricchi per il bestiame. Hanno un ruolo anche il commercio di ossa di leone inaugurato dal Sudafrica e una spregevole industria in bancarotta che minaccia tutti i grandi felini, dai giaguari alle tigri.

Che ruolo hanno i media nella protezione dei grandi felini?
I media ci aiutano a combattere il problema più grosso, l’ignoranza. Se guardi un film o leggi un articolo non puoi più usarla come scusa. Non puoi disimparare una cosa del genere, e a quel punto dovremo confrontarci solo con l’avidità.

Come si svolge una vostra giornata in Botswana?
Oggi ci siamo alzati intorno alle 4:30 e, dopo qualche problema di batteria, abbiamo attraversato il fiume e trovato un leone maschio, era l’alba. L’abbiamo filmato per un’ora, poi abbiamo seguito le tracce di un altro branco. Volevamo trovarli perché ieri li abbiamo visti lasciare indietro un cucciolo ferito. Abbiamo scoperto che erano tornati indietro per lui, ma non ce l’ha fatta, quindi abbiamo passato un po’ di tempo lì per rispetto, riflettendo su come alcuni rinuncino alla propria vita, in natura, e va bene così, è addirittura necessario, perché è questa la natura. Oggi invece continueremo a lavorare alla logistica del prossimo trasferimento di rinoceronti e scriveremo delle lettere ai donatori che potrebbero aiutarci. Abbiamo anche un team di esperti anti-bracconaggio in arrivo per lavorare con Dereck. Poi, quando la luce sarà migliore, usciremo per fare delle riprese nelle ore “magiche” e al crepuscolo. Io farò le foto e raccoglierò suoni. Quando si farà buio torneremo al campo, mangeremo, ci aggiorneremo, dormiremo, aspetteremo l’alba e ascolteremo i richiami dei leoni.

Si creano dei legami con gli animali che studi e proteggi?
Sì, spesso. Sarebbe difficile impedirlo. Ma sentire legami forti non ci autorizza a interferire né a cambiare i processi naturali. Spesso soffriamo molto, ad esempio quando vediamo un cucciolo che abbiamo osservato per cinque mesi che resta indietro e viene abbandonato. Ma è naturale.

Tu e tuo marito Dereck lavorate insieme a questi progetti. Com’è?
Non credo ci sia un altro modo per fare quello che facciamo. Quello che abbiamo sviluppato, nel tempo, è una connessione a livello cellulare, o a livello di anima, che ci appaga nel significato migliore del termine. Potrebbe essere amore e compagnia, ma per noi va oltre questo. Lavoriamo con impegno per riuscire in quello che facciamo e non diamo niente per scontato, restiamo appassionati, ci stupiamo a vicenda e siamo coinvolti – ma non è difficile perché condividiamo gli stessi interessi e passioni.

Dicci delle Maasai Olympics…
L’evento è nato da una discussione con gli anziani. Come possiamo coinvolgere gli uomini guerrieri di tutte le culture, non solo i Maasai, e orientare tutta quell’energia in qualcosa di positivo invece che negativo? Negli Stati Uniti potrebbe essere il football. In Kenya abbiamo pensato di spostarla dalla caccia ai leoni alle gare di atletica leggera. Sta funzionando così bene che l’uccisione dei leoni è praticamente stata dimenticata.

Com’è il tuo rapporto con gli anziani e i guerrieri Maasai?
Molto buono perché possiamo rapportarci con onestà e trovare soluzioni come questa. Aiuta il fatto che la nostra attività turistica, Great Plains, abbia assunto più di un centinaio di Maasai, e poiché contribuiamo a sponsorizzare l’evento attraverso Great Plains Conservation e la Big Cat Initiative, sentono che siamo parte della soluzione.

Che messaggio speri di riuscire a trasmettere con il film “Tribe versus Pride”?
Che tutelare le culture è importante e le soluzioni derivano dal rispetto di quelle culture. Capire che le cose devono cambiare per tutti, per la natura, per i leoni, l’ambiente e per il nostro futuro collettivo. In Kenya ormai ci sono appena 2.000 leoni. I Maasai sono due milioni e potrebbero facilmente estinguere questa popolazione di leoni di importanza fondamentale, ma attraverso questa iniziativa, questa partnership, possiamo dare il via a un processo di speranza.

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