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«Cambiamenti climatici, volano via gli uccelli migratori»

Giorgio Bartoli (primo a dx nella foto), l’autore dell’articolo Maurizio Verdenelli e Nazareno Valori

 

di Maurizio Verdenelli

«E cosi Montecavallo si perse l’aquila. Per due anni eravamo riusciti, con un patto segreto tra me e la popolazione di quello che è il piu’ piccolo comune delle Marche. Nessuno, cioè, avrebbe parlato di quel piccolo ed insieme grande ‘miracolo’ ambientalistico. Un’aquila era venuta a nidificare sugli scogli neri del rilievo alla cui ombra si staglia sul paese. E che ora sono il piedistallo suggestivo di un grande Cristo in ferro, posto subito dopo il terremoto del ’97. Per 24/25 mesi il segreto resse, poi la notizia dilagò: un’aquila a Montecavallo. Un piccolo ma agguerrito ‘esercito’ di ecologisti ‘armato’ di binocolo si posiziono’ a corona intorno al nido della ‘regina’ delle vette. Che in breve si accorse di essere stata avvistata.

Il nido dell’aquila di Monte Cavallo

E presto volò via con il suo piccolo. Me li ricordo, gli ‘avvistatori’ contriti, a dirmi allora: ‘Ci dispiace ma noi eravamo a grande distanza…’. Ed io: ‘ Ma quale distanza di sicurezza per l’aquila che riesce a vedere con nitidezza tutto ciò che la circonda per oltre due km ?! Ora a ricordare quel nido vuoto c’è nel nome un ristorante famoso in tutte le Marche che tiene vivo ancora il paese dove sono rimasti pochi abitanti dopo il terremoto del 2016/17».  Parole e ricordi di Giorgio Bartoli, per 40 anni ‘guardiacaccia’ di Camerino e del suo territorio.

L’occasione è una cena a Morrovalle da Paolo Capinera, produttore di vini eccellenti. L’ambiente è ideale per parlare di natura, fuori s’intravvede l’Adriatico e sul fronte opposto i Sibillini. Nel suo interno, il salotto della sede della Cantina è dominato da un camino sulla cui parete è collocato un documento storico del giornalismo: una pergamena con le firme dei cronisti romani (tra queste quella di Leonida Bissolati) per omaggiare Giovacchino Lega, amico della famiglia Capinera, uno dei ‘patres’ de Il Messaggero fondato nel 1878. E’ anche l’occasione di parlare, con Bartoli, di ambiente alla luce e sopratutto al freddo di maggio. «E’ dal costante cambiamento climatico più che da episodici incidenti (il riferimento e’ al caso Orim ndr) che nasce la vera paura del disastro ambientale anche se la privincia di Macerata gode ancora di una situazione che al momento non allarma eccessivamente» mi aveva detto nei giorni scorsi il direttore dell’Arpam, dottor Tristano Leoni.  Tuttavia una potente cartina da tornasole è la presenza degli animali. Quelli di terra che si spingono sempre più’ vicino alle città’ abbandonando le zone interne rese sempre più deserte dal post sisma, e quelli di aria.

I cinghiali sono ormai una vera e propria emergenza ormai anche per Tolentino al cui sindaco Giuseppe Pezzanesi, allora assessore provinciale (giunta Capponi) si deve un piano organico per far fronte alla proliferazione dei cinghiali, pericolosi per gli uomini ed altamente nocivi per le colture. «Non soli cinghiali, ma pure lupi. Ne abbiamo avvistati due a Boschetto Ricci (Sforzacosta) con estrema chiarezza, durante una battuta di caccia recentissima» dice Nazareno Valori, figlio dello psichiatra Francesco e nipote dell’indimenticato avv. Domenico Valori. I lupi, presenti da tempo in almeno due branchi a Colfiorito, sono stati avvistati in tempi recenti a Muccia dal personale della soc. Quadrilatero nei vari cantieri dell’allora costruenda superstrada Valdichienti e lo scorso anno in contrada Vergini a Macerata.

«Tuttavia a dirci che qualcosa di profondo nel nostro ambiente è mutato è il sovraffollamento del cielo sopra Macerata e su tutta la sua provincia» dicono ad una voce Bartoli e Valori. «Un exploit, quasi, di beccacce, palombacce, colombacce e di altre specie migratorie che una volta raggiungevano l’Africa. Ora non piu’. Non c’è alcun bisogno: il calore del Continente Nero lo trovano già da noi senza percorrere in volo migliaia e migliaia di chilometri in più. E si fermano mentre altri uccelli in cerca di temperature meno arrovventate non si trovano più da noi: in Serbia hanno il freddo che cercano e che una volta era presente nel nostro territorio marchigiano».

Un mondo che cambia con la necessità di proteggere un eco sistema delicato come l’Alto Maceratese. «Bene il parco dei Sibillini – afferma l’ex guardiacaccia certo d’aver potuto fare il mestiere più bello del mondotuttavia la montagna era ancor prima e forse di più al di là di leggi e regolamenti, sentita come ‘propria’ e dunque protetta dai residenti. Che ora mancano. Da parte mia ho agito come paterfamilias, controllando senza inutili severità. Multe senz’altro quando necessarie. I montanari si preoccupavano molto e chiedevano ‘clemenza’, senz’altro più sprezzanti gli abitanti delle pianure. Un mondo comunque che va sparendo e per comprenderlo può bastare il freddo invernale nel maggio che Giacomo Leopardi definiva ‘odoroso’. Gia’, ma i fiori sono ora distrutti da grandine e temperature fuori stagione e non emanano profumi come in un frigidaire».

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