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«È l’hub del Mediterraneo. Gli irlandesi non possono prescindere dall’aeroporto di Orio»

È lo stesso numero degli utenti a pagamento di Spotify, lo stesso delle persone che Deliveroo raggiungerà quest’anno in Europa e, per restare in ambito più territoriale, sono i passeggeri che hanno utilizzato la metropolitana di Brescia: cento milioni hanno transitato sullo scalo di Orio, il MilanoBergamo, Bgy, in 17 anni. Circostanza fortunata per Ronan Cox, irlandese che è risultato essere il passeggero del record e che ieri, con la sua famiglia, si è imbarcato per Dublino con un biglietto omaggio.

È lui il simbolo di un traguardo che secondo Ryanair ha portato a un incremento, negli ultimi 10 anni, del 70% del turismo in provincia di Bergamo. «È un dato che ritengo assolutamente realistico, anche se va disaggregato», attacca il professor Andrea Macchiavelli, docente dal 1993 di Economia del Turismo all’Università di Bergamo e, dunque, in 26 anni di cattedra, testimone del boom aeroportuale di Orio.

«Non si deve confondere il turista, che per definizione è colui che pernotta almeno una notte fuori casa, con il viaggiatore e occorre poi frazionare tra andata e ritorno i passeggeri italiani da quelli stranieri».

Nel 2002 Bergamo, per le rotte aeree, era fuori dai radar.

Perché Ryanair l’ha scelta?
«Perché per il loro modello industriale, le compagnie low cost hanno bisogno di aeroporti vuoti (non occupati da slot di altre compagnie, ndr), la loro necessità è quella di ripartire subito. È un esempio che faccio spesso ai miei studenti: fateci caso, il cartellino delle disposizioni di sicurezza sugli aeromobili Ryanair è incollato al sedile, mentre nelle altre compagnie è rimovibile.

Anche questo dettaglio denota una massimizzazione dei tempi di gestione delle pulizie. Detto questo, per Bergamo si pensava a uno sviluppo del settore cargo.

Il merito di Ryanair va anche ascritto alle intuizioni dei dirigenti bergamaschi di allora».

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