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Ambiente, AIGAE: “Abbiamo condotto ben 2 anni di ricerche. C’è forte abbassamento demografico sull’Appennino”

“Sono centinaia i paesi, le borgate e le frazioni abbandonate e sparse lungo tutta la dorsale appenninica. Sono la traccia sul territorio della marginalità delle aree interne e insieme il simbolo dei cortocircuiti di univoci modelli di sviluppo che troppo spesso hanno condotto altrove chi vi abitava. Oggi questa montagna minore è ancora vissuta. Abbiamo compiuto un viaggio di 30 giorni, a piedi per poi raccontare, filmare e documentare le storie in un film. Abbiamo ricostruito i recenti processi di spopolamento di territori molto distanti fra loro. Dall’Emilia alla Calabria, dalla Campania all’Abruzzo, storie, luoghi e personaggi si intrecciano in un’unica voce appenninica, in cui eventi e tendenze affini rivelano nuove prospettive e possibili radicamenti in alta quota”: lo ha dichiarato Fabrizio Gerardo Lioy, Guida Ambientale Escursionistica AIGAE che ha condotto e realizzato tali lavori con l’Associazione Boschilla.

Ben 2 ricerche sullo spopolamento dei borghi
“Le ricerche hanno evidenziato da una parte l’abbassamento demografico netto nelle regioni dell’Appennino Centrale ma dall’altra anche che determinate possibilità di recupero ci sarebbero. Ad esempio abbiamo analizzato l’ area territoriale delimitata dai fiumi Platano e Melandro in Basilicata, in un contesto carsico di circa 20.000 ettari, con attività antropiche in calo – ha proseguito Lioy – e dedite al settore primario. In quest’area si potrebbe arrivare al ripristino e alla mappatura delle antiche vie di percorrenza, unitamente alla loro promozione e valorizzazione. La creazione di questa rete sentieristica permetterà, alle zone interessate dell’entroterra, una sostenibile inclusione nel tessuto economico contemporaneo, preservando le specifiche caratteristiche della zona del Marmo-Melandro.
Attraverso la relazione di tre ricerche, svolte lungo la dorsale Appenninica italiana, in Albania del Nord e in Basilicata, verrà affrontato un discorso interdisciplinare sullo spopolamento delle aree interne e il loro possibile futuro in relazione alle nuove forme di turismo verde. Al Meeting Nazionale delle Guide Ambientali Escursionistiche iniziato ieri e che trasforma Rionero in Vulture, per quattro giorni, nella capitale italiana del Turismo Ambientale, affrontiamo il tema dello spopolamento dei piccoli borghi. Ben due le ricerche che presentiamo dopo 2 anni di lavoro costante sul territorio. Tali ricerche hanno dato vita anche ad un libro e ad un film che raccontano le testimonianze, le storie raccolte durante il viaggio a piedi lungo l’arco appenninico italiano dall’EmiliaRomagna alla Calabria”.

Ecco alcuni dei borghi che stanno rinascendo: Muro Lucano, Montemilone, Bella, Oppido Lucano, San Fele, Irsina
Ci sono esempi di comuni virtuosi, che negli ultimi anni sono riusciti ad attivare meccanismi culturali ed economici volti a scoraggiare l’abbandono e a invertire le rotte delle emigrazioni. E nel loro piccolo, ci stanno riuscendo.

Muro Lucano il borgo che punta sulla roccia calcarea, Museo Archeologico ed il Sentiero dei mulini

“A Muro Lucano, tra il 2001 e il 2017, la popolazione ha perso poco meno di 1000 unità, arrivando oggi a sfiorare i 5300 abitanti. Negli ultimi anni, le amministrazioni e – ancora di più – le associazioni stanno tentando di riavviare l’economia del paese scommettendo sui suoi punti di forza: il surreale scenario di roccia calcarea, a cui le case del borgo antico (il Pianello) si aggrappano come in un presepe; i palazzi gentilizi disseminati tra qua e là tra i vicoli; la cultura e la storia – dalla più remota del municipio romano Numistro (motivo di intense ricerche archeologiche) – ha proseguito Fabrizio Lioy – a quella più recente della regina Giovanna I di Napoli, morta nelle sale del castello medievale, e di san Gerardo Maiella, che proprio a Muro è nato nel 1726; il Museo Archeologico; la natura incontaminata del monte Paratiello, trafitto dai vucculi e stracolmo di tartufo; e tanto altro. Tutte attrazioni che farebbero gola a qualsiasi turista, straniero e non, se solo ne conoscessero l’esistenza. Non servirebbe altro per tenersi in vita. Questa è dunque la scommessa dei muresi: farsi conoscere e valorizzare la propria identità.
Il primo passo in avanti è stato senz’altro il riconoscimento del monte Paratiello come SIC (Sito di Interesse Comunitario), una vera e propria oasi naturale ricolma di boschi e habitat ideale di diverse specie faunistiche. Ciò è avvenuto quasi in concomitanza con la riqualificazione del quartiere più antico, il Pianello, oggi percorribile con facilità. Poi, dove non arriva la politica, fortunatamente arrivano i privati cittadini: il comitato “Amici di Muro”, composto da diverse associazioni locali, insieme alla Pro Loco, ha candidato il paese tra i Luoghi del cuore del Fai (Fondo Ambiente Italia), per il censimento dei luoghi da salvare. Con 7071 voti, il Sentiero delle ripe e dei mulini è stato ufficialmente ammesso a presentare un progetto per la tutela e la valorizzazione del luogo. La costruzione del percorso, incastonato in una voragine rocciosa ai piedi dell’abitato, risale probabilmente al IX secolo ed è avvenuta per collegare il Pianello con la frazione di Capodigiano”.

Bella sceso sotto i 5000 abitanti ma punta sull’integrazione sociale ed i collegamenti

“Da pochi mesi, l’amministrazione di Bella, paese confinante con Muro, ha intrapreso un’opera di riorganizzazione e miglioramento dei trasporti in relazione alla stazione ferroviaria di Bella-Muro, ad uso di entrambe le comunità – ha continuato ancora Loy – ma distante e attualmente non collegata a nessuno dei due centri abitati. L’obiettivo è quello di incrementare i collegamenti, sia con navette dai paesi alla stazione sia con l’aumento delle corse nelle due direzioni di Potenza e Salerno. Il progetto è ancora in fase embrionale, ma si confida nel buon senso di chi lo gestisce: garantire ai turisti di raggiungere un luogo è un obiettivo essenziale e primario, senza il quale ogni altro sforzo perderebbe gran parte della sua validità.
La situazione di Bella, è senz’altro più drammatica. Da sempre territorio più povero e spento rispetto a quelli confinanti, è ormai sceso sotto la soglia dei 5000 abitanti. Ad arginare di poco lo spopolamento è stato, negli ultimi anni, l’arrivo di cittadini stranieri: secondo i dati ISTAT, nel 2016 il 6,4% della popolazione bellese era composta da residenti immigrati, per un totale di 325 unità provenienti in larga parte da Marocco e Romania. Con gli ultimi arrivi tra 2018 e 2019, il numero è forse aumentato, ma evidentemente non abbastanza”.

Oppido Lucano punta sull’archeologia – sulle antiche vie della Transumanza
“Si sta muovendo anche Oppido Lucano, che dopo un lieve aumento di popolazione avvenuto nei primi anni Duemila, sta perdendo lentamente delle unità. Ricco di testimonianze archeologiche (una fra tutte, la Tabula Bantina in lingua osca con caratteri latini, risalente all’VIII secolo a.C.) e religiose, nonché di tesori naturali, è lo scenario della Via dei canti, un percorso di spettacoli itineranti che ripercorre le antiche vie della transumanza. Ospita inoltre il singolare Museo Etnografico dell’Utensileria contadina – ha dichiarato Fabrizio Lioy – e artigiana di un tempo, in cui è possibile osservare gli arcaici attrezzi usati in agricoltura, pastorizia e artigianato.
È in questo piccolo scrigno che il gruppo M.A.R.Te (Mediterranian Architects for Regeneration of Territories), con il patrocinio del Comune e la collaborazione della Pro Loco, nel 2016 ha deciso di avviare “Confluenze Festival d’Architettura”, con lo scopo di creare un vero e proprio laboratorio di sperimentazione architettonica e culturale. Un progetto che parte dalla tradizione per confluire nell’innovazione, per innestare le prime linee di sviluppo territoriale e per rendere partecipi tutti i cittadini del patrimonio culturale comune. Molti giovani, che si erano ormai trasferiti altrove, sono tornati a investire il proprio tempo e le proprie energie nella terra natia, trascinandovi architetti, professionisti e artisti di ogni genere, che ogni anno ripopolano e riportano allo splendore il piccolo borgo”.

San Fele apre punta sulle cascate ed in un anno registra ben 50.000 presenze
“San Fele, paese che rasenta i 900 metri di altitudine s.l.m., arroccato in piena area Vulture tra il monte Castello e il monte Torretta. Dagli anni Ottanta a oggi, la popolazione si è praticamente dimezzata: nell’estate del 2018 si contavano solo 2882 residenti.
L’intuizione di valorizzare le fantastiche cascate nascoste del torrente Bradano, per renderle fruibili dai turisti, è stata geniale, l’unica via possibile per un luogo la cui maggiore potenzialità è proprio la natura. In un anno presenze registrate sono state 50.000. Numeri impensabili fino a qualche anno fa e ottimo punto di partenza. La strada verso il virtuosismo è ancora lunga, ma quantomeno le basi sono state gettate”.

Non ultimo Irsina – ripopolato da americani, canadesi, inglesi
“Irsina, circondato dalla valle del fiume Bradano, negli ultimi cinquant’anni è stato devastato dallo spopolamento: dai 12.000 abitanti degli anni Sessanta, ne conta oggi meno di 5.000.
Tuttavia, negli ultimi dieci anni si è assistito a un fenomeno inverso di ripopolamento, grazie a molti stranieri provenienti da Stati Uniti, Canada, Scozia, Inghilterra, Norvegia, Svezia, Sud Africa, Nuova Zelanda e altri luoghi del mondo, che vi si sono trasferiti e continuano ancora a farlo. Investono sul territorio – ha concluso Loy – acquistano abitazioni nel borgo antico e le ristrutturano, riattivando l’economia edilizia del luogo,
Il numero di famiglie straniere attualmente residenti si aggira intorno ai 70 nuclei.
Il target degli immigrati è perlopiù formato da pensionati che vogliono dare così una svolta alla loro vita, ma ci sono anche molti lavoratori che continuano a svolgere in remoto le loro mansioni, grazie al Wi-Fi gratuito disponibile in ogni vicolo o contrada. Il merito delle amministrazioni e degli autoctoni è stato quello di comprendere le potenzialità insite in questi stanziamenti e di fare il possibile per renderle reali. Tra le iniziative, occorre menzionare soprattutto quella che riguarda la creazione di una residenza per artisti, ideata dal neozelandese Joseph Rickit, in vista di un fervente scambio culturale tra Irsina e la Nuova Zelanda. In concomitanza, l’artista maori ha dato vita anche al festival cinematografico Whakapapa, nel quale lui e la moglie hanno investito personalmente.
Così oggi una donna inglese si affaccia al balcone di casa, osserva il panorama, e con le lacrime agli occhi confessa che a Londra tutto questo non c’è”.

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