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Abbiamo molto potere per cambiare questo territorio, siamo solo all ...

Abbiamo molto potere per cambiare questo territorio, siamo solo all …

«In Italia si contano circa 5.000 borghi in abbandono ricchi di santuari, torri, casali, chiese, palazzi, necropoli, mausolei, sepolcri, statue e anfiteatri, aree archeologiche, cinte murarie, cisterne, acquedotti: resti di una civiltà impareggiabile». Sono le parole di Piero Bevilacqua riportate sul Corriere della Sera dalla scrittrice Dacia Maraini in un commento dal titolo “Riportiamo la vita nei nostri borghi” che continua così: «Non è da incoscienti abbandonare tutto alle ortiche e ai topi? Come rimediare? La risposta è: fare rinascere la silvicoltura, riprendere l’agricoltura collinare, rivalutare le piccole città medioevali, compresi i cibi locali, dando nuove opportunità al turismo, economia sociale e ripopolazione scolastica».

In sostanza quello che la Maraini suggerisce è uno sguardo nuovo sui 5mila borghi italiani in abbandono, ma ancor di più auspica la creazione di un piano economico e sociale per valorizzare le aree interne, perché possono rappresentare una grande opportunità per il Paese.

E arriviamo a noi, dove per noi si intende Irpinia. Solo due mesi fa abbiamo snocciolato qualche dato Istat sui pernottamenti in Campania aumentati in un anno del 5,4% mentre nella nostra provincia le presenze hanno subito un calo: da 426 a 416 al giorno, nonostante i 79 alberghi, i 107 agriturismi e i 77 BB. Questo nel 2017. L’articolo si chiama “Il turismo in Irpinia non esiste” e sottolinea – tra le altre cose – l’assenza del nostro territorio alla Borsa Internazionale del Turismo di Milano, manifestazione fondamentale per discutere di una strategia turistica o per presentare un’agenda di eventi o per coinvolgere una rete di produttori o settori a cui dare valore (tipo quello enologico) o una programmazione culturale.

Un nuovo anno è arrivato portando con sé la notizia della partecipazione dell’associazione Irpinia Mood alla Fitur di Madrid – la Fiera del Turismo spagnola, che si tiene dal 17 al 21 gennaio – punto di incontro globale per i professionisti del settore che nell’edizione passata ha registrato la presenza di circa diecimila aziende. Ma come presentarsi per promuovere il territorio? Con quello che può essere considerato, allo stesso tempo, un piccolo passo o un cambio di rotta epocale: il numero zero di una guida turistica dedicata all’Irpinia fortemente voluta dal presidente di Irpinia Mood – Alessandro Graziano – che l’ha realizzata insieme al project manager dell’associazione, Nicola Capolupo, con l’elaborazione grafica di Gaetano Renna e le traduzioni in inglese e spagnolo della Dottoressa Terenia De Maio, irpina trapiantata in Spagna che ha risposto alla call lanciata dai canali social del festival Irpinia StreEat Mood.

«Abbiamo creato una sorta di anteprima che raccoglie le eccellenze sia tra le realtà enogastronomiche che tra quelle ricettive che ci hanno accordato la possibilità di essere descritte per rappresentare la provincia con la loro offerta – ci spiega Nicola Capolupo – le abbiamo messe insieme grazie ad un lavoro volontario e decisamente impegnativo. E’ certamente un punto di partenza, conterrà errori, imprecisioni e informazioni parziali, per questo l’intento è quello di completarla e magari avere la possibilità di presentarla in una versione aggiornata alla Bit di Milano e poi continuare secondo i tempi e le disponibilità ad arricchirla. Quello della guida è un progetto a lungo termine, che poi è quello di cui ha bisogno anche l’Irpinia per crescere».

E’ probabile che iniziamo solo adesso a chiederci che cosa promuovere e verso chi, ad invertire la tendenza dei dati Istat, a puntare davvero tutto sul turismo, non solo proponendosi delle specifiche finalità, ma realizzandole in maniera consapevole. Solo tutto ciò che è locale alla fine sopravvivrà: come esseri umani abbiamo molto potere per interferire con le dinamiche del territorio e questo è un inizio che viene – al solito – da chi abita questa terra e ha scelto di restare per farla conoscere con tutte le risorse a disposizione, nonostante spesso siano scarse, nonostante l’impegno in questo senso sia spesso estenuante.

Ma non basta. Non sono sufficienti gli uomini di buona volontà, perché è evidente che dare impulso e sostegno alla cultura e al turismo in questa parte interna della Campania non sia una priorità per la politica che continua a stendere sull’Irpinia il mantello dell’invisibilità, mentre dovrebbe farsi carico delle esigenze del territorio ed essere portavoce di istanze locali da inserire in più alte pianificazioni strategiche.

E’ possibile cominciare da questo punto? Dalle cinquemila copie della guida immaginata dall’associazione Irpinia Mood e dare anche un contributo politico alla questione? Potrebbe essere la traccia sulla quale muoversi per fare concretamente politica per il turismo? Intanto qui siamo partiti.

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