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238 tonnellate di plastica sulle spiagge di due atolli oceanici (più quella sotto la superficie)

Le Isole Cocos (Keeling) hanno tutto per essere un paradiso tropicale. Atollo lontano dal mondo moderno, spiagge di sabbia bianca, acque turchesi e appena 600 abitanti in 14 chilometri quadrati. Tuttavia, hanno un grosso problema: si trovano proprio nel mezzo dei più importanti flussi di correnti dell’Oceano Indiano e sono quindi sepolte sotto tonnellate di plastica.

Un team di scienziati ha analizzato i rifiuti accumulatisi sulle sue spiaggie di sabbia e corallo, contando 414 milioni di oggetti di plastica per un peso di 283 tonnellate.

Molti pezzi di plastica sono piccoli, ma tra quelli che si sono potuti identificare, il 25% è fatto di oggetti usa e getta come cannucce, sacchetti e spazzolini da denti. Sulle isole sono state rinvenute quasi un milione di scarpe e 373mila spazzolini da denti. Gli autoctoni produrrebbero una quantità di rifiuti simile in 4mila anni.

Ma la maggior parte del pattume ivi arenatosi è composto dalle terribili microplastiche che ora sappiamo essere presenti in tutta la catena alimentare.

AFP

Anche se i dati sono inequivocabili, gli autori dello studio affermano che le stime sono conservative in quanto non sono stati in grado di accedere ad alcune aree e hanno escluso dal computo gli oggetti sepolti a più di 10 centimetri dalla superficie della sabbia.

E il problema, secondo gli scienziati, non è tanto ciò che si vede, quanto ciò che è celato all’occhio umano: la maggior parte dei rifiuti, circa il 93%, è sepolto. Anche nella zona boschiva dell’isola è stata trovata un’enorme quantità di plastica.

Le Cocos Islands sono situate nel bel mezzo dei flussi di corrente oceanica – Nature.comMontalto Monella, Lillo

“La rimozione di detriti microscopici dalle spiagge è una grande sfida, anche su piccola scala, a causa del tempo necessario per separare le plastiche inferiori a 5 mm dai sedimenti e da altri materiali organici. Le stime su larga scala dell’accumulo di rifiuti generati da parte di ricercatori, cittadini e scienziati, raramente prendono in considerazione le microplastiche; e così i dati comunemente citati dai media e dalla politica tendono a sottostimare il fenomeno”, si legge.

L’obiettivo dello studio pubblicato sulla rivista Nature, in libero accesso, è quello di lanciare un nuovo appello d’emergenza per arrestare la produzione di rifiuti, che non ha mai smesso di crescere negli ultimi 60 anni. Da casa nostra, la spazzatura che produciamo finisce sepolta nelle isole più remote degli oceani del mondo e nelle profondità degli abissi marini.

Montalto Monella, Lillo

All’inizio di questa settimana, sono stati filmati rifiuti plastici a più di 10mila metri di profondità. “Gli oggetti piccoli, sotto la superficie, pongono notevoli sfide alla fauna selvatica e ai volontari per la pulizia. Impedire che nuovi oggetti facciano il loro ingresso nell’Oceano rimane la chiave per affrontare questo problema“, c’è scritto nel documento. Il problema è che i piccoli atolli dell’Oceano Indiano sono solo un piccolo esempio tra i tanti, nella vastità degli oceani.

Le Isole Cocos dallo Spazio: Dati modificati da Copernicus/ Landsat USGS 2019 ottenuti con Browser EO

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