giovedì , Luglio 18 2019
Home / Africa / Foto Le donne ranger dello Zimbabwe – 1 di 10

Foto Le donne ranger dello Zimbabwe – 1 di 10

La sergente Vimbai Kumire mostra la foto di un leopardo morto sul suo telefono. Fissa l’immagine mentre il camioncino su cui viaggia sobbalza sulla strada dissestata. L’animale ha il collo sgozzato, le zampe insanguinate penzolano senza vita. “Prima di questo lavoro gli animali non mi interessavano”, racconta.

Oggi la 33enne Kumire e il suo team di ranger tutto al femminile, le Akashinga, sono tra le più strenue paladine della natura. Fanno parte della International Anti-Poaching Foundation, l’associazione non profit che gestisce la riserva di Phundundu, in Zimbabwe, un’area di 300 chilometri quadrati nell’ecosistema della valle dello Zambesi, in passato usata come area di caccia. Negli ultimi 20 anni, nella regione si sono persi migliaia di elefanti a causa del bracconaggio. Le Akashinga (le “coraggiose” in lingua Shona) pattugliano Phundundu, che confina con 29 comunità. La vicinanza di persone e animali può portare a conflitti come quello che vede coinvolto il leopardo e a cui si sta dedicando Kumire.

Quando arriva sul posto, Kumire si fa strada tra una folla inferocita. Con il suo 1,60 di altezza, può facilmente perdersi nella confusione, ma si muove con calma e sicurezza tra le persone agitate, parlando con tono pacato ma fermo. Dieci uomini feriti si fanno lentamente avanti. Uno ha una benda sulla faccia, l’altro ha il braccio avvolto in una fasciatura insanguinata. Intorno a lei si radunano altri otto uomini con segni di graffi e morsi.

I funzionari del servizio di protezione ambientale hanno prelevato la carcassa dell’animale e hanno accusato gli uomini di infrazione, scatenando l’ira della gente. I feriti affermano di esser stati attaccati ma, a giudicare dalle ferite minori, le ranger sospettano che l’animale sia stato provocato. È reato uccidere un animale senza permesso ma la pelle, i denti, le unghie e le ossa di un leopardo valgono centinaia di dollari sul mercato nero, come un mese di stipendio nell’economia impoverita dello Zimbabwe.

Dopo aver assicurato la carcassa del leopardo e aver registrato gli eventi relativi al suo decesso, il team ricorda alla comunità che il loro compito è coadiuvare l’interazione tra uomini e animali. Le donne caricano i feriti sul camioncino e li accompagnano all’ambulatorio locale.

Scene simili riassumono perfettamente la missione delle Akashinga e sono uno spettacolo famigliare per il loro tatuato fondatore, Damien Mander, un ex militare dei reparti speciali australiani che per oltre dieci anni ha addestrato i ranger delle riserve dello Zimbabwe. Gli anni a combattere in Iraq e in prima linea contro la caccia di frodo in Africa gli hanno insegnato che il cambiamento, che sia la pace tra gli uomini o l’atteggiamento verso la natura, non può avvenire senza coinvolgere la comunità. “Le persone del posto hanno a cuore il luogo in cui vivono, da dove vengono”, dice. “Gli stranieri no”.

In linea con questa convinzione, Mander si è rivolta ai villaggi che confinano con il parco di Phundundu, e in particolare alle donne, per mettere su la squadra di Akashinga. Dopo anni ad addestrare gli uomini, ha concluso che per questo lavoro sono meglio le donne. Sono infatti meno suscettibili alla corruzione e più brave a disinnescare situazioni potenzialmente violente. È stato poi dimostrato che nei paesi in via di sviluppo le donne spendono il 90 per cento del loro salario per la famiglia contro il 35 per cento speso dagli uomini. In questo senso le ranger dimostrano un principio chiave della conservazione: per la comunità, gli animali valgono più da vivi che da morti.

Mander ha cercato donne che avessero alle spalle dei traumi: orfane dell’AIDS, vittime di abusi o di violenze domestiche. Kumire si è unita dopo che il marito l’ha lasciata sola con due figlie. Chi meglio di chi ha subito lo sfruttamento può proteggere gli animali sfruttati? Le selezioni erano modellate come un addestramento delle forze speciali. Ha sottoposto le aspiranti ranger a tre giorni non stop di esercizi per testarne la capacità di lavorare in squadra in condizioni di umido, freddo, fame e stanchezza. Delle 37 reclute che hanno iniziato il corso, 16 sono passate al programma di addestramento e solo tre hanno abbandonato. Anni fa Mander ha tenuto una selezione simile per 189 uomini. Alla fine del primo giorno, erano rimasti solo in tre. “Pensavamo che [per le donne] sarebbe stato un inferno, ma ci siamo resi conto che l’inferno lo conoscevano già”, racconta Mander.

Il mattino seguente il sole sorge nell’accampamento delle Akashinga, una dozzina di tende verdi piantate su un colle che domina tutta la regione. Mentre le donne fanno colazione, Mander le ragguaglia sui due blitz in programma per quella notte, uno nel compound di un uomo che si ritiene abbia un fucile non autorizzato usato per la caccia di frodo e l’altro nella casa di un presunto bracconiere in procinto di vendere la pelle di un leopardo.

Trascorrono la mattina esercitandosi in modo che ogni ranger conosca la propria posizione. Poi Mander si mette al volante, quattro ranger saltano dietro con un poliziotto del posto, che supervisionerà il blitz: il team è pronto a partire.

È passata la mezzanotte quando arrivano finalmente al compound dell’uomo sospettato di possedere un fucile senza permesso. Mander inchioda davanti alla casa. Le ranger saltano giù e si posizionano seguendo il piano. Una picchia alla porta. Alla fine riescono a entrare. In casa trovano le pelli essiccate di diversi cefalofi, una specie di piccola antilope. Lo ammanettano e lo caricano sul veicolo.

È una notte scura e senza nuvole, la via lattea si staglia luminosa nel cielo. Le ranger sono in servizio da quasi 24 ore. Ma del trafficante di pelle di leopardo ancora nessuna traccia. “Non siamo stanche – assicura Kumire – Non ci fermeremo finché non avremo fatto il nostro lavoro“.

Prima di tornare alla base, il mattino seguente, arrestano il presunto bracconiere di leopardi. La notte dopo arrestano un sospetto bracconiere di elefanti. Nel frattempo continuano a pattugliare la zona, rimuovendo le trappole dei cacciatori di frodo. Sono questi risultati che dimostrano a Mander che il suo istinto non mentiva. “Donne come loro fanno la vera differenza”.
 

Leggi Anche

Se n’è andato l’ultimo maschio di rinoceronte di Sumatra

In Malesia è morto per vecchiaia l’ultimo maschio di rinoceronte di Sumatra (Dicerorhinus sumatrensis): era l’unico …