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Al via il Forum Belt and Road, cresce il consenso internazionale attorno all’iniziativa cinese

(ASI) Si è aperto oggi a Pechino il secondo Forum Belt and Road per la Cooperazione Internazionale. Si tratta della seconda edizione dell’appuntamento a scadenza biennale, tenutosi per la prima volta nel maggio 2017. Ad anticipare la cerimonia di inaugurazione c’è stato, nella giornata di ieri, un intenso lavoro di confronto distribuito fra 12 forum tematici. Stamattina, invece, il momento più atteso è stato il saluto del presidente Xi Jinping agli ospiti, fra cui anche il nostro presidente del Consiglio Giuseppe Conte in rappresentanza del primo, e fin’ora unico, Paese del G7 ad aver formalmente aderito all’iniziativa Belt and Road. Nel quadro UE, all’Italia si è aggiunto pochi giorni dopo il Lussemburgo. Più recentemente è toccato invece alla Svizzera annunciare la propria adesione all’iniziativa, con la firma del presidente della Confederazione Ueli Maurer attesa per dopodomani a Pechino.

Significative sono state le parole pronunciate dal leader cinese nel discorso inaugurale del Forum, a partire da quelle che vengono considerate la «pietra angolare della connettività» e il «punto debole» con cui molti Paesi si stanno confrontando, ovvero le infrastrutture, che secondo Xi devono essere caratterizzate da «alta qualità, sostenibilità, resistenza ai rischi, costi ragionevoli, inclusività ed accessibilità». «La costruzione di infrastrutture con simili standard – ha proseguito il presidente cinese – potrebbe aiutare i Paesi del mondo a concretizzare appieno i propri punti di forza nelle risorse e ad integrarsi meglio nelle catene globali logistiche, industriali e del valore».

Com’è ormai noto ai più, l’iniziativa Belt and Road (BRI) è il megaprogetto lanciato da Xi Jinping nel 2013 per ricostruire in chiave moderna le antiche direttrici terrestri e marittime della Via della Seta. Essa si snoda lungo tre traiettorie principali: due ormai consolidate, cioè quella terrestre sviluppata attorno all’Asia Centrale e quella marittima centrata sull’Oceano Indiano; ed una terza, di più recente ideazione, che vede la Cina impegnata con la Russia nello sviluppo di una linea di comunicazione artica, già definita da diversi analisti con il suggestivo nomignolo di “Via della Seta polare”. Il piano viene sostenuto, fra gli altri, anche dall’AIIB, la banca di sviluppo multilaterale inaugurata a Pechino nel 2016, ad oggi formata da 70 membri fra Paesi e territori, in attesa di altri 27 pronti all’ingresso, e pensata per il supporto finanziario agli investimenti infrastrutturali in Asia.

Strade, linee ferroviarie, porti e aeroporti dovranno dunque mettere in collegamento fra loro tre continenti – Asia, Europa ed Africa – ed in particolare alcune regioni-chiave al loro interno: l’area Asia-Pacifico, il Mediterraneo e il Mar Rosso. Come sancito dai contenuti del Memorandum d’Intesa firmato a Roma circa un mese fa, nel nostro Paese sono i porti di Trieste e Genova a giocare un ruolo determinante nella logistica intermodale della Nuova Via della Seta, pensata anzitutto per connettere Europa ed Asia. Questo, tuttavia, non ha impedito a governi americani – come quelli canadese, brasiliano, argentino, boliviano, peruviano ed altri ancora – e ancor meno a quelli oceanici – Australia e Nuova Zelanda in primis – di prendere parte (o progettare di farlo) al consiglio direttivo dell’AIIB guardando, dunque, con interesse anche alla BRI.

Nello specifico, fra Europa ed Asia, la connettività a tutto campo è cresciuta esponenzialmente nel corso degli ultimi cinque anni. Come indica il quotidiano cinese in lingua inglese “Global Times”, dal 2013 al 2018 si sono registrati 14.691 viaggi ferroviari merci tra la Cina e il Vecchio Continente, che hanno messo in collegamento 62 città del Paese asiatico con 51 in Europa in 15 diversi Paesi, a partire da Germania, Olanda e Belgio. Più in generale, invece, Pechino ha già ufficializzato: accordi per la facilitazione dei trasporti internazionali con 15 Paesi coinvolti nella BRI; 38 accordi, fra bilaterali e regionali, per la navigazione con 47 Paesi BRI; ed altri accordi per il trasporto aereo che hanno portato in cinque anni all’apertura di 1.239 nuove rotte verso i Paesi BRI.  

«Si tratta di un’opportunità molto importante», aveva affermato martedì scorso il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres, anch’egli ospite del Forum, riferendosi in particolare alla capacità della BRI di «realizzare gli obiettivi di sviluppo sostenibile» e «avviare prospettive ecocompatibili negli anni a venire». Fondamentale è infatti il duplice carattere, interno ed esterno, del nuovo corso politico cinese in tema di sostenibilità e salvaguardia dell’ambiente che estende l’approccio green della quinta generazione della leadership anche ai progetti negli altri Paesi BRI e nei Paesi terzi, assieme ai partner della BRI. Il passaggio della Cina da una condizione di estrema povertà allo status di seconda economia del pianeta «probabilmente rappresenta un esempio unico al mondo», aveva proseguito Guterres, sottolineando il contributo del colosso asiatico alla facilitazione della connessione fra i Paesi del mondo.

Facilitazione che si estende anche al commercio e agli investimenti con le nuove misure pensate da Pechino per aumentare il livello di apertura del mercato interno. Proprio nel discorso inaugurale pronunciato oggi, Xi Jinping ha confermato che «la Cina aumenterà le importazioni di beni e servizi su più vasta scala», «continuerà a ridurre le aliquote tariffarie» ed «aprirà costantemente il suo mercato accogliendo prodotti di qualità da tutto il mondo». A novembre, infatti, andrà in scena a Shanghai la seconda edizione del China International Import Expo, appuntamento lanciato per la prima volta lo scorso anno presso il centro fieristico della città cuore finanziario del Paese, dove funzionari di governo ed aziende da oltre 130 fra Paesi e territori di tutto il mondo si sono ritrovati per promuovere e proporre beni e servizi ai loro interlocutori cinesi. Il primo gennaio successivo entrerà invece in vigore la nuova legge sugli investimenti, approvata durante l’ultima Assemblea Nazionale del Popolo del marzo scorso, che garantirà maggiore trasparenza, equità e semplificazione agli investitori esteri che operano in Cina.

 

Andrea Fais – Agenzia Stampa Italia

 

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