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Gattino Selvatico, come Addomesticare e Avvicinare un Gatto Diffidente

Gattino Selvatico

Il cosiddetto Felis Silvestris, al contrario del più comune gatto domestico (Felis Silvestris Catus) è un animale ferale, un piccolo felino presente in moltissime aree del mondo, dall’Africa all’Europa, passando per l’Asia sud-occidentale, centrale, fino alle remoti regioni dell’India, Cina e della Mongolia.

Il gatto selvatico è un cacciatore per definizione: bracca piccoli mammiferi e uccelli per sostentarsi e sopravvivere. Il gatto domestico, al contrario, è oramai una razza cosmopolita, presente in tutti gli angoli della terra, all’interno delle case degli umani che ne apprezzano i comportamenti e ne hanno distinto l’adattamento dal suo progenitore.

Il gatto selvatico è in grado di adattarsi a variegati habitat ed ha un’alta predisposizione a vivere sia nelle savane, sia nelle foreste aperte sia nelle steppe; probabilmente il gatto domestico è stato addomesticato partendo dalla specie selvatica africana, quasi 9.000 o 10.000 anni fa, nell’antico territorio della Mesopotamia, la terra fertile e mitica tra il Tigri e l’Eufrate, nel contesto agricolo che coinvolgeva l’essere umano e le sue prime pratiche tese a insediarsi sul territorio: in quest’ottica, il gatto fu utilizzato per proteggere i raccolti dai roditori che si nutrivano di grano . Il parente più prossimo del gatto domestico è sicuramente il gatto delle sabbie, altresì chiamato in latino Felis Margarita, ma si pensava esistessero ben 22 sottospecie certificate da uno studio: dopo una revisione nel 2007, le sottospecie furono ridotte a 5, il Gatto selvatico europeo , presente nell’omonimo continente, ma assente nella regione delle Fennoscandia (i paesi Nordici), Gatto del deserto della Cina, quello sudafricano, africano e asiatico.

I gatti selvatici, altresì chiamati ferali, sono animali randagi, nati allo stato selvatico, abbandonati purtroppo dai propri padroni oppure persi. I randagi adulti che un tempo vivevano a contatto con gli uomini, o comunque i gatti selvatici con un carattere mansueto, possono, qualche volta, essere addomesticati, ma occorre applicazione, pazienza e un certo piglio per empatizzare con questi felini.

I cuccioli di gatto selvatico, invece, sono facilmente addomesticabili se catturati in età molto giovane. I gattini selvatici potranno essere addomesticati e trasformati tranquillamente in gatti domestici, evitando tutti i rischi e le condizioni di vita alle quali sono spesso soggetti i gatti ferali in ambienti ostici e non protetti, come le quattro mura domestiche.

Le gatte selvatiche gravide, normalmente si appartano in luoghi tranquilli e nascosti quando devono partorire e tengono celati in quel luogo i propri gattini per alcune settimane, in modo che trascorrano in un ambiente asettico e protetto la prima parte di vita, quella in cui sono più facilmente preda di altri animali: la totale assenza di un essere umano li rende selvatici a tutti gli effetti, secondo le leggi della Natura.

Un primo contatto visivo potremo averlo quando questi gattini inizieranno a giocare e ruzzare, venendo allo scoperto, ma catturarli non sarà certo un’impresa facile: potremo acquistare e utilizzare trappole ad hoc, oppure richiederle agli enti benefici e le associazioni che si occupano della gestione di vere e proprie colonie di gatti (negli USA, la Feral Coat Coalitation ci fornirà le trappole, ad esempio).

E’ auspicabile sottrarli alla madre non prima delle 4 settimane di vita, in modo che siano svezzati al punto giusto e abbiano buone difese immunitarie tali da non incorrere in malattie, e prima delle sei settimane, in base al principio secondo il quale più tempo trascorrono in cattività, minori saranno le chances di addomesticarli.  La madre gatta stessa, dovrebbe essere catturata e sottoposta a procedura di sterilizzazione o comunque occorrerebbe controllare il livello delle nascite all’interno della colonia felina selvatica.

Il tempo necessario per addomesticare un gattino selvatico, varia dalle 2 alle sei settimane, a seconda del carattere del gatto più o meno aggressivo o vivace, e in funzione del tipo di habitat nel quale sono cresciuti. Così come nella società umana, anche i gatti non sono tutti uguali: alcuni sono più fragili e altri, invece, hanno un temperamento più forte, quindi richiedono più tempo e applicazione per essere addomesticati.

Il processo di addomesticare un gattino selvatico richiede pazienza e disponibilità: stiamo salvando delle vite animali e, in cambio, avremo compagni affezionati ,amorevoli ed empatici, dunque saremo gratificati dai nostri sforzi.

L’iter per addomesticare un gattino diffidente, prevede sei semplici passaggi, cronologicamente successivi:

Confinamento in una gabbia o in un contenitore per animali domestici di grandi dimensioni (detto “trasportino”);
Manipolazione periodica e breve con asciugamano protettivo;
Confinamento in una stanza piccola;
Esposizione ad altri esseri umani;
Collocazione presso case adottive (può essere anche la propria).

Nei prossimi capitoli analizzeremo nel dettaglio ogni singolo passaggio, dando utili informazioni, istruzioni e consigli.

Usare il Trasportino

Il gattino selvatico probabilmente soffierà e assumerà un atteggiamento aggressivo contro l’essere umano, perché terrorizzato da questo e sarà necessario avere un po’ di buon senso nell’approcciarlo, perché potremo subire graffi e morsi anche molto profondi, visti gli strumenti affilati che la natura ha donato a questi animali. Per il gattino noi rappresentiamo un predatore e lui cercherà di difendersi letteralmente “con le unghie e con i denti” nonché di scappare alla prima occasione utile.

Importante ricordare che tutti i morsi sono seri e dovremo subito avvisare il medico se accadrà questo evento, il quale attiverà una profilassi preventiva e porrà in essere tutti gli strumenti necessari alla protezione della nostra salute: il gattino andrà messo in quarantena per essere analizzato, se ce ne sarà bisogno.

Il gattino selvatico va fatto visitare, prima di portarlo a casa, da un veterinario che ne verifichi la salute e l’assenza di parassiti, malattie contagiose o agenti patogeni che possano  contagiare altri animali o addirittura gli esseri umani. Tenetelo isolato da altri animali domestici che possedete, lavatevi le mani spesso e indossate una protezione (ad esempio un grembiule) quando venite a contatto con essi, ovvero cambiatevi gli abiti e lavateli accuratamente dopo l’utilizzo.

Se li abbiamo catturati grazie a una trappola, trasferiamoli in una gabbia o comunque un trasportino di dimensioni sufficienti a contenere comodamente il gattino, un giaciglio, una lettiera e un contenitore per l’acqua e il cibo, lontano da tutti gli altri esseri viventi, stando attenti a non farcelo sfuggire di mano perché cercherà di scappare.

Nei primi due giorni non tocchiamolo, facciamolo sentire a suo agio e tranquillo; facciamoci vedere spesso, muoviamoci con lentezza e parliamo con calma e tranquillità, senza urlare, ma non tocchiamoli assolutamente: molti contenitori per gatti hanno ciotole per cibo e acqua agganciate alle pareti, quindi potremo nutrili e dissetarli senza il bisogno di mettere le mani dentro.

Se non abbiamo la gabbia o il trasportino è troppo piccolo perché contenga tutti questi elementi, mettiamo il gattino selvatico in una piccola stanza (ad esempio un bagno), insieme al trasportino aperto e lasciamo lì tutto l’occorrente in modo che il gatto possa muoversi liberamente; se pensiamo sia il caso, abbandoniamo indumenti umani usati a mo’ di giaciglio affinché si abituino al nostro odore.

Accarezzare il Gatto

Dopo 2 giorni, scegliamo il gattino meno aggressivo, se ne abbiamo presi più d’uno, copriamolo con un asciugamano e prendiamolo in braccio al suo interno: se il gattino resta calmo, accarezziamolo leggermente sulla testa da dietro per non spaventarlo. Avvicinarsi da davanti a un animale è sempre una pratica scorretta, che spesso terrorizza anche i gattini, i quali reagiranno mordendo e soffiando.

Se il gattino resta calmo, passiamo al secondo step: afferriamolo correttamente per la collottola e poniamo l’asciugamano sul nostro grembo, collocandolo sopra di questo. Accarezziamolo e parliamogli lentamente con tono rassicurante e dolce, poi lasciamolo: il primo contatto deve essere breve ma intenso.

Se abbiamo preso più gattini, ripetiamo la procedura per tutti, uno alla volta: dopo averli manipolati, diamogli una ricompensa, magari del cibo per cuccioli, o quello in scatola del tipo Hills “a/d” servito su un piccolo cucchiaio. La manipolazione va ripetuta molte volte.

Dopo aver rotto il ghiaccio, imitiamo la cura materna, spazzolando i gattini con un soffice pettinino per pulci: in questo modo elimineremo i fastidiosi parassiti che possono anche provocare anemia e fare ammalare i gattini e impersonificheremo “mamma gatta”, stabilendo un legame affettivo profondo.

Così com’è buona norma per molti animali, anche per i gattini vale il principio secondo cui fissarli profondamente e per molto tempo rappresenta un comportamento aggressivo: distogliete spesso lo sguardo e abbassate la testa mostrandovi dimessi.

Giocate spesso con i gattini selvatici utilizzando dei giocattoli per cuccioli, ad esempio il classico gomitolo o un bastoncino legato a un filo oppure semplici giochi per gattini acquistabili ovunque: non lasciate il gioco con i piccoli perché potrebbero farsi male o ingoiarlo.

Libero Accesso in Stanza

Dopo una settimana dovremmo notare i primi progressi, diversi per ogni gattino: a questo punto potremo lasciargli libero accesso in stanza, ponendoli in gabbia solo se strettamente necessario e solo se il micetto si comporta ancora in modo aggressivo, separandolo dagli altri e lavorando individualmente sulla sua psiche.  In casi estremi occorre separare i vari cuccioli per ridurre la loro selvaticità e limitare l’effetto branco, rinforzando la vostra presenza umana e il peso specifico di questa nei confronti di ogni singolo micino.

La stanza non deve essere troppo grande affinché il gattino non ne rimanga spaventato, nascondendosi per la paura: le camere non vanno bene perché spesso il gatto si pone sotto il letto stesso e potrebbe essere stressante per lui estrarlo a forza dal suo nascondiglio. La camera va inoltre predisposta per l’accoglimento: rendiamo gli anfratti inaccessibili affinché gli animaletti non s’intrappolino da soli (ad esempio lo spazio dietro al lavandino di un bagno) e blocchiamo gli accessi al retro dei mobili pesanti. Non lasciamo la tavoletta del water aperta e stiamo attenti a tutto ciò che può cadere o essere scalato dai gattini per non danneggiare né la stanza stessa, né gli animali che potrebbero ferirsi. Proteggiamo le cose fragili, gli abiti e le piante che possono nuocere al gattino curioso.

Contatto con Altra Gente

Una volta che i gattini selvatici riducano la propria selvaticità, non mordendo o graffiando più, cerchiamo di esporli al contatto umano che sia differente dal nostro: incoraggiamo gli amici e i nostri parenti a manipolarli spesso e volentieri.

E’ fondamentale che i gattini socializzino con altri esseri umani affinché non si leghino al solo padrone e capiscano di potersi fidare di ogni persona, se vogliamo siano adottati da soggetti diversi da noi stessi, o comunque vogliamo che il gatto non sia impaurito dalla presenza di altre persone umane.

Collocazione

Una volta addomesticati, i gattini possono essere adottati e questo processo non avviene prima delle 8 settimane di vita.

I possibili “genitori” o “padroni” dovrebbero preferibilmente non avere bambini piccoli poiché il comportamento degli esseri umani più giovani potrebbe provocare forte stress nel gattino, almeno inizialmente.  La casa è adatta se il gattino si sente al sicuro e diventa ideale se gli animali domestici sono detenuti all’interno e i gattini sono adottati a coppie, oppure c’è un adulto presente durante la giornata e il micino non è lasciato mai solo.

Informate la famiglia futura della possibilità, anzi, necessità, di sterilizzare il gattino, operazione possibile dopo le 8 settimane di vita: per incentivare la cosa, potreste richiedere un deposito di denaro come cauzione e restituirlo una volta certificato l’atto. In alternativa possiamo far sterilizzare noi stessi il gattino da un veterinario di fiducia e chiedere il rimborso spese al futuro proprietario, oppure rivolgerci ad associazioni.

E’ molto importante che il gatto non prolifichi liberamente, se non vogliamo poi trovarci a cercare una nuova famiglia per i suoi (molti) cuccioli.

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