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Gli animali intelligenti ei conflitti con gli esseri umani

Gli animali intelligenti ei conflitti con gli esseri umani

La popolazione mondiale aumenta a dismisura, e gli insediamenti umani sottraggono sempre di più spazio agli habitat naturali degli animali. Gli animali cercano di adattarsi alle mutate condizioni ambientali, con frequenti incursioni tra le abitazioni alla ricerca di cibo, e conseguenti conflitti. Come risolvere la situazione? 

Secondo Lisa P. Barrett, Lauren Stanton e Sarah Benson-Amram, dell’Università del Wyoming, occorre per prima cosa conoscere approfonditamente il comportamento degli animali e in particolare le loro risorse cognitive. Per questo, nel loro studio pubblicato su “Animal Behaviour” le tre ricercatrici hanno analizzato il problema partendo da un’ampia mole di dati sperimentali, arrivando a una conclusione: gli animali più intelligenti sono quelli che riescono ad adattarsi meglio alla vita nelle città, ma sono anche quelli che con maggiore probabilità entrano in conflitto con gli esseri umani.

Si tratta di un’idea suffragata da osservazioni sporadiche del comportamento animale. Per esempio, la memoria dei corvi consente loro di prevedere quali possono essere le fonti di cibo più abbondanti, ma nella ricerca di cibo possono spargere spazzatura sulle strade, oppure possono radunarsi in stormi sugli edifici e nei campi agricoli, provocando le reazioni degli abitanti.

Incursione di un procione sul tetto di un’abitazione (Juniors Bildarchiv / AGF) Per effettuare una valutazione sistematica del rapporto tra intelligenza animale e conflitti con gli esseri umani, Barrett e colleghi hanno analizzato il potenziale ruolo della cognizione animale, in particolare l’apprendimento, la capacità di problem-solving, la memoria e la flessibilità comportamentale, in diverse possibili interazioni con le attività antropiche o con gli esseri umani stessi: uccidere il bestiame, rubare il cibo, danneggiare le proprietà,

scontrarsi con i veicoli, trasmettere malattie e al limite uccidere delle persone. 

La conclusione è che tra gli animali più intelligenti e gli esseri umani s’instaura una sorta di “corsa agli armamenti”.

“Gli animali che sono in grado di trovare soluzioni innovative ai problemi che incontrano nel nuovo ambiente ingaggiano una continua gara di astuzia per superare la controparte”, ha spiegato Stanton.

Gli esempi di questa gara sono evidenti in molte parti del mondo. In Africa, gli elefanti raccolgono e usano grossi rami per disattivare le recinzioni elettriche, mentre in Nuova Zelanda, i pappagalli kea spesso aprono bidoni della spazzatura “a prova di animali“.

In quest’ultimo compito sono particolarmente bravi anche i procioni che vivono negli Stati Uniti che, insieme ai coyote, hanno elaborato complesse strategie per passare inosservati, incrementando l’attività notturna ed evitando le vie di comunicazione principali. Molti altri animali imparano a evitare i deterrenti creati dall’uomo, inclusi rumori forti e luci intense, rendendo inefficaci le barriere costruite appositamente per loro.

Ma ci sono anche fattori caratteriali che incidono sul comportamento della fauna selvatica. Ci sono animali che amano il rischio più di altri e sono quindi disposti ad avventurarsi maggiormente negli insediamenti umani mentre altri sono semplicemente molto attratti dagli oggetti o dal cibo lasciati incustoditi.

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