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Gauguin a Tahiti – il paradiso perduto, la recensione: quando il viaggio incontra l’arte

Viaggi, passione, talento, avventura. In questa recensione di Gauguin a Tahiti. Il Paradiso Perduto approfondiremo questi ed altri temi trattati dal film documentario: l’amicizia, Van Gogh, il colore anticonformista, il Cristo Giallo, l’esotica Tahiti.
Paul Gauguin fu un artista “globale prima della globalizzazione”, un selvaggio, “un lupo nel bosco senza collare”, ma soprattutto uno dei pittori più amati della storia. E dal valore incalcolabile. Il docu-film diretto da Claudio Poli con la sceneggiatura di Matteo Moneta, con la partecipazione straordinaria di Adriano Giannini, sarà nei cinema italiani solo il 25, 26 e 27 marzo come nuovo appuntamento del progetto della Grande Arte al Cinema.

Viaggio senza fine

Gauguin a Tahiti. Il Paradiso Perduto è un entusiasmante viaggio sui passi dell’artista francese, gli inaspettati inizi come agente di Borsa e il momento della decisione che cambiò la sua vita per sempre: abbandonare i freddi numeri e vivere della propria pittura, andando alla ricerca dell’ispirazione che superasse l’esperienza degli Impressionisti. La sua strada lo portò prima in Bretagna, all’epoca era una terra “esotica”, distante solo una notte in treno da Parigi, poi a spingersi fino dall’altra parte del mondo, nelle colonie, a Tahiti. Qui trovò l’amore, il sesso, un popolo ancorato a tempi e tradizioni fuori da ogni tabù occidentale, ma la sorte gli fu avversa, così come il successo. Abbandonata la famiglia, ha rinunciato all’amicizia di Van Gogh, lasciando indietro le prime straordinarie intuizioni come il Cristo Giallo “nato” in Bretagna con quella scelta del colore così moderna e altrettanto sofferta, Gauguin resterà per sempre il pittore di Tahiti, ma soprattutto l’artista che raccontò le isole della Polinesia francese all’uomo occidentale, rinvigorendo i canoni dell’arte del nostro angolo di mondo.

I luoghi della pittura di Gauguin

Ciò che c’è di più nella ricostruzione della vita e delle opere di Paul Gauguin da parte di Poli e Moneta è ripercorrerne i passaggi, tornando in quei luoghi, tentando di ricostruire cosa affascinò il viaggiatore più di 120 anni fa. Ai Tropici, completamente immerso nella natura lussureggiante e accolto da una popolazione disinibita e fanciullesca, Gauguin troverà la sua voce, la sua pennellata; nel racconto, ci accompagnano alcuni dei più grandi esperti di Gauguin: Mary Morton, curatrice alla National Gallery of Art di Washington, Gloria Groom, curatrice all’Art Institute di Chicago, Judy Sund, docente della New York City University, Belinda Thomson, massima esperta di Gauguin, David Haziot, autore della più aggiornata e accreditata biografia su Gauguin. Soprattutto, le tracce di Gauguin non saranno solo mediate dalla riflessione dello studioso, ma ci condurranno fino a rintracciare il suo DNA, scoprendo chi e cosa di Gauguin vive nel XXI secolo.

Compagno di viaggio è Adriano Giannini non solo narratore, ma protagonista, che con la sua voce tesa sottolinea i passaggi più importanti della crescita e delle epifanie visive, ma anche i fallimenti, i passi indietro, le cadute rovinose di Gauguin. Dentro i piccoli tributi di uomini e donne, la forza del personaggi ci ricorda l’inesauribile energia di un uomo incapace di fermarsi, che con parole e immagini ha lottato per cambiare il mondo e che, ancora oggi, conquista cuori e menti, nascondendoci il suo mistero.

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