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#FridaysForFuture e il pianeta B che non esiste: Greta Thunberg, “I politici ci hanno abbandonato”

Oggi, in 123 Paesi
del mondo, sono in corso più di 2000 eventi, tra marce e sit in, in nome
del massimo impegno contro i cambiamenti
climatici. Impegno sia personale, sia collettivo, sia sociale, sia
istituzionale. Il pianeta in cui viviamo è uno, non esiste un pianeta B, come
spesso si sente e si legge, tra la gente, sui giornali e sui social.

È il risultato della grande iniziativa partita dalla ormai
celebre sedicenne svedese che da mesi manifesta davanti al Riksdag di Stoccolma,
Greta Eleonora Thunberg Ernman,
chiedendo nuove politiche a favore dello sviluppo sostenibile, per la difesa
dell’ambiente, per accelerare sul ricorso alle fonti energetiche rinnovabili,
per contenere i cambiamenti climatici in corso.

È da lei che è partita l’iniziativa dello sciopero globale per il clima di oggi, venerdì 15 marzo (#FridaysForFuture). In un articolo pubblicato sul quotidiano tedesco Faz, Greta e la sua omologa tedesca Luisa Neubauer, secondo quanto riportato da ilmessaggero.it, hanno affermato: “Questo sciopero viene fatto oggi – da Washington a Mosca, da Tromso a Ivercargill, da Beirut a Gerusalemme, da Shanghai a Mumbai – perché i politici ci hanno abbandonato. Abbiamo assistito a trattative lunghe anni per accordi sul clima miseri, abbiamo visto imprese a cui è stata dato il via libera per scavare la nostra terra, trivellare sotto il nostro suolo e per i loro profitti bruciare il nostro futuro. I politici conoscono la verità sul cambiamento climatico e ciononostante hanno ceduto il nostro futuro agli approfittatori, il cui desiderio di denaro veloce minaccia la nostra esistenza”.

L’appello dell’attivista svedese, amplificato da migliaia di associazioni e reti per la difesa del pianeta Terra, ha così portato in piazza centinai di migliaia di giovani e adulti in ogni continente, Italia compresa, forse a fine giornata se ne conteranno a milioni, tutti uniti al grido: “Salviamo questo pianeta, ridiamo il futuro ai più giovani”.

Milioni di persone stanno già subendo gli effetti catastrofici del cambiamento climatico, dalla prolungata siccità nell’Africa subsahariana alle devastanti tempeste tropicali che colpiscono l’Asia sudorientale e i Caraibi.
Durante i mesi estivi del 2018 nell’emisfero settentrionale, dal Circolo artico alla Grecia, dal Pakistan al Giappone fino agli Usa le popolazioni hanno sofferto devastanti ondate di calore e incendi che hanno ucciso e ferito centinaia di persone.
“Il cambiamento climatico è una questione di diritti umani proprio a causa dell’impatto che ha sulle persone. Riassume ed esaspera le disuguaglianze e proprio i bambini, crescendo, assisteranno ai suoi tremendi effetti. Il fatto che la maggior parte dei governi faccia poco o nulla per reagire alla sicura mutua distruzione rappresenta una delle più grandi violazioni intergenerazionali dei diritti umani della storia”, ha affermato Kumi Naidoo, segretario generale di Amnesty International.

Forse proprio i più giovani possono dare una grossa mano per
rimettere a posto qualcosa in questa nostra società distratta, iperconsumistica
e tramortita dall’inquinamento. Secondo la ricerca dell’Istituto Toniolo
riportata da repubblica.it: “Per il 56,3 % dei ragazzi il riscaldamento
globale è colpa dell’uomo, mentre il 60% è pronto ad agire in prima persona“.

Quello che si chiede è un rapporto più armonico con il
sistema Terra. Siamo 7,5 miliardi di persone, presto saremo 9-10 miliardi (già
entro la metà del secolo si supereranno i 10 miliardi di abitanti), per
riuscire a sostenere tale crescita demografica è ovvio che si dovranno cambiare
molte abitudini, soprattutto alimentari, e comportamenti, relativi ai consumi.

Come consigliato vivamente dal “Global Environment Outlook” di marzo, la valutazione più esaustiva e rigorosa sullo stato dell’ambiente completata dalle Nazioni Unite negli ultimi cinque anni, si devono adottare rapidamente diete a basso contenuto di carne e si devono evitare categoricamente gli sprechi alimentari, sia nei paesi sviluppati, sia in quelli in via di sviluppo, per non incorrere nel drammatico aumento della produzione alimentare calcolato attorno al +50%, necessario a sfamare la popolazione mondiale in crescita.

Attualmente, è sprecato
il 33 per cento degli alimenti commestibili e il 56 per cento dei rifiuti è
prodotto nei paesi industrializzati.

Il rapporto chiede misure per affrontare l’incubo degli 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici che si riversano negli oceani. Anche se il problema ha ricevuto maggiore attenzione negli ultimi anni, non esiste ancora un accordo globale per risolvere il problema della plastica in mare.

Se le azioni per il clima contenute nell’accordo di Parigi del 2015 (COP 21) venissero attuate, si legge nel documento, il costo complessivo che dovremmo sostenere si aggirerebbe sui 22 mila miliardi di dollari, ma con benefici per la salute e l’ambiente che porterebbero guadagni per 54 mila miliardi di dollari.

Investimenti verdi pari al 2% del PIL dei Paesi del mondo potrebbero assicurare una crescita a lungo termine di tipo “sostenibile”, tanto elevata come quella prevista attualmente, ma con un minor impatto sui cambiamenti climatici, sulla scarsità d’acqua e sulla perdita degli ecosistemi. Alla causa ambientale, le nuove tecnologie (clean green technologies) daranno un grande contributo.

Nuovi posti di lavoro nascerebbero da queste politiche ambientali virtuose, nella sola Unione europea se ne attendono quasi 2,5 milioni nei prossimi trent’anni.

La strada maestra da seguire rimane certamente quella segnata nel 2016 con il lancio dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, il programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità green varato dalle Nazioni Unite e sottoscritto da 193 Paesi del pianeta.

Un totale di 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile – Sustainable Development Goals, SDGs – integrati in un grande programma d’azione per un 169 ‘target’ o traguardi complessivi.

Tali obiettivi per lo sviluppo sostenibile ed alternativo danno
seguito ai risultati degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium
Development Goals), che li hanno preceduti, e rappresentano obiettivi
comuni su un insieme di questioni importanti per il futuro: la lotta alla
povertà, l’eliminazione della fame e il contrasto al cambiamento climatico, per
citarne solo alcuni.

Obiettivi comuni’ significa che essi riguardano tutti i Paesi e tutti gli individui, di ogni età: nessuno ne è escluso, né deve essere lasciato indietro lungo il cammino necessario per portare il mondo sulla strada della sostenibilità e di una nuova armonia tra esseri umani ed ecosistemi.

Buono sciopero per
salvare il clima, buon #FridaysForFuture
a tutti!

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