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Frank Calì, il mediatore fra Cosa nostra americana e siciliana. Dagli Usa a Palermo ora tante domande

Gli inquirenti lo consideravano ‘l’ambasciatore” di Cosa nostra americana perché il suo compito era quello di mettere ordine nei rapporti tra le famiglie mafiose di Palermo. Ma chi era Francesco Paolo Augusto Calì, meglio conosciuto a Brooklyn come Frank Calì o Franky Boy, nato il 26 marzo 1965? Gli investigatori che dieci anni fa coordinarono la maxi inchiesta ‘Old Bridge’ che portò in carcere i boss del nuovo patto ItaliaUsa, ritengono che si tratti di un personaggio “di grosso calibro”. Calì era considerato un “wiseguy”, cioè un uomo d’onore della famiglia Gambino.

Dopo la condanna all’ergastolo di Peter Gotti sarebbe stato lui il capo dello storico clan mafioso di New York. Calì, che nella notte è stato raggiunto da almeno sei colpi di arma da fuoco da un uomo che prima di fuggire a bordo di un’auto blu gli è pure passato sopra, quasi come a volere sottolineare l’ultimo sfregio, era nato a New York da genitori di Palermo. Era sposato con Rosaria Inzerillo, della omonima famiglia mafiosa, da cui ha avuto due figli. “Franky boy” era stato inserito nel quadro di comando della famiglia dopo l’arresto dei fratelli John e Joe Gambino e Jackie D’Amico.

Fino al 2008, quando la Dda di Palermo portò a termine l’inchiesta ‘Golden Bridge’, Frank Calì era considerato l’uomo dal volto misterioso.Un personaggio invisibile che tutti volevano incontrare e al quale tutti rivolgevano una preghiera. Insomma, l’astro nascente della mafia americana. “Già nel gennaio del 1997 una fonte attendibile dell’Fbi riferisce che Calì Frank, conosciuto anche come Franky Boy, è stato combinato nella famiglia Gambino”, scrivevano i poliziotti della prima Divisione del servizio centrale operativo e della Squadra mobile di Palermo nel loro rapporto sul nuovo patto mafioso fra Palermo e New York. A fare il suo nome è, tra i primi, Frank Fappiano che nel 1999 decide di collaborare con la giustizia. Qualche anno dopo un altro collaboratore, Michael Di Leonardo, racconta all’Fbi che Franky Boy avrebbe avuto un ruolo importante in Cosa Nostra di New York.

Nei primi anni del Duemila gli Inzerillo, gli ‘scappati’ della guerra di mafia degli anni Ottanta tornano dagli Stati Uniti a Palermo. E a fine 2003 raggiunsero gli Stati altri due importanti personaggi di Cosa nostra: Nicola Mandalà e Gianni Nicchi, il primo della “famiglia” di Villabate e il secondo di quella di “Pagliarelli”.

Non sapevano di essere intercettati dalla polizia e dall’Fbi. I contatti, come affermarono i magistrati nel provvedimento di fermo, avevano l’obiettivo di “elaborare e perseguire una strategia di riammissione di alcuni boss che negli anni ’80 erano fuggiti da Palermo per scampare alla guerra di mafia scatenata da Totò Riina, e rifugiatisi negli Stati Uniti“. Fra le famiglie mafiose che avevano dovuto abbandonare in fretta e furia la Sicilia per andare negli Stati Uniti spiccano gli Inzerillo, cioè gli ½scappati», che solo di recente sarebbero stati riammessi sul circuito palermitano.

Tra i viaggi più importanti spiccarono quello del 26 novembre 2003, quando Nicola Mandalß e Giovanni Nicchi partirono alla volta di New York, facendo rientro in Italia il successivo 7 dicembre. Il 23 dicembre 2003 partirono sempre alla volta di New York, Giuseppe Inzerillo e Salvatore Greco. E il 22 gennaio 2004 partirono per Toronto Filippo Casamento e Giovanni Inzerillo. Nel 2008 l’operazione ‘Old Bridge’ che azzerò le famiglie mafiose che avevano rapporti tra Italia e Usa. La notte scorsa l’omcidio di Frank Calì che rompe una pax mafiosa durata oltre 35 anni.

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