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Corpi sordi che fanno rumore

Siamo ormai abituati all’idea che ogni storia valga la pena di essere raccontata, ogni faccia valga la pena di essere immortalata e ogni istante della nostra giornata valga la pena d’essere condiviso. Così sembra accadere nella letteratura italiana degli ultimi vent’anni dove molti sono i racconti della banalità, dell’ovvio, dell’individuo come terreno valido per la costruzione narrativa, solo perché individuale.

La semplicità del vissuto che si muove di pari passo con la semplicità e linearità della scrittura, appaiate in duetto improntato alla facilità. Facile scrivere, facile leggere, facile vendere.

Claudia Durastanti«La Straniera»La nave di Teseo285 pp, 18 euro

Claudia Durastanti ancora una volta, nel suo ultimo romanzo La straniera (La Nave di Teseo 2019), va contro questa tendenza: il vissuto che racconta è eccezionale, la parole che usa sono straordinarie; la sua scrittura non è per tutti, la sua penna è geniale.
La straniera è il racconto della vita della sua autrice, soprattutto attraverso il rapporto con i genitori, entrambi sordomuti, animati da spiriti vibranti, sempre fuori luogo, in lotta col mondo che vuole per loro un cantuccio controllato in cui abbandonarli alla loro disabilità.

Il romanzo non è solo memoir, non è solo autofiction, ciò che lo eleva sopra e oltre i generi è la scrittura, che in questo nuovo libro appare più libera rispetto all’ultimo Cleopatra va in prigione (Minimum Fax 2016), e che si scatena. L’io complesso, debordante, intelligente di Durastanti raccoglie i frammenti di quella vita famigliare che si è mossa a scintille tra l’Italia e gli Stati Uniti e ne fa una nuova mitologia, un nuovo sguardo rocambolesco e abbagliante su quello che è stato.

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