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Caraibi/Maldive/Seychelle… a un'ora da Milano, il nuovo turismo ... - Viaggi News
lunedì , novembre 19 2018
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Caraibi/Maldive/Seychelle… a un'ora da Milano, il nuovo turismo ...

Caraibi/Maldive/Seychelle… a un’ora da Milano, il nuovo turismo …

Per farsi un tuffo non è indispensabile andare al mare o al lago. Lo sanno bene i lombardi e gli emiliani che da qualche anno invadono fiumi e torrenti e riscoprono un’abitudine del passato che in anni di inquinamento, urbanizzazione e migrazioni turistiche di massa, era stata persa.

Oggi, quasi non passa giorno senza che qualcuno annunci in rete la scoperta di un nuovo corso di acque cristalline, nascosto tra le fronde di un bosco incontaminato. Il trend è stato lanciato dal videomaker Federico Sambruni che l’anno scorso aveva fatto un video da 6 milioni di visualizzazioni sulle “Maldive a un passo da Milano”, ovvero un corso nella Valle Verzasca, in Svizzera. Dopo l’esperienza mediatica riuscita, Sambruni ha replicato. L’ultima scoperta sono “ i Caraibi a un’ora da Milano”, sulla cui reale ubicazione il videomaker non ha voluto scoprirsi perché più volte è stato attaccato in rete con l’accusa di scatenare un’invasione del territorio, più che valorizzarlo.

Che questa discrezionalità sia autentica o parte di un modello di business, rimane il fatto che Sambruni, come altri, ha cavalcato una tendenza che batte già da diversi anni e, se vogliamo, è figlia della crisi. In un’Italia dove il diritto alla spiaggia libera è sempre più ignorato e gli stabilimenti balneari sono sempre più cari, per farsi un tuffo si ripiega in aree che un tempo erano frequentate da chi la villeggiatura non se la poteva permettere. Posti low cost o zero cost, visto che spiaggiare sulla riva di un fiume senza ombrelloni né bagnino costa nulla, e che si avvalgono di una nuova forma di promozione turistica, quasi involontaria, quella appunto degli youtuber. Oltre alla questione economica questi posti suggeriscono l’idea di essere dei piccoli paradisi quasi incontaminati, oasi estreme di silenzio e natura in un’Italia aggredita dalla cementificazione e soffocata dal turismo selvaggio. È vero? Forse non del tutto, ma è bello crederci. È bello veramente pensare che a un’ora da Milano, passato il confine svizzero, ci siano le Maldive anche se poi si scopre che l’acqua è gelida e il suo corso, che scava tra enormi massi, non offre punti per tuffarsi ovunque.

Rimaniamo in Italia, in Lombardia i tropici sono dove scorre il Turbigo, detto anche “il mare dell’Alto Milanese”, e  poi il Ticino, detto “il mare dei poveri” il cui tratto che tocca comuni come Bereguanrdo e Vigevano, da decenni è accampato da orde di bagnanti. Lungo l’Adda, tra Cornate e Paderno, ci sono diversi angoli dove bagnarsi, come Medolago. A Porto D’Adda addirittura si fanno – illegalmente – piscine fai-da-te contenendo l’acqua del fiume entro cerchi di massi. In Emilia le alternative alla riviera romagnola, sono il fiume Ceno, in Val Taro, Parma, o il Trebbia, a Piacenza. A Castel del Rio, in provincia di Bologna, scorre il Santerno e le spiaggette sono attrezzate con aree per la balneazione e il picnic. Persino la Toscana ha riscoperto la balneazione fluviale. A Stia c’è un parco che beneficia delle acque dell’Arno; a Pomerance c’è il Masso delle Fanciulle, dove scorre un fiume di acqua cristallina ed è possibile tuffarsi da sette metri d’altezza. Ovviamente, fiumi, cascate e laghi incantati, non si trovano solo nelle regioni citate, ma un po’ in tutto lo Stivale. Impossibile elencarli tutti e forse è un bene, perché viviamo in tempi in cui preservarsi lontani dall’onnipotente occhio di internet, è sempre più difficile.

Non mancano i problemi: non sempre l’acqua in cui ci si bagna è balneabile; il fiume non è come l’Adriatico in un giorno di calma piatta, c’è sempre il rischio di farsi trascinare dalla corrente. I vantaggi sono una totale libertà nell’accamparsi, libera da vincoli economici e, quando si trova un angolino che davvero in pochi conoscono, il piacere della solitudine.

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