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Finalmente Parigi, per raccontare L'amore secondo Isabelle

Finalmente Parigi, per raccontare L’amore secondo Isabelle

A forza di raccontare una ‘Parigi diversa’, come nel caso del film con Idris Elba, o di esplorarne i dintorni, come per il C’est la vie post ‘Quasi Amici’, ormai è raro concentrarsi sulla capitale francese per come la conosciamo. E per come tutto il mondo la ama. D’altronde la Ville Lumiere è senza dubbio quella della Senna, della Tour Eiffel, delle due rive e degli arrondissement, per quanto stereotipata e celebrata, per cui tanto vale ‘rassegnarsi’ ad ammirarla – come merita – approfittando de L’amore secondo Isabelle. Questo è il titolo del film di Claire Denis in sala dal 19 aprile distribuito da CINEMA di Valerio De Paolis, già vincitore del Prix SACD alla Quinzaine des Realisateurs del Festival di Cannes 2017, che ci accompagna alla scoperta della Rive droite, o almeno di una parte di essa.

La Isabelle protagonista – interpretata da Juliette Binoche, che con questo ruolo ha ottenuto le nomination come Miglior Attrice ai César, agli EFA e ai Prix Lumières – è una bellissima cinquantenne madre e divorziata, alla continua ricerca del vero amore. Una donna che si sente sola, ma che è tutte le donne: Soffre, si illude, spera, dubita, desidera, piange, ama. E lo fa con ardore e convinzione, con il cuore aperto ed esposto, con leggerezza e ironia, in una commedia raffinata e sensuale (impreziosita dai cammei di Gérard Depardieu e Valeria Bruni Tedeschi) alla quale fanno da sfondo la vita e il respiro di Parigi, i suoi rumori e le sue luci, e la Tour Eiffel a illuminare la città – e Isabelle – come se fosse un set.

Girato principalmente nella zona del Parc des Buttes-Chaumont nel XIX arrondissement (il più grande di Parigi dopo quello de la Villette e le Tuileries) e del celebre Cimitero del Père-Lachaise nel XX, il film è liberamente ispirato ai Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes. Molto liberamente, visto che parlando della fase di scrittura la regista ricorda di come – lavorando con i compagni d’avventura Christine Angot e Olivier Delbosc – “ci era passata la voglia di fare un adattamento cinematografico del testo di Roland Barthes, avevamo il desiderio di scrivere una sceneggiatura tutta nostra, i nostri frammenti amorosi. E in fin dei conti questo ci ha permesso di rimpossessarci completamente del tema”.

Per altro, sviluppando una grande sintonia. “Potremmo dare un esempio della complicità che si è creata tra noi – ricorda Claire Denis – citando la scena della pescheria Secrétan (in Avenue Secrétan 38, nel XIX, molto conosciuta a Parigi) in cui mettiamo in bocca a uno dei clienti, Philippe Katherine, la parola ‘poiscaille’ (pescato), un termine molto insolito per indicare del pesce”. “Isabelle incontra degli uomini, li ama, o almeno lo crede – le fa eco la Angot. – Hanno tutti qualcosa di unico, ma hanno anche dei riflessi sociali”; che si evidenziano nel succedersi degli incontri, anche per la scelta di cornici tutte diverse tra loro. Tutte apprezzabili e da ricercare in loco, come il Teatro La Colline di Rue Malte Brun 15 (nei pressi del famoso e succitato cimitero), il vicino Café des Banques di Avenue du Père Lachaise 13, sempre nel XX, dove la protagonista cena con l’attore, o il ristorante Au Grand Comptoir di Rue de la Grange aux Belles 9, nel VII, scelto per il pranzo con l’amico gallerista.
 

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