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I fiordi norvegesi: dove la natura è protagonista di un unico paesaggio e di un intero Stato.

La certezza di essere riusciti a portare a termine anche questa nuova avventura nel Grande Nord del continente americano Maurizio Belli e Fulvio Giovannini l’hanno fatta propria solo nel primo pomeriggio di giovedì 18 aprile, quando hanno messo piede ad Anchorage dopo 55 giorni di marcia, con 1.100 chilometri alle spalle.

Solo in quel momento hanno potuto dichiarare completata l’«Alaska Ski Walking Winter Expedition», l’ultimo tassello di un puzzle, che Maurizio ha cominciato a comporre nel 1993, anno della prima spedizione in quelle terre, poi seguita da altre quattro, tre delle quali affrontate con l’amico Fulvio.

Un lungo e affascinante percorso di oltre 4.000 miglia attraverso il Canada e l’Alaska, affrontato con gli sci, in bicicletta, a piedi e in canoa per tornare sulle orme del nonno di Maurizio e degli emigranti trentini, che ad inizio Novecento si recarono in quei luoghi disabitati, inospitali, ma anche terribilmente affascinanti, alla ricerca dell’oro.

Per raccontare nel dettaglio questa nuova avventura, Maurizio e Fulvio hanno dato appuntamento agli amici, a chi li ha sostenuti e ai giornalisti a Palazzo Geremia, dove questa mattina hanno rivissuto quei 55 giorni.

La cornice non è stata scelta per caso, dato che anche il Comune di Trento ha voluto ritagliarsi una parte in questa spedizione: il sindaco Alessandro Andreatta, prima della loro partenza, aveva infatti affidato ai due concittadini una targa da consegnare al primo cittadino di Anchorage, per costruire un ponte ideale fra le due comunità.

Maurizio Belli ha così descritto le vie percorse con difficoltà nella prima parte della spedizione, soffermandosi a lungo nelle faticose ricerche di piste nella neve fresca. Il principale ostacolo incontrato durante il percorso, ad ogni modo, si è rivelato l’imprevedibilità del clima, non il freddo o i grandi mammiferi.

L’avanzato stato di scioglimento delle nevi invernali e del ghiaccio sui fiumi li ha infatti costretti a imprevedibili cambi di percorso e di assetto della slitta. L’ultima delle cinque spedizioni del progetto «TransCanada Alaska», ha quindi dovuto fare i conti, come mai prima, con temperature alte rispetto alle medie stagionali.

Per questo all’incontro ha preso parte anche Christian Casarotto, esperto di cambiamenti climatici del Muse, che ha mostrato, avvalendosi di grafici, cartine geografiche animate e foto di epoche diverse, quanto rapidamente siano cambiate le condizioni negli ultimi trent’anni. «È soprattutto in regioni come l’Alaska che si possono notare – ha spiegato – questi repentini mutamenti, basti pensare che dagli anni Ottanta in poi la temperatura media di quest’area si è elevata di 1,5 gradi, un valore che è già oltre il limite di guardia».

Dopo di lui la parola è passata a Stefano Rossi, professore del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Trento, che ha coordinato il gruppo di studenti ai quali si deve la progettazione e la realizzazione delle due slitte gemelle senza le quali questa spedizione sarebbe rimasta nel libro dei sogni.

Ha ricordato le difficoltà incontrate sia in fase di ideazione sia in fase di produzione, ma anche il valore che questa attività ha assunto nella crescita dei sette studenti che vi si sono dedicati, sacrificando parte del proprio tempo libero.

L’incontro si è concluso con il saluto di Gianni Pisetta, amministratore delegato dell’azienda Porfido Trentino, main sponsor del pool di aziende che ha reso possibile portare a termine questo progetto, e con l’intervento del giornalista della sede Rai di Trento Gabriele Carletti, che dopo aver dedicato a Maurizio e Fulvio un lungo servizio mandato in onda a fine 2018 all’interno di TG2 Dossier, a breve si rimetterà all’opera per realizzare con loro un film dedicato a questo nuovo capitolo, valorizzando l’enorme quantità di materiale video girato in Alaska.

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