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Allarme squali: stanno popolando il Mediterraneo

n avvistamento di uno squalo ogni tanto è cosa nota nelle acque del Mediterraneo. Ma negli ultimi anni la presenza del famelico pesce è sempre più frequente. L’ultimo caso in Croazia, dove di fronte al resort di Makarska, popolare meta turistica, è stata vista la sagoma inconfondibile di uno squalo Mako di quattro metri. La notizia è stata diffusa dallo “Sportello dei Diritti”, che racconta che solo pochi giorni prima era già stato visto a Korčula, isola del Paese balcanico. Si stima che abbia nuotato per circa 70-80 chilometri. “L’esemplare – si legge – misura circa 4 metri e vaga nel mar Adriatico e si teme possa raggiungere anche le coste italiane, ovviamente senza sapere quando e dove di preciso”. La pericolosa presenza è stata trasmessa con un video girato da turisti del centronord Europa e postato sui social network diventato ormai virale e confermata dal ministero del Turismo della Croazia. La polizia marittima ha ovviamente pattugliato subito i tratti di costa maggiormente a rischio ma tracce dell’animale finora non ce ne sono per quanto riguarda il territorio italiano.

Gli attacchi

In sei occasioni negli ultimi cento anni lo squalo ha attaccato l’uomo nella zona settentrionale dell’Adriatico: in quattro occasioni si è trattato di attacchi mortali. L’ultimo episodio risale al 1971. Benché lo squalo Mako viva principalmente in acque tropicali e subtropicali, sempre più spesso viene avvistato anche nel Mar Mediterraneo. Lungo fino a quattro metri, questo predatore è noto per i grandi salti di cui è capace e per la dentatura impressionante, molto più “spaventosa” di quella dello squalo bianco. Lo “Sportallo dei Diritti” afferma che per questa caratteristica, nelle locandine del film “Lo squalo” i denti del carcarodonte erano sostituiti proprio da quelli minacciosi del Mako. Oltre che per i sub e i bagnanti a causa dell’indole aggressiva e imprevedibile, questa specie, della quale ne fu pescato e liberato un esemplare ad Ostia nel 2014, può essere pericolosa anche per i pescatori: con i suoi grandi balzi, fino a sei metri di altezza, può infatti saltare sulle barche una volta preso all’amo.

Il riscaldamento del mare

Esperti del Dipartimento di studi marini dell’Università di Spalato in Croazia, ed in particolare Alen Soldo, hanno affermato che a causa del riscaldamento del mare, nel Mar Adriatico si è registrato un crescente numero di specie invasive, altrimenti inusuale per le regioni che si affacciano sullo stesso. Il dato più eclatante è che, in base alle statistiche disponibili, ogni settimana una nuova specie entra dal Mar Rosso nel Mediterraneo. Tra queste specie vi sono gli squali, le cui abitudini e movimenti sono influenzati anche dall’aumento della temperatura. Gli stessi, infatti, eviterebbero le zone che diventano troppo calde, ed essendo in cerca di cibo esplorerebbero nuovi areali. Presumibilmente il temibile squalo tigre, responsabile di numerosi attacchi nel Mar Rosso, è già entrato nel Mediterraneo. Tuttavia, non è ancora visibile nell’Adriatico, a differenza del grande squalo bianco. Il più mastodontico di questi vertebrati si adatta a diverse gamme di temperatura. E nell’Adriatico è legato alle migrazioni del tonno. Così come i branchi di tonno si spostano, così è possibile che li segua lo squalo bianco – spiega lo studioso – e aggiunge che è un abitante occasionale del Mare Adriatico. Il problema è che non si può far nulla. Ci sono troppe variabili che non possiamo influenzare, afferma Soldo.

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