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Elezioni,Salvini e Silvio tifano per la Brexit. Pd e Meloni vogliono il rinvio

 

Il dibattito sulla Brexit e sull’ipotesi di un rinvio dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea (tecnicamente fissata per il 29 marzo) non interessa soltanto l’economia, il turismo, gli scambi commerciali e i difficili rapporti tra l’Irlanda del Nord (l’Ulster) e la Repubblica di Irlanda. Gli equilibri politici del Vecchio Continente, destinati a cambiare profondamente con le elezioni europee del 26 maggio, dipendono anche da che cosa accadrà sulla Brexit. E a Bruxelles i vari signori Juncker, Moscovici, Oettinger C. (quelli che non ne fanno passare una all’Italia e concedono tutto a Francia e Germania) lo sanno perfettamente e ne terranno certamente conto nella scelta sul rinvio breve o lungo da concedere alla barcollante e comica Theresa May.

Qualora la Brexit venisse posticipata sine die, a fine maggio i cittadini britannici voterebbero per il rinnovo dell’Europarlamento modificando così almeno in parte le stime finora circolate sulla composizione dei nuovi gruppi a Strasburgo. La prima a tifare per l’uscita immediata o quasi (quindi con un minimo rinvio) di Londra dall’Ue (e la conseguente non partecipazione alle urne) è sicuramente la Lega di Matteo Salvini. I sovranisti vogliono fare il colpaccio e diventare la prima forza del Vecchio Continente. Peccato che nel Regno Unito, dove per le Europee il sistema elettorale è proporzionale con sbarramento al 5% e non maggioritario-uninominale, non ci siano partiti vicini al Carroccio. L’unico è il Partito Nazionale Britannico (BNP) ma nei sondaggi non arriva all’1%. Lo Ukip che fu di Nigel Farage (padre della Brexit) nel 2014 fece il botto e risultò la prima forza politica britannica con il 27,6% e 24 seggi ma non andò con Salvini e la Le Pen bensi con i 5 Stelle di Beppe Grillo. Oggi, però, lo Ukip – che ha subito scissioni e lotte intestine – di fatto non esiste più e nei sondaggi si aggira sul 2-3% (anche perché la Brexit ha reso di fatto il partito indipendentista inutile).

Anche Silvio Berlusconi – e in generale la famiglia del PPE di Angela Merkel e Manfred Weber – tifa per la non partecipazione della Gran Bretagna alle elezioni europee. Nessun partito d’Oltremanica, infatti, aderisce ai Popolari. Nella sfida all’ultimo voto sovranisti-PPE per chi sarà il primo gruppo, quindi, non cambia praticamente nulla. Giorgia Meloni, invece, spera ardentemente che la Brexit venga rinviata a lungo. Fratelli d’Italia, infatti, è appena entrata nel gruppo ECR (Conservatori-Riformisti) che è proprio quello dei Tory del primo ministro May. E’ vero che i Conservatori Uk non vanno benissimo nei sondaggi, ma si attestano comunque attorno al 25-30% e quindi potrebbero ottenere 20-22 seggi al Parlamento Ue facendo fare un balzo in avanti fondamentale per il gruppo ECR della Meloni (che potrebbe addirittura insidiare i sovranisti di Salvini-Le Pen). Per il M5S non cambia praticamente nulla vista la scomparsa dello Ukip con il quale, comunque, dopo la Brexit e il disimpegno di Grillo i rapporti si erano decisamente raffreddati. Non a caso Luigi Di Maio ha guardato nello scorse settimane ai gilet gialli francesi sapendo che comunque da Londra non sarebbe arrivato nulla.

Il Partito Democratico è invece interessatissimo affinché la Brexit si dilunghi per altro tempo e Londra partecipi alle elezioni. Il Partito Laburista di Jeremy Corbyn appartiene al PSE, gruppo che, finora, viene dato in forte calo in termini di seggi nel nuovo Europarlamento, visto il tracollo del Pd rispetto al 2014, la crisi profonda della socialdemocrazia tedesca (Spd) e in parte anche del Psoe spagnolo. Oltre ovviamente alla scomparsa dei socialisti francesi. Il Labour Party potrebbe arrivare intorno al 30% con 26-27 scranni a Strasburgo, una manna per il disastrato PSE. Anche +Europa e i liberali dell’Alde sperano nel rinvio dell’uscita del Regno Unito dall’Ue. I Liberal Democratici, i più filo-Ue d’Oltremanica, potrebbero ritrovare vigore raccogliendo tutti gli scontenti della Brexit superando il 10% e portando a casa un 5-6 seggi. In ascesa anche i Verdi che però in Italia, di fatto, non hanno rappresentanza politica degna di nota. Per la sinistra, Liberi e Uguali e non solo, non cambia nulla.

In definitiva se i britannici partecipassero alle prossime elezioni europee, ipotesi sempre più probabile, ad avvantaggiarsene sarebbero la Meloni e Zingaretti, e in piccola parte Della Vedova. A sperare nella Brexit immediata o quasi Salvini, Berlusconi e in parte anche Di Maio.

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