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Animali in estinzione: quelli famosi rischiano di più

Si potrebbe pensare che gli animali a rischio di estinzione più conosciuti siano quelli con le maggiori possibilità di sopravvivenza, rispetto a specie note a pochissimi esperti, proprio perché la fama attira l’attenzione sulle loro condizioni di vita. Sembra invece che questo assunto sia errato. Anzi, proprio l’essere celebri sarebbe un fattore di rischio aggiuntivo: lo sostiene uno studio fresco di pubblicazione su PLOS Biology e condotto presso le Università dell’Oregon e di Parigi.

GLI ANIMALI A RISCHIO DI ESTINZIONE PIÙ FAMOSI

I ricercatori hanno incrociato una serie di dati, presi fra le altre cose da sondaggi online e questionari scolastici, per capire quali sono i “dieci animali più carismatici” del pianeta. Il podio, dalla piazza più alta alla più bassa, è risultato composto da tigri, leoni ed elefanti. A seguire: giraffe, leopardi, panda, ghepardi, orsi polari, lupi grigi e gorilla. Sono tutti mammiferi, fa notare il professor William Ripple, primo firmatario della ricerca, “e rappresentano alcuni dei più grandi carnivori ed erbivori della Terra. Il fatto che anche gli uomini siano mammiferi di grandi dimensioni, potrebbe spiegare come mai le persone sentono una così grande affinità con loro, piuttosto che con animali più piccoli”.

UNA POPOLAZIONE VIRTUALE

Nella medesima indagine pubblicata su PLOS Biology, Ripple e colleghi hanno anche analizzato la frequenza con la quale questi animali compaiono nelle campagne pubblicitarie oppure nei prodotti della cultura popolare, in primis i film. Ed è qui che l’effetto sul rischio di estinzione si fa sentire in modo negativo: la massiccia presenza nella produzione mediatica di tigri, leoni, panda e compagnia bella, tenderebbe a costruire la percezione di una “popolazione virtuale che sta molto meglio nei media di quanto in realtà stia in natura” (sono parole del coautore della ricerca Franck Courchamp, dell’Università di Parigi).

LA FAMA È UN PROBLEMA

Sempre Courchamp aggiunge un dato interessante: in un mese, i cittadini francesi vedono più “leoni virtuali” attraverso foto, cartoni animati, giocattoli, loghi e brand di quanti ne siano rimasti in tutta l’Africa Occidentale. Insomma: “Senza volerlo, coloro che utilizzano giraffe, ghepardi od orsi polari per iniziative di marketing potrebbero stare attivamente contribuendo alla falsa percezione che questi animali non sono a rischio di estinzione e che di conseguenza non sono necessarie politiche di conservazione”.

UNO SPACCATO DELLA REALTÀ
Ecco qualche dato per capire quanto la nostra percezione possa essere distorta: per quanto sia difficile conoscere l’esatto numero dei mammiferi di una specie, è però accertato che l’attuale popolazione di tigri rappresenta meno del 7% del loro numero storico, quella dei leoni circa l’8%, che sono rimasti meno di duemila panda e che l’elefante africano delle foreste ha conosciuto una diminuzione pari al 62% nel corso degli ultimi nove anni.

COME RIMEDIARE
Di fronte ai risultati della loro ricerca, William Ripple e Franck Courchamp suggeriscono due risposte. Intanto informare in modo chiaro sulla realtà della situazione, sottolineando anche l’errata percezione mediatica della quale siamo vittime. Inoltre, pensando a coloro che utilizzano immagini di animali in via d’estinzione, a scopo commerciale, propongono: di fornire contestualmente informazioni che possano promuovere la loro conservazione e di destinare una parte dei proventi alla ricerca e alle organizzazioni attive nella salvaguardia dell’ambiente naturale.

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