domenica , Maggio 19 2019
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Cuba in bicicletta: una pausa dall’inverno

Diari, Itinerari • di
For a piece of cake

Tre settimane a disposizione, voglia di pedalare, ma soprattutto voglia di tanto mare in inverno, senza spendere una fortuna: Cuba.

Ma facciamo un passo indietro.

L’isola di Cuba è lunga circa 1200 km e piuttosto stretta, caratteristica che, volendo pedalare “vista mare”, ci avrebbe permesso di sfruttare la lunga costa senza dover dedicare troppo tempo alle attraversate dell’entroterra, che, pur essendo interessante e bellissimo paesaggisticamente, non permette di fare il bagno in mare.
Dopo aver studiato la cartina abbiamo deciso di concentrarci sulla parte centrale del paese per aver la possibilità di visitare, senza troppa fretta, sia le belle spiagge che rendono quest’isola famosa nel mondo sia alcune delle città più affascinanti di Cuba: L’Aavana, Cienfuegos, Trinidad, Remedios.

Abbiamo suddiviso il viaggio in due parti: la prima parte “on the road” – due settimane più itineranti e avventurose – e la parte finale di puro mare e ozio in quei paradisi tropicali che sono i Cajos (isole) del nord. Di qui abbiamo facilmente pianificato il rientro a L’Avana in bus.

Decidiamo di partire a fine Novembre, teoricamente subito dopo il periodo degli uragani, ma subito prima del caotico periodo natalizio; siamo piuttosto allergici alle mete turistiche super affollate e, aspetto da non sottovalutare, la “bassa” stagione mitiga notevolmente i prezzi di volo e pernottamenti.

Prenotiamo il volo qualche mese prima e con grande soddisfazione paghiamo meno di € 500 a testa per una comoda tratta Bologna-Roma-L’Avana con Alitalia – andata e ritorno – con le nostre fedeli biciclette da touring Ridgeback Panorama al seguito.

Il bagaglio da stiva da 23 kg, sommato al bagaglio a mano da 10 kg, ci permette di caricare tutto quello che ci serve senza eccedere di neanche un grammo.
Abbiamo in “valigia” anche qualche pezzo di ricambio extra che probabilmente per un viaggio di tre settimane non avremmo preso con noi, ma, viste le informazioni che sono giunte sulla carenza di componentistica per biciclette “decente” in tutta l’isola, abbiamo deciso di stare dalla parte del sicuro. Verificheremo poi che, effettivamente, la reperibilità di attrezzatura tecnica di qualsiasi tipo è piuttosto limitata.

Riccardo, per alleggerire ulteriormente il suo bagaglio, decide di partire senza scarpe e senza pantaloni lunghi; i sandali da trekking che usa per pedalare, accoppiati a dei bei calzini tecnici in stile tedesco, svolgono egregiamente il loro dovere nel tragitto casa-aeroporto. In aereo una coperta sulle gambe risolve tutti i problemi di temperatura. A Cuba la scelta risulterà azzeccatissima mentre al ritorno, il 15 Dicembre, a Bologna nevicherà copiosamente.
Sempre assecondando il desiderio di viaggiare leggeri e comodi lasciamo a casa anche tenda e sacchi a pelo. L’obiettivo è sfruttare il più possibile le casas particulares e usare un po’ il nostro spagnolo per entrare in contatto con la popolazione locale. Sarà una grande soddisfazione, per tre settimane, non comunicare mai utilizzando la lingua inglese con i cubani.

Casa particular può significare, di fatto, tante cose: di base è un’abitazione privata di un cubano che, rispettando degli standard definiti dal governo, decide di affittare una o più camere ai turisti di passaggio.
Lo standard qualitativo è molto variabile, così come il prezzo, a seconda delle zone, del periodo e delle capacità di trattare dell’avventore. Ci sono c.p. che in realtà sono appartamenti in affitto, altre che sono praticamente dei piccoli alberghi con ogni comfort, altre basiche camere affacciate sulla cucina di una famiglia di cubani. Noi abbiamo provato un po’ tutte le soluzioni, assecondando anche la voglia di condividere/non condividere gli spazi.

Nella nostra esperienza abbiamo trovato prezzi tra i 15 e i 35 CUC per due persone (CUC, detto anche Peso Convertibile, la moneta dei ricchi, che equivale di fatto ad un dollaro americano).
Spesso la colazione tende ad essere esclusa e piuttosto cara, solitamente 5 CUC a testa, anche questa trattabile. Nelle soluzioni più costose a volte è inclusa, conviene sempre fare chiarezza in fase di trattative.

Noi consigliamo caldamente di pernottare nelle c.p., è un bel modo per entrare in contatto con la realtà cubana e tutte le sue più o meno incredibili sfaccettature: Cuba, che la si ami o la si odi, è un posto unico.

L’Avana.
Noi siamo dell’idea che la capitale di un paese valga sempre la pena di essere vista, anche quelle capitali che magari non godono di grande reputazione, perché comunque sono una buona finestra sul paese.
Le aspettative su L’Avana erano alte e di fatto sono state mantenute

Caotica, più in senso umano che in senso automobilistico, a L’Avana, come in tutta Cuba, gli spazi pubblici vengono vissuti intensamente dalla popolazione. Qui anche gli stretti marciapiedi diventano piccole piazze improvvisate dove vendere qualcosa abusivamente, ballare, ascoltare musica o semplicemente chiacchierare seduti sul gradino della soglia di casa.
Noi andiamo a nozze con questo mondo e ci immergiamo nella vita della capitale, bevendo mojito e mangiando le tipiche pizzette “con queso” (con formaggio) cubane.
Passiamo così due giorni ad esplorare i vicoli della città vecchia e a passeggiare sul Malecon, che, ad essere sinceri, ci ha un po’ delusi. Questo viene decantato come “l’incredibile lungomare della capitale cubana”, ma in realtà non ci è sembrato particolarmente affascinante, specialmente se paragonato a tanti altri lungomare di città che abbiamo visitato.

La capitale e i suoi ritmi ci piacciano, ma non vediamo l’ora di iniziare a pedalare e di goderci quell’estate invernale di cui abbiamo tanta voglia.
Entriamo con gioia nel mood “no internet o quasi”. In tutta Cuba ci si connette al web solo attraverso degli hot spot in alcuni punti della città dove, attraverso il codice di una card prepagata personale (1 CUC = 1 ora di connessione), ci si può connettere al resto del mondo.

Si creano delle situazioni un po’ surreali che battezziamo “Plaza de internet”: aree precise della città dove tutti sono chini sullo smartphone. D’altro canto, fuori da questi spazi circoscritti, lontano dalle onde del wi-fi, è un piacere vivere in un ambiente praticamente senza connessione, liberi da mail e notifiche.
A L’Avana approfittiamo della gentilezza dei padroni di casa per lasciare i box di cartone delle bici in custodia, in modo da poterli recuperare al nostro ritorno per imballare nuovamente le biciclette prima del viaggio di rientro in Italia.

La mattina del terzo giorno lasciamo il nostro appartamentino vicino al museo della rivoluzione (da visitare!) e partiamo in direzione est.

Per uscire da L’Avana in direzione Matanzas, lato mare, è necessario attraversare o circumnavigare la baia. Ci sono tre soluzioni:
– girare attorno alla baia per poi tornare verso la costa;
– caricare le bici su un bus pubblico apposito per attraversare il tunnel che permette di raggiungere l’altro lato della baia;
– caricare le bici su un piccolo traghetto che fa continuamente spola, in pochi minuti, con l’altro versante.
Optiamo per la terza soluzione e, in un attimo, ci troviamo catapultati in una Cuba molto diversa da quella de L’Avana, rilassata e rurale.

Per un paio di giorni pedaliamo lungo la costa sulla Via Blanca, una sorta di superstrada con un bel manto uniforme e poco trafficata.
Cuba ha una densità di macchine bassissima: questo la rende un vero paradiso per il cicloturismo. In compenso capita frequentemente di incontrare gente a cavallo e carretti trainati da cavalli.

I Cubani bevono l’acqua del rubinetto, lusso che noi non ci siamo – quasi – mai concessi, se non inconsapevolmente. Questo si traduce nel fatto che l’acqua è un prodotto per turisti, piuttosto costoso in rapporto al costo della vita, e spesso difficile da reperire, specialmente se se ne consumano parecchi litri al giorno. Un po’ per risparmiare e un po’ infastiditi dall’abuso di plastica iniziamo a conservare le bottiglie da 1,5 litri che teniamo abitualmente nei porta borracce della bicicletta per riempirle, una volta esaurite, acquistando più economiche – ed ecologiche – taniche da 5 litri d’acqua.

Dopo 3 giorni sui pedali e 161 Km arriviamo a Varadero, mecca del turismo di massa cubano. La raggiungiamo nel tardo pomeriggio e godiamo di un bellissimo tramonto anche se il mare è molto mosso, colpa di un fronte freddo che sta colpendo il versante settentrionale dell’isola.
Se siete a Cuba per godervi il mare conviene tenere sempre d’occhio le condizioni meteorologiche sulle varie coste. Brevi acquazzoni possono infatti portare mareggiate che durano alcuni giorni, rovinando i sogni di mare caraibico di chi vorrebbe nuotare nelle acque altrimenti calme e cristalline.

I diversi litorali, però, possono avere condizioni marittime diametralmente opposte, infatti da Varadero, con una tappa di 118 km verso la costa sud raggiungiamo la famosa Baia dei Porci e ci fermiamo nella pittoresca Playa Larga, un sonnolento villaggio di pescatori dal quale avere accesso a un bel mare cristallino e piatto come una tavola.
Ci avventuriamo con le nostre biciclette nelle spiagge più remote, comunque facilmente raggiungibili, e ci godiamo il mare tropicale che stavamo cercando. Per poco. “Remote” spesso si traduce in sciami di subdole sand flies (tipo pappataci, o zanzare della sabbia), minuscoli insetti volanti che pungono in sordina, per poi manifestarsi, molto simili a punture di zanzara, nei giorni successivi.

Riccardo è particolarmente apprezzato da zanzare ed insetti ematofagi vari e passerà le successive due settimane a grattarsi centinaia di punture, tentando di domare il prurito anche a colpi di antistaminici.

Continuando a pedalare “vista mare”, direzione Playa Giron, ci godiamo una lunga sosta alla Cueva de Los Peces, uno spot fantastico dove fare snorkeling, sia lungo la costa rocciosa che nella grande pozza naturale nell’immediato entroterra. Qui, come in tanti altri posti a Cuba, ci viene chiesto 1 CUC per il servizio di guardia alle biciclette. È una prassi piuttosto comune nelle aree turistiche, oserei dire quasi istituzionalizzata, dalla quale è difficile scappare

Playa Giron non è degna di nota, è però la base ideale per trascorrere una giornata nella piscina naturale di Caleta Buena, distante circa 12 km di strada deserta verso est. Il mare aperto è mosso, ma grazie alla conformazione della roccia, che ripara questa insenatura dalle correnti marine, ci godiamo le acque incredibilmente calme e cristalline nonostante la perturbazione. Abbiamo portato con noi, da casa, maschera e boccaglio per poter fare snorkeling in totale indipendenza. A Caleta Buena c’è una non rara formula d’accesso, tutta cubana: 15 CUC per lettino, gazebo e “all you can eat/drink” al bar e al ristorante. Non ce lo lasciamo dire due volte e ci godiamo una lunga giornata di mare, sole e mojito.

Ripartiamo da Playa Giron e, per rimanere il più aderenti possibili alla costa, ci avventuriamo in uno sterrato non segnalato che ci porterà fino alla stupenda baia di Cienfuegos.
Il sentiero è remoto e in buona parte ombreggiato; ci sono tratti “difficili” completamente sabbiosi o rocciosi. L’unico possibile pericolo sono i coccodrilli, molto diffusi nella zona e, nell’eventualità di avere qualche problema fisico/meccanico, che non passi nessuno per diverse ore.

Raggiunta nuovamente la costa all’altezza della piccola Jagua ci godiamo un bel pranzo rigenerante nella terrazza vista mare di un ristorantino, dopodiché saliamo sul traghetto che porterà noi e le nostre biciclette a Cienfuegos.
A questo punto abbiamo percorso 418 km in 8 giorni.

Cienfuegos è una cittadina molto godibile e non troppo turistica; pernottiamo nella romantica Punta Gorda, nell’appendice estrema a sud della città, affacciata sulla baia.
Oltre ad alcuni lussuosi alberghi ci sono tante casa particular che, dalla stretta lingua di terra sulla quale sono ubicate, offrono un’incantevole vista mare da entrambi i lati.
In astinenza da carboidrati proviamo una pizza al ristorante Gardenia, ma non ci soddisfa, meglio il gelato cubano senza pretese da Coppelia.
La prossima ed ultima meta sulla costa meridionale è la splendida Trinidad.

Ci godiamo Trinidad nonostante il turismo, complice la calorosa ospitalità dei nostri padroni di casa: una coppia di bravissimi musicisti (Duo Cofradia) che ha creato una casa particular da una magnifica abitazione del 1800 ristrutturata con gusto e in pieno centro, il tutto a prezzi onestissimi.
Ci fermiamo a Trinidad per tre giorni, la vivace vita serale e la vicinanza di belle spiagge (la penisola di playa Ancon dista circa 15 km) ci conquistano.

Ricarichiamo le batterie per l’attraversata finale, la tappa più lunga e dura del viaggio, fino a Remedios, una città molto affascinante che sembra essere la sorellina minore di Trinidad.
119 km e circa mille metri di dislivello positivi, che ci fanno dannare perché sia la salita che la discesa sono in buona parte sterrati e piuttosto sconnessi

Ci godiamo un’eccellente pausa pranzo a Placetas, dove siamo gli unici forestieri in paese.
Piombiamo a Remedios nel mezzo di una festa popolare e ci immergiamo tra bancarelle di ogni tipo dove ci sfamiamo con lo street food locale, tanto fritto quanto economico.
Non abbiamo particolarmente apprezzato la cucina cubana, piuttosto monotona, e ancora di meno abbiamo digerito la politica del “doppio prezzo”.
Spesso, in altri paesi, abbiamo trovato doppie tariffe (turisti/locals) per musei e attrazioni di interesse culturale/storico, a volte anche nei trasporti ma mai così sfacciatamente al ristorante.

Ovunque nel mondo ci sono i ristoranti per turisti, dove per un bel panorama spesso si sacrifica la qualità e si gonfiano i prezzi, non è certo una novità.
A Cuba invece rimaniamo turisti e paghiamo di più sempre: che sia un ristorante pieno di cubani in una via nascosta o un locale turistico vista mare, il cliente cubano paga una frazione del nostro conto.

Unica eccezione è quella delle località veramente remote dove la mancanza totale di turismo non ha creato questo sgradevole fenomeno.
Da Remedios parte la nostra ultima splendida pedalata fino a Cajo Santa Maria su uno stretto terrapieno intervallato da isolotti e 40 ponti, sul mare dei Caraibi.

Nessuna ombra per 50 km, ma pochissimo traffico e l’infinito piacere di pedalare su una lingua di terra larga poche decine di metri, circondata da mare a perdita d’occhio.
Nei cajos (isole) non esistono abitazioni, ma sono presenti solo enormi alberghi/villaggi che si susseguono uno dopo l’altro, privatizzando di fatto tutta la spiaggia, se non intere isole (come Cajo Ensenachos per esempio). Fa eccezione la splendida e remota Playa Las Gaviotas, facilmente raggiungibile in bicicletta, anche se poi l’ingresso alla spiaggia e il posteggio del mezzo sono a pagamento, in quanto l’area è dichiarata parco nazionale.

In mezzo al mare dei Caraibi si fermano le nostre pedalate, salvo qualche rilassato giretto per visitare le varie spiagge della zona.
La formula all inclusive, l’unica possibile nei resort, crea fenomeni un po’ stravaganti tra la clientela che si lascia prendere la mano da cibo e alcol. Bisogna anche ammettere che, con moderazione, permette di godere di un discreto relax senza pensieri.

Purtroppo molte delle spiagge più belle di Cuba sono accessibili solo con questa modalità, comunque a buon mercato se considerato il servizio offerto, anche se poco condivisibile dal punto di vista etico.
Il contachilometri si ferma a 800 km in due settimane circa, fatti in totale relax e godendoci Cuba, dal rigoglioso verde dell’entroterra al mare da cartolina.
Cuba, sicura, ospitale e festaiola.

Cuba tropicale con le macchine scassate e colorate. Dei sigari e del rum.

Ma soprattutto Cuba da comprendere, nella sua diversità e nella sua storia unica.

Un viaggio da fare con occhi e orecchie aperte, perché come Cuba c’è solo Cuba

Riccardo e Chiara di For a Piece of Cake

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