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Cuba, la Baia dei Porci, 57 anni dopo: dalla Revolución alle …

UNA VITTORIA INCREDIBILE, dunque, per l’epoca contro il vicino gigante americano. Una vittoria che avrebbe spinto inesorabilmente Cuba nell’orbita sovietica, prodromo della futura crisi dei missili scoppiata l’anno seguente, con il confronto drammatico tra Kennedy e Krusciov, concluso per fortuna senza esiti catastrofici.

«La prima vittoria in assoluto di un Paese latinoamericano contro gli Usa», come ricordano oggi, a caratteri cubitali, i murales di Playa Girón riverniciati di fresco. A 57 anni dai fatti, la memoria di questo capitolo decisivo del romanzo breve del ‘900 resiste nel museo commemorativo della cittadina.

All’interno, le foto di Fidel in versione generale di campo, acquattato tra le palme con un binocolo mentre scruta il nemico e i campesini e i pescatori irsuti addetti alla contraerea; quelle dei Mig, dei carrarmati sovietici e dei caccia catturati agli americani che riposano nel giardino antistante; e le scritte di cui si è detto sopra che compaiono qua e là sulle casette dei 2.000 abitanti circa della cittadina.

Nient’altro, perché la fama nel secolo attuale di Playa Girón deriva da tutt’altro genere di filone, rispetto a quello dei nostalgici della Revoluciòn: il turismo, la nuova via al socialismo della Cuba orfana di Fidel Castro. In questo caso però non declinato ai megalberghi stile Varadero o Cayo Largo e nemmeno ai presepi ben conservati come il centro coloniale e antico di Trinidad o dell’Avana Vieja, ma un turismo specializzato, devoto alle immersioni nel mare perfettamente blu della baia.

Con paradisi sotterranei che poco hanno da invidiare a quelli ben più noti del Mar Rosso o della barriera corallina australiana.
Un turismo che si articola intorno a quello che è l’esercizio principe dell’economia cubana di oggi, la casa particular: praticamente tutti a Playa Girón, da quando il regime ha liberalizzato questo tipo di ricettività – cosa successa ormai vent’anni fa –, ospitano gli stranieri nelle stanze delle loro abitazioni, per una cifra che si aggira intorno ai 30 euro, compresi anche pranzo e cena, che spesso sono composti da aragoste.

Una cifra modica per noi occidentali, una fortuna per i cubani visto che 30 euro corrispondono al salario medio mensile di un ingegnere o di un medico locale. «Ho provato ad andare in Europa, in Spagna, perché ho la doppia nazionalità, ma, da cameriere, in un mese guadagnavo meno di quanto riesco a portare a casa qui, ospitando i turisti da me», dice Ramon, 40 anni, studi alberghieri.

Insieme alla moglie Ana, commercialista che si occupa delle questioni amministrative, ci accoglie in una delle tante villette, ognuna con la sua classica veranda e il patio verde.

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