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Da Sassari a Londra a Bogotà: Luca, manager giramondo - Regione ...

Da Sassari a Londra a Bogotà: Luca, manager giramondo – Regione …

SASSARI. Prima la maturità scientifica al liceo Spano di Sassari, poi la laurea in Economia alla Cattolica di Milano e il master in Francia, infine il salto nel mondo del lavoro. La gavetta nella finanza, a Londra, a cavallo tra gli anni 90 e Duemila, poi la decisione di lasciare “quel mondo asettico” e di trasferirsi prima in Colombia e poi in Ecuador per lavorare come manager alla SabMiller, il colosso delle birre. Da dieci mesi è ritornato in Italia, a Torino. Si occupa della strategia commerciale globale di Petronas, una multinazionale malese.

«Cambiare ancora? Perché no». Sembra non trovare pace Luca Gabella, 45 anni, sassarese doc, partito a 19 anni alla scoperta del mondo. «Andare a studiare fuori dalla Sardegna e poi lavorare all’estero è un’occasione unica per un ragazzo. Partire non è una condanna, ma una finestra aperta sul mondo. Significa scoprire quello che il destino ha in serbo per te». È energia allo stato puro Luca, che ora vive alle porte di Torino con la moglie colombiana e il suo bambino. «Ecco forse è proprio per loro che per un paio di anni starò buono e calmo a Torino. Poi quando il bambino crescerà vedremo». Prossima destinazione? «Magari l’Arabia Saudita. Sono appena rientrato e sono certo che nel giro di un paio di anni ci saranno moltissime opportunità laggiù. Hanno già iniziato a costruire la Dubai del futuro e ci daranno filo da torcere, anche nel turismo».

Luca ha sempre avuto la passione per le lingue e per i numeri. «Mi sono iscritto al liceo Spano perché mi piaceva la matematica e, al quarto anno, sono andato in Canada col programma Intercultura, un’esperienza indimenticabile. I miei genitori sono stati eccezionali a sostenermi in quell’avventura». Da quel momento Luca si sente stretto in Sardegna e, dopo la maturità, va a studiare a Milano, poi si specializza a Parigi. «Appena laureato sono stato assunto dalla banca americana JP Morgan, a Londra, con un contratto a tempo indeterminato. All’estero funziona così, anche ora». A 25 anni la sua vita entra in un vortice: si occupa di trading, acquisti di titoli in borsa. «Adrenalina a mille, ambiente ipercompetitivo. In quegli anni alla JP Morgan ho vissuto due crisi finanziarie, quella asiatica del ’97 e quella seguita al crollo delle Torri gemelle. Me lo ricordo come fosse oggi». Molti suoi colleghi in quegli anni vengono licenziati, lui no, resiste. «Ma la finanza non era la mia passione. Sentivo di sprecare i miei anni migliori. Era un mondo arido». E arriva il momento della svolta.

«Nel 2003 mi trasferisco per un paio di mesi a New York per conto della banca. Incontro un collega che capisce il mio desiderio di cambiare e mi suggerisce di fare un Master in Business Administration. Non me lo faccio ripetere due volte. Lascio il lavoro in banca, mi rimetto a studiare e, dopo aver conseguito il titolo, vengo assunto come manager dalla Sabmiller, a Bogotà, in Colombia. Dopo qualche anno vengo trasferito in Ecuador». Dieci mesi fa la decisione di ritornare in Italia. A Torino viene assunto dalla società petrolifera Petronas. «Ci stavo pensando già da qualche anno. Sono molto felice, questa sarà la prima estate in Sardegna dopo tanti anni».

Ma qual è il segreto per una carriera internazionale di successo? «Il mondo è pieno di opportunità, bisogna solo non farsele scappare. Quali consigli darei a un ragazzo sardo in cerca di lavoro? Innanzitutto bisogna studiare, soprattutto le lingue. Purtroppo la scuola italiana non le insegna e questo è un grande limite. Quindi bisogna fare da sé. Andare a fare il cameriere a Londra, anche per un laureato, è un’ottima scuola per imparare l’inglese. Il problema è che noi italiani siamo comodi. All’estero i ragazzi lavorano durante le vacanze estive, già negli anni del liceo. Gli italiani, invece, dopo la fine dell’anno scolastico vogliono godersi le vacanze. E questo è un errore. Bisogna essere disponibili a fare qualsiasi lavoro, anche il cameriere, perché in tutti i lavori si impara qualcosa che può tornare utile: stabilire un rapporto col cliente, rapportarsi con i superiori. Un’altra cosa importante per trovare lavoro è curare le relazioni personali, networking come lo chiamano gli americani. Ormai i ragazzi sono esperti dei social, non è mai stato così semplice come in quest’epoca cercare contatti e presentarsi. Linkedin, ad esempio, – il social network professionale – ha delle potenzialità incredibili: basta scegliere l’azienda dei tuoi sogni, contattare uno che ci lavora, presentarsi e chiedere un consiglio oppure una raccomandazione. Che non è la raccomandazione come la intendiamo noi italiani, ma la richiesta di fare un’esperienza, magari con uno stage. La multinazionale dove lavoro, ad esempio, sta cercando ragazzi interessati a fare un’esperienza di lavoro. Se qualcuno è interessato può contattarmi su Linkedin. È così che funziona. Poi, certo, ci vuole la passione. È la passione quella che ti porta lontano».

Certo, detto da uno che ha lavorato in giro per il mondo, sempre in ruoli importanti, sembra facile. «Guardi, so benissimo qual è la situazione in Sardegna: c’è poco lavoro e una disoccupazione giovanile alle stelle. Ma le occasioni ci sono e

bisogna andare a cercarle, anche all’estero. Quando guardo i ragazzi li invidio un po’. Questa è l’epoca delle possibilità. Basta prendere un po’ di coraggio, fare le valigie e andare alla scoperta del mondo. Fuori dalla Sardegna c’è un mondo che li aspetta».


 

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