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«Addio Consorzio Garda» I perché di Federalberghi

«Consorzio Lago di Garda Veneto: operazione verità!»: è il titolo dell’ultima informativa inviata da Federalberghi Garda Veneto ai suoi circa quattrocento soci per spiegare le ragioni dell’uscita dal consorzio turistico presieduto da Paolo Artelio (che è anche presidente della sezione turismo di Confcommercio Verona).
In questi ultimi anni la riduzione delle attività di promozione, fino allo stallo attuale, è stata imputata alla difficoltà del Consorzio di reperire finanziamenti pubblici, visto che alcuni segretari comunali non hanno autorizzato stanziamenti in via diretta (senza passare attraverso un bando di gara) all’ente che dalla fine del 2014 per effetto della nuova legge regionale sul turismo è diventato privato, partecipato solo da imprese turistiche e non più dai Comuni.
Con l’uscita di Federalberghi, scrivono il presidente Marco Lucchini e il direttore Giovanni Altomare, «si voleva dare uno scossone, stufi di promesse mai mantenute, e affrancarci da un immobilismo imbarazzante. Tanto ha fatto il Consorzio per accreditarsi nei confronti di Comuni ed enti pubblici e poco per gli interessi dei soci», aggiungono i vertici dell’associazione gardesana, parlando poco più sotto di «richieste indirizzate al Consorzio alle quali non abbiamo mai avuto risposta».
Una presa di posizione netta già anticipata su queste colonne e ora scritta nero su bianco nel bollettino mensile inviato ai soci, lasciando questi ultimi liberi di scegliere se continuare a sostenere il Consorzio come singoli albergatori. Un’insoddisfazione acuita dal «preoccupante calo delle presenze turistiche in varie località del lago, fino a due cifre, che non fa male solo agli albergatori ma anche a commercianti, esercenti e imprese della filiera turistica». E se alla flessione contribuiscono «le bizze del clima e la ripresa di destinazioni dell’area del Mediterraneo (Egitto, Tunisia, Turchia, ecc.) e altre parti del mondo», per Federalberghi la responsabilità è della mancata promozione degli ultimi anni.
Nell’informativa viene citata la delibera di Giunta regionale 1361 del 2014 che definisce il compito dei consorzi di imprese turistiche nella «commercializzazione turistica (ovvero la vendita, ndr) delle attività dei propri aderenti». Il coordinamento della promozione, scrive Federalberghi, compete alle Dmo (acronimo inglese che indica l’Organizzazione di gestione della destinazione) di cui fanno parte soggetti pubblici – in primis i Comuni – e privati, tra cui lo stesso Consorzio. Ma a distanza di tre anni la Dmo Lago di Garda «è solamente un tavolo di confronto» che «non ha effettivo potere», rincarano presidente e direttore dell’associazione, chiedendo di renderla operativa facendole assumere forma giuridica con l’apertura di una partita Iva e di un conto corrente, concertandone gli organi sociali e le regole di autofinanziamento. Da qui la bocciatura senza appello della proposta avanzata dai sindaci di Bardolino e Garda Ivan De Beni e Davide Bendinelli (anche loro albergatori) alla Camera di commercio (coordinatrice della Dmo) di fondere la Dmo gardesana con quella di Verona. Federalberghi sostiene la necessità del confronto con la città, ma difende l’autonomia gardesana anche alla luce dell’indotto dell’area. Il timore è espresso nella domanda che chiude l’informativa: «Se il Garda ha oltre 13,3 milioni di presenze turistiche e Verona 2,3 milioni e se la Dmo unica si sostiene con l’imposta di soggiorno, ne vogliamo parlare?». •

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